
Al via i licenziamenti di massa nell’intelligence USA: nel mirino i centri antiterrorismo
L’amministrazione Trump avvia il ridimensionamento dell’Ufficio del direttore dell’intelligence nazionale, suscitando l’allarme del Congresso e interrogativi sulla tenuta della cooperazione transatlantica.
Lunedì 22 giugno l’Ufficio del direttore dell’intelligence nazionale statunitense (ODNI) ha dato avvio a un’ondata di licenziamenti che, secondo fonti dell’intelligence citate dalla stampa americana, colpirà in modo particolarmente severo il Centro nazionale antiterrorismo (NCTC) e il Centro nazionale per il controspionaggio e la sicurezza. L’operazione, condotta dal direttore facente funzione William Pulte su mandato esplicito del presidente Donald Trump, prevede il taglio di centinaia di posizioni in un’agenzia creata dopo l’11 settembre 2001 proprio per colmare le falle di coordinamento che resero possibili quegli attacchi. La decisione si inserisce in un più ampio programma di riduzione della forza lavoro federale che, secondo il Government Accountability Office, ha già portato nel 2025 al licenziamento di circa 256.000 dipendenti, pari all’11% del totale.
La Casa Bianca ha difeso l’iniziativa richiamando un messaggio pubblicato da Trump sul social Truth Social, nel quale il presidente ordinava a Pulte di «eseguire l’immediato e necessario ridimensionamento dell’ufficio» e di restituire il personale alle agenzie di provenienza. Fonti vicine all’amministrazione descrivono la mossa come una razionalizzazione volta a eliminare duplicazioni e a riportare gli analisti a diretto contatto con le strutture operative. Al contrario, i vertici democratici delle commissioni intelligence di Senato e Camera – il senatore Mark Warner e il deputato Jim Himes – hanno inviato a Pulte una lettera in cui avvertono che tagli di tale portata, sommandosi a una già avvenuta riduzione del 30% dell’organico nei primi sei mesi del 2025 sotto la precedente direttrice Tulsi Gabbard, rischiano di compromettere la capacità dell’agenzia di prevenire complotti terroristici. I legislatori sottolineano inoltre che un dirigente privo di esperienza nel settore – Pulte proviene dall’Agenzia federale per il finanziamento immobiliare – non dovrebbe procedere a ristrutturazioni radicali senza consultare il Congresso.
Sul piano operativo, la riorganizzazione solleva interrogativi che vanno oltre i confini statunitensi. L’ODNI coordina diciotto agenzie di intelligence e rappresenta l’interfaccia privilegiata per i servizi alleati nella condivisione di informazioni sensibili. Analisti di Bruxelles osservano che un indebolimento del NCTC potrebbe ridurre la tempestività e la qualità dei flussi informativi verso i partner europei, Italia compresa, in un momento in cui la minaccia jihadista, pur frammentata, continua a manifestarsi tanto in Africa subsahariana quanto in Afghanistan. La cooperazione antiterrorismo tra Roma e Washington, storicamente solida, si basa in larga misura su canali che transitano proprio attraverso le strutture di coordinamento ora in via di smantellamento.
La vicenda si colloca in un contesto di forte instabilità ai vertici dell’intelligence americana. Tulsi Gabbard aveva annunciato le dimissioni, con effetto dal 30 giugno, ufficialmente per assistere il marito colpito da una rara forma di cancro alle ossa; osservatori a Washington ritengono tuttavia che pesassero anche le divergenze con la Casa Bianca sulla gestione del dossier iraniano. Trump aveva inizialmente designato il procuratore federale Jay Clayton come successore permanente, salvo ritirare la candidatura poche ore prima dell’audizione di conferma al Senato, lasciando Pulte – figura fedele al presidente e priva di vincoli istituzionali – alla guida temporanea dell’ufficio. Al momento non è stata indicata una data per la presentazione di un nuovo candidato, mentre i licenziamenti procedono e il Congresso valuta possibili iniziative di controllo.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il direttore ad interim dell'intelligence nazionale, un fedelissimo di Trump senza alcuna esperienza nel settore, ha avviato licenziamenti di massa nell'agenzia. I tagli colpiscono il Centro nazionale antiterrorismo e il Centro nazionale controspionaggio e sicurezza, suscitando allarmi urgenti dal Congresso su gravi rischi per la sicurezza nazionale. L'iniziativa è vista come un'epurazione politica che potrebbe smantellare l'architettura di coordinamento costruita dopo l'11 settembre.
L'Ufficio del Direttore dell'Intelligence Nazionale degli Stati Uniti ha avviato riduzioni di personale su larga scala sotto la guida del capo ad interim William Pulte, nominato dal presidente Trump. I licenziamenti dovrebbero riguardare diverse centinaia di dipendenti, principalmente nei centri antiterrorismo e controspionaggio. L'iniziativa è descritta come un'ottimizzazione pianificata della struttura di intelligence.
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