
Gaza, irruzione armata in un deposito del WFP: l’ONU accusa Hamas di ostruire gli aiuti
L’assalto a Jabalia costringe alla sospensione delle distribuzioni alimentari; il coordinatore ONU denuncia un modello di violenza, mentre Israele e Hamas si scambiano accuse.
Sabato scorso un gruppo di uomini armati legati a Hamas ha fatto irruzione nel punto di distribuzione alimentare di Abu Rashid, a Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, gestito dal Programma Alimentare Mondiale (WFP). L’assalto ha costretto le organizzazioni umanitarie a sospendere immediatamente le distribuzioni, interrompendo un servizio vitale per migliaia di famiglie, e due autisti di camion che trasportavano aiuti sono stati aggrediti all’interno di un magazzino del WFP. L’episodio ha spinto il coordinatore speciale aggiunto delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Ramiz Alakbarov, a una condanna senza precedenti per la sua durezza: in una dichiarazione ufficiale ha parlato di un «modello sempre più pericoloso di intimidazione, violenza e ostruzione» delle operazioni umanitarie da parte delle «autorità di fatto» di Gaza – un riferimento esplicito, seppur non nominale, a Hamas.
La reazione israeliana non si è fatta attendere. L’agenzia che coordina gli aiuti nei territori palestinesi, COGAT, ha colto l’occasione per ribadire che Hamas sfrutta cinicamente lo spazio umanitario per i propri scopi, sequestrando gli aiuti e impedendo che raggiungano la popolazione civile. Da Gaza, il Ministero dell’Interno controllato da Hamas ha respinto le accuse come «infondate», sostenendo che le forze di polizia locali continuano a proteggere i convogli e i centri di distribuzione. La divergenza di narrative si inserisce in un contesto di profonda sfiducia: secondo fonti diplomatiche europee, l’incidente conferma come il controllo dei flussi di assistenza resti una leva di potere nelle mani del movimento islamista, minando la credibilità degli sforzi umanitari internazionali.
L’episodio non è isolato. Nella stessa dichiarazione, Alakbarov ha sottolineato che l’ampliamento delle aree sotto controllo militare israeliano – ormai oltre il 60% del territorio – riduce ulteriormente lo spazio a disposizione dei civili, rendendo indispensabile che gli aiuti possano muoversi in sicurezza e senza interferenze. La seconda fase del cessate il fuoco, in vigore dall’ottobre scorso dopo due anni di guerra, è ferma da mesi: prevede il disarmo di Hamas e il graduale ritiro israeliano, ma i negoziati sono in stallo. In questo vuoto, le violenze non si sono fermate: secondo il ministero della Sanità di Gaza, dal principio della tregua sono stati uccisi oltre mille palestinesi, mentre l’esercito israeliano ha perso cinque soldati e un contractor civile.
L’Italia, tra i principali donatori del WFP e storicamente impegnata nel sostegno umanitario alla popolazione di Gaza, segue con apprensione l’evolversi della situazione, secondo ambienti diplomatici a Roma. L’ONU ha temporaneamente sospeso le distribuzioni nell’area di Jabalia in attesa di garanzie di sicurezza, e il coordinatore umanitario ha annunciato che informerà il Consiglio di Sicurezza. La vicenda rischia di complicare ulteriormente i già fragili equilibri su cui poggia la tregua, mentre le capitali europee tornano a chiedere a tutte le parti di garantire un accesso umanitario senza ostacoli, condizione giudicata imprescindibile per qualsiasi prospettiva di stabilizzazione.
| Stampa israeliana | −1.00 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
Israele denuncia l'ONU per non aver nominato Hamas e sottolinea che l'organizzazione terroristica ostacola gli aiuti.
Israele riproietta la colpa su Hamas e critica l'ONU per la sua ambiguità, usando un lessico di allarme e indignazione.
Israele omette che l'ONU ha effettivamente accusato Hamas, seppur usando il termine 'autorità di fatto'.
L'America Latina riporta l'accusa dell'ONU contro Hamas senza aggiungere giudizi propri.
L'America Latina adotta un tono distaccato e fattuale, presentando la notizia come un fatto diplomatico.
L'America Latina omette la critica israeliana all'ONU per non aver nominato Hamas esplicitamente.
L'Occidente riporta l'accusa dell'ONU e nota che Israele ha colto l'occasione per ribadire la sua posizione.
L'Occidente bilancia la notizia includendo la reazione israeliana, creando una cornice di conflitto tra parti.
L'Occidente omette di menzionare che l'ONU non ha nominato Hamas esplicitamente, a differenza di quanto evidenziato dalla stampa israeliana.
Il Sud-est asiatico riporta l'accusa dell'ONU e nota che Hamas controlla ancora parti di Gaza.
Il Sud-est asiatico aggiunge un contesto geografico, sottolineando la persistenza del controllo di Hamas nonostante la presenza israeliana.
Il Sud-est asiatico omette la critica israeliana all'ONU e la reazione di Israele all'incidente.
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