
Tesla affonda in Borsa: la scommessa sull’AI spaventa i mercati
Utili trimestrali inferiori alle attese e spese record per robotica e intelligenza artificiale innescano un crollo del 14%, il peggiore in oltre un anno.
Il titolo Tesla ha perso il 14% nella seduta di giovedì a New York, la peggiore flessione intraday dal giugno 2025, dopo che la casa automobilistica ha riportato utili del secondo trimestre ben al di sotto delle stime di Wall Street. L’aggiustamento ha bruciato oltre 18 miliardi di dollari del patrimonio di Elon Musk e ha fruttato ai venditori allo scoperto un profitto immediato di 4,12 miliardi, segnalando un brusco riposizionamento del mercato.
I conti mostrano un paradosso: le consegne di veicoli sono salite del 25% a 480 mila unità e il fatturato ha raggiunto 28,2 miliardi, superando le attese, ma l’utile per azione si è fermato a 33 centesimi contro i 51 previsti. A pesare è l’esplosione delle spese operative (+47%) e degli investimenti (+142% a 5,8 miliardi), assorbiti dallo sviluppo del robot umanoide Optimus, della guida autonoma e della flotta di robotaxi. Il flusso di cassa è tornato negativo per la prima volta in due anni, mentre il margine lordo è sceso al 16,8%, compresso dai tagli di prezzo e dalla fine degli incentivi fiscali negli Stati Uniti. In Europa la domanda ha retto grazie ai sussidi ancora attivi e al rincaro dei carburanti legato alle tensioni tra Washington e Teheran, ma la concorrenza dei produttori cinesi a basso costo erode la redditività del core business.
La reazione dei mercati riflette un nervosismo più ampio sulla corsa all’intelligenza artificiale. Alphabet, che ha alzato le previsioni di spesa in conto capitale fino a 205 miliardi di dollari per il 2026, ha visto il titolo cedere oltre il 6%. Secondo gli analisti di Wall Street, gli investitori stanno diventando selettivi: premiano chi mostra una crescita dei ricavi già trainata dall’AI, ma puniscono chi brucia liquidità senza una chiara visibilità sui ritorni. Per Tesla, case come Morgan Stanley e Canaccord Genuity chiedono «traguardi tangibili» sui programmi robotaxi e Optimus entro i prossimi sei mesi, mentre BNP Paribas mantiene un giudizio negativo con target a 280 dollari. Al contrario, Morningstar considera il titolo sottovalutato e vede nel ripiegamento un’opportunità per gli investitori di lungo periodo.
Il prossimo banco di prova sarà la capacità di Musk di trasformare le promesse in fatti industriali. L’avvio della produzione del Cybercab e dei robot Optimus in California, annunciato per i prossimi mesi, dovrà dimostrare che la massiccia iniezione di capitale può generare ricavi prima che la pazienza del mercato si esaurisca. Gli occhi sono puntati sui primi dispiegamenti significativi della flotta di robotaxi, attesi entro la fine dell’anno.
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
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| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
Il mondo finanziario latinoamericano mette in guardia: i problemi di Musk sono un segnale per tutti.
Personalizzando la crisi su Musk, si trasforma un evento aziendale in una storia di arroganza e rischio personale, rendendo più facile per il lettore giudicare.
Omette che i ricavi di Tesla sono cresciuti del 26% e le consegne del 25% su base annua, dati che attenuerebbero la narrazione negativa.
I mercati anglosassoni chiedono conto: la scommessa sull'IA deve produrre risultati.
Utilizzando metriche finanziarie e richieste di tangibilità, si crea un'aspettativa di performance che legittima la reazione negativa del mercato.
Omette che gli short seller hanno guadagnato 4 miliardi di dollari, aggiungendo una dimensione speculativa che sposta il focus dalla strategia aziendale.
Gli investitori indiani osservano il gioco: gli short seller incassano mentre Tesla vacilla.
Evidenziando i profitti degli short seller, si normalizza la volatilità come opportunità di guadagno, spostando l'attenzione dalla strategia aziendale al meccanismo di mercato.
Omette la perdita di 18 miliardi di dollari nel patrimonio netto di Musk e il calo parallelo di Alphabet, che contestualizzerebbero il selloff come parte di un più ampio rout tecnologico.
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