
Trump-Meloni, lo scontro dopo il G7: dalla foto contesa alle minacce sulla Nato
Il presidente americano sostiene che la premier italiana abbia implorato una foto al vertice in Francia; Tajani cancella la missione a Miami, mentre Trump rilancia le accuse sull’Iran e sulla spesa per l’Alleanza.
La crisi diplomatica fra Washington e Roma ha avuto un’accelerazione immediata dopo che Donald Trump, in un’intervista a La7 e poi sulla sua piattaforma Truth Social, ha affermato che Giorgia Meloni lo avrebbe «implorato» per una fotografia durante il G7 di Évian-les-Bains. Il presidente americano ha aggiunto di aver acconsentito solo perché «mi faceva pena», collegando la richiesta a una presunta debolezza politica della premier, che a suo dire starebbe «pagando» il mancato sostegno italiano alla guerra contro l’Iran. La reazione del governo italiano è stata netta: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annullato la missione prevista a Miami e un forum imprenditoriale bilaterale, definendo le parole di Trump «gravi e offensive» per l’intero Paese.
Secondo la ricostruzione offerta dall’amministrazione statunitense, Meloni avrebbe cercato di riavvicinarsi dopo la vittoria militare americana sull’Iran per «recuperare popolarità». Trump ha poi allargato il fronte delle accuse, sostenendo nello Studio Ovale che «l’Italia si è comportata molto male» – insieme a Germania e Regno Unito – per non aver ricambiato la protezione militare garantita per decenni dalla Nato, e ha minacciato: «potremmo dire di no anche noi». La premier italiana ha risposto con un video sui social in cui ha definito la storia «completamente inventata», ribadendo che «l’Italia e io non imploriamo mai» e che la sua popolarità «non è affar suo». Tajani, pur confermando la partecipazione alla festa per l’Indipendenza americana del 4 luglio, ha chiarito che l’Italia resta un alleato leale ma «non è suddita di nessuno», e che la guerra in Iran «non è una guerra Nato ma degli Stati Uniti».
La frattura ha radici più profonde. Già a marzo il governo italiano aveva negato l’uso della base di Sigonella ai velivoli statunitensi diretti in Medio Oriente, invocando i vincoli costituzionali e i trattati. In aprile, dopo che Trump aveva attaccato papa Leone XIV per la condanna del conflitto, Meloni aveva definito «inaccettabili» le parole del presidente americano, il quale replicò che la premier era «irriconoscibile». Fonti diplomatiche europee riferiscono che durante il G7 Meloni ha contestato apertamente Trump su diversi dossier, difendendo la posizione europea e respingendo la tesi di un abbandono degli alleati. Da Bruxelles si osserva che lo scontro si inserisce nella più ampia offensiva di Trump contro la Nato, da lui definita «tigre di carta», e nella sua richiesta di un riequilibrio degli oneri finanziari dell’Alleanza.
Sul piano interno, la premier – che deve affrontare le elezioni nel 2027 e la cui popolarità, dopo un calo, è risalita attorno al 35 per cento – ha ogni incentivo a marcare la distanza da un presidente percepito negativamente dalla maggioranza degli italiani. Tajani ha parlato di attacchi «insensati» ma ha anche ribadito la necessità di una relazione transatlantica «solida», perché «Europa e Stati Uniti sono due facce della stessa medaglia». Il dossier resta aperto: le nuove dichiarazioni di Trump dalla Casa Bianca indicano che la pressione non diminuirà, e il prossimo vertice Nato dell’Aja si profila come il banco di prova in cui queste tensioni potrebbero tradursi in conseguenze concrete per l’unità occidentale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa anglo-americana inquadra lo scontro come una faida personale, sottolineando l'ironia che Meloni fosse un tempo definita la 'sussurratrice di Trump' in Europa. Dipinge gli attacchi di Trump come meschini, incentrati su una foto e sugli indici di gradimento interni, notando il rapido deterioramento di un rapporto un tempo amichevole.
La stampa italiana reagisce con indignazione alle ripetute accuse di Trump, dipingendo l'Italia come un alleato ingiustamente preso di mira. Sottolinea il silenzio dignitoso del governo dopo le prime ferme repliche, inquadrando gli attacchi come ingrati visti i contributi italiani alla NATO, e lascia intravedere una più ampia crisi di fiducia nel legame transatlantico.
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