
Trump spinge le case auto a produrre missili: vertice con i contractor della difesa
Dopo il conflitto con l'Iran, che ha prosciugato le scorte di missili, il presidente convoca i vertici del Pentagono e delle aziende belliche per accelerare la produzione, coinvolgendo anche i costruttori di auto.
La Casa Bianca ospita oggi un vertice con i massimi dirigenti del Pentagono e delle principali aziende della difesa statunitensi, tra cui Lockheed Martin, RTX, Boeing e Northrop Grumman. L’obiettivo, secondo fonti dell’amministrazione, è imprimere un’accelerazione alla produzione di missili e munizioni dopo che quasi quattro mesi di operazioni militari contro l’Iran hanno ridotto in modo significativo le riserve strategiche. Il presidente Donald Trump ha confermato che l’incontro servirà a consolidare piani di espansione industriale già avviati, e ha annunciato che colossi dell’auto come General Motors e Ford stanno trattando accordi per riconvertire impianti in eccesso di capacità alla fabbricazione di missili Patriot e Tomahawk.
Secondo analisti vicini al Pentagono, i consumi bellici hanno intaccato circa la metà delle scorte di Patriot e il 30% dei Tomahawk in poche settimane, un dato che ha spinto la Casa Bianca a invocare la legge sulla produzione per la difesa e a vietare, con un ordine esecutivo, la distribuzione di dividendi e il riacquisto di azioni da parte dei contractor, per concentrare le risorse sull’aumento della capacità produttiva. L’amministrazione ha inoltre proposto al Congresso un bilancio militare record di 1.500 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2027, con un incremento del 42% rispetto all’esercizio precedente. Tuttavia, fonti legislative segnalano che i finanziamenti per i nuovi programmi non sono ancora stati approvati, e che il percorso parlamentare potrebbe incontrare resistenze legate all’entità della spesa.
Nell’ottica degli osservatori europei, l’iniziativa assume un rilievo che va oltre i confini statunitensi. Il possibile ricorso a licenze di produzione in Europa e in Ucraina, ventilato da Trump, e il coinvolgimento di case automobilistiche nella filiera bellica potrebbero ridisegnare le catene di approvvigionamento della NATO, con ricadute dirette per l’industria italiana della difesa, da Leonardo a Fincantieri, chiamata a valutare opportunità di collaborazione ma anche a fronteggiare una concorrenza allargata. La pressione sugli arsenali americani, inoltre, alimenta il dibattito sulla sostenibilità della deterrenza estesa, un tema che tocca da vicino gli alleati europei già impegnati a rafforzare le proprie capacità dopo le lezioni del conflitto in Ucraina.
L’incontro di oggi dovrebbe tradursi in accordi volontari e piani d’azione ai sensi della legge sulla produzione per la difesa, con l’obiettivo di quadruplicare la produzione di quelli che Trump ha definito «armamenti di prima classe». Resta aperto il dossier del finanziamento supplementare, su cui il senatore repubblicano Lindsey Graham ha annunciato un’iniziativa legislativa per coprire i costi immediati del ripristino delle scorte. Le decisioni del Congresso e l’esito delle trattative con i produttori determineranno nei prossimi mesi la reale portata di questa mobilitazione industriale, mentre l’amministrazione continua a esplorare la strada della produzione su licenza al di fuori del territorio nazionale.
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La Casa Bianca convoca i produttori di armi per aumentare la produzione di munizioni, mentre le scorte sono sotto pressione dopo la guerra con l'Iran. Nonostante il titolo parli di 'eccesso di riserve', la realtà è che gli arsenali si stanno svuotando. L'incontro con le aziende della difesa e i costruttori di veicoli serve a rimpiazzare rapidamente i missili consumati.
Trump annuncia che le case automobilistiche americane produrranno armi, inclusi missili Patriot e Tomahawk. Il conflitto con l'Iran ha prosciugato gli arsenali statunitensi in modo significativo, creando il rischio di nuove guerre. La Casa Bianca cerca di convertire le fabbriche di automobili in linee di produzione missilistica per far fronte all'emergenza.
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