
Trump rivendica il controllo dello Stretto di Hormuz e impone una tassa del 20% sui transiti
Il presidente americano annuncia il blocco navale contro l'Iran e un pedaggio sulle merci in transito, mentre Teheran respinge ogni ingerenza e il petrolio torna a salire.
Con un annuncio su Truth Social e un’intervista a Fox News, il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti assumeranno il ruolo di «guardiano dello Stretto di Hormuz» e imporranno un prelievo del 20% su tutte le merci in transito per finanziare la sicurezza della via d’acqua. L’iniziativa si accompagna al ripristino del blocco navale contro i porti iraniani, definito «blocco iraniano» perché – ha precisato Trump – impedirà soltanto l’ingresso e l’uscita di navi e clienti dell’Iran, lasciando il passaggio aperto a tutti gli altri Paesi. Secondo fonti di Washington, la decisione è la risposta ai ripetuti attacchi iraniani contro il traffico mercantile e al fallimento del memorandum d’intesa siglato a giugno, che avrebbe dovuto riaprire lo stretto e avviare sessanta giorni di negoziati.
Da Teheran, la reazione è stata immediata e frontale. Il comando militare congiunto iraniano ha avvertito che non permetterà agli Stati Uniti di interferire nella gestione dello stretto, definito «nostro territorio» dalla Guardia rivoluzionaria. Ogni cooperazione logistica con le forze americane, ha aggiunto il portavoce, sarà considerata «un atto di guerra contro la sovranità e la sicurezza nazionale dell’Iran». La Repubblica islamica, che già sabato aveva annunciato la chiusura della via marittima dopo aver intercettato due navi, insiste nel rivendicare il diritto di regolare i transiti e di rilasciare permessi soltanto una volta ristabilite «stabilità e calma». Fonti diplomatiche mediorientali segnalano che Teheran sta consultando mediatori in Qatar, Pakistan e Oman per scongiurare un’escalation, ma accusa al contempo Washington di aver violato quasi tutti i punti dell’intesa provvisoria.
Le conseguenze si misurano già sui mercati energetici. Secondo i dati di monitoraggio marittimo, il numero di navi in transito è sceso ai minimi da cinque settimane, con un calo del 52% tra il 10 e il 12 luglio. Il prezzo del greggio Brent ha superato gli 80 dollari al barile, mentre il WTI è salito di oltre il 3%, alimentando i timori di un impatto inflazionistico globale. Per l’Italia e l’Europa, che dipendono in misura significativa dalle forniture di petrolio e gas liquefatto in transito da Hormuz, l’instabilità della rotta si traduce in un immediato rincaro dei costi energetici e in una rinnovata pressione sulle catene di approvvigionamento, già provate da due anni di conflitto in Medio Oriente.
La crisi attuale affonda le radici nel fallimento del cessate il fuoco di aprile e nel rapido deterioramento del memorandum di giugno. Secondo analisti europei, la disputa sul controllo dello stretto – che prima della guerra vedeva transitare circa un quinto della produzione mondiale di greggio – è diventata il principale terreno di scontro tra Washington e Teheran, oscurando persino il dossier nucleare. Trump ha accusato l’Iran di aver violato sistematicamente gli accordi («dieci intese in tutto») e di aver chiesto modifiche dopo undici ore di trattative domenicali, mentre il ministero degli Esteri iraniano replica di aver agito «in buona fede» e di non essere mai stato il primo a violare gli impegni. Al momento, non è in calendario alcun nuovo round negoziale, e l’avvio immediato del meccanismo di riscossione del pedaggio annunciato da Trump lascia presagire un ulteriore inasprimento del confronto.
| Stampa iraniana e affini | −0.90 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
L'Iran denuncia le pretese americane come una fantasia aggressiva e illegittima, accusando Trump di voler imporre un controllo unilaterale.
Utilizza un linguaggio fortemente accusatorio e definisce il governo americano come 'terrorista' per delegittimare ogni rivendicazione.
Omette qualsiasi riferimento alle azioni militari iraniane che potrebbero aver provocato la risposta americana.
Gli Stati Uniti rivendicano il controllo dello stretto e chiedono un compenso, secondo quanto riportato dai media atlantici.
Presenta le dichiarazioni di Trump come citazioni dirette senza commento, creando un'impressione di obiettività e distacco.
Non include il contesto delle rivendicazioni iraniane sul controllo dello stretto.
La Russia osserva con scetticismo le pretese americane, sottolineando la mancanza di chiarezza sui pagamenti e la natura unilaterale.
Evidenzia le lacune nelle dichiarazioni di Trump e il fatto che gli Stati Uniti agiscono senza mandato internazionale, insinuando dubbi sulla legittimità.
Non menziona il fatto che gli Stati Uniti hanno storicamente garantito la sicurezza dello stretto senza chiedere compensi.
I paesi del Golfo esprimono preoccupazione per le dichiarazioni di Trump e cercano soluzioni regionali per la sicurezza dello stretto.
Bilancia le minacce di Trump con gli sforzi diplomatici iraniani, presentando la situazione come una crisi che richiede un approccio multilaterale.
Non approfondisce le accuse di Trump sulle violazioni iraniane degli accordi.
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