
Sudan, l’Onu indaga sulle atrocità di el-Obeid mentre la guerra devasta i civili
Il Consiglio per i diritti umani ha adottato per consenso una risoluzione che impone un’inchiesta urgente sugli abusi a el-Obeid, mentre l’Unicef denuncia oltre 330 bambini uccisi o feriti dall’inizio dell’anno.
Il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha adottato lunedì, senza voto e per consenso, una risoluzione che condanna l’escalation di violenza nella città sudanese di el-Obeid, nello Stato del Kordofan settentrionale, e istituisce un’indagine urgente sulle violazioni denunciate. Il testo, promosso dal Regno Unito con il sostegno di Germania, Irlanda, Paesi Bassi e Norvegia, chiede la cessazione immediata degli attacchi delle Forze di supporto rapido (Rsf) e delle milizie alleate contro aree civili, una tregua umanitaria che conduca a un cessate il fuoco, l’accesso senza ostacoli agli aiuti e la condanna di ogni interferenza esterna che alimenta il conflitto. La risoluzione mantiene il mandato della missione indipendente di accertamento dei fatti, contestato dalle autorità di Port Sudan, e le affida di riferire entro settembre sui presunti crimini di guerra nella città assediata.
La decisione arriva mentre nuovi dati delle agenzie Onu disegnano un quadro di devastazione umanitaria. L’Unicef ha reso noto che dall’inizio dell’anno almeno 330 bambini sono stati uccisi o feriti, spesso in attacchi con droni che colpiscono abitazioni, mercati e strade. Un rapporto dell’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani documenta inoltre 546 episodi di violenza sessuale in 16 dei 18 Stati sudanesi fino a metà aprile 2026, con almeno 838 vittime, in maggioranza donne e ragazze; si registrano stupri di gruppo, schiavitù sessuale e rapimenti, e almeno 59 sopravvissute hanno portato a termine gravidanze frutto degli abusi. Per l’Onu, tali condotte possono configurare crimini di guerra o contro l’umanità.
Sul piano diplomatico, la risoluzione ha messo in luce fratture tra i membri del Consiglio. Secondo fonti diplomatiche a Ginevra, la Cina si è dissociata dalla decisione, sostenendo di non appoggiare indagini mirate su singoli Paesi senza il loro consenso. Altre delegazioni, tra cui quella sudafricana, hanno evocato il rischio di atrocità su larga scala, paragonando l’assedio di el-Obeid a quello di el-Fashir nel Darfur settentrionale, dove lo scorso anno furono uccise migliaia di persone in pochi giorni. Organizzazioni africane per i diritti umani come DefendDefenders hanno criticato il Consiglio per non aver nominato esplicitamente gli attori esterni che, a loro avviso, forniscono armi e droni alle Rsf, con riferimento agli Emirati Arabi Uniti. Il governo allineato con l’esercito sudanese accusa da tempo Abu Dhabi di sostenere i paramilitari, accusa che gli Emirati respingono, sebbene esperti Onu e parlamentari statunitensi abbiano raccolto prove credibili di un sostegno militare emiratino.
In questo contesto, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato un contributo umanitario di 30 milioni di dollari per i civili di el-Obeid, su direttiva del presidente Mohammed bin Zayed, in coordinamento con le Nazioni Unite. L’iniziativa, presentata come parte di un impegno costante a favore del popolo sudanese, si inserisce in una crisi che dal aprile 2023 oppone l’esercito regolare alle Rsf e che, secondo il vicesegretario generale dell’Onu Farhan Haq, non ammette soluzioni militari. Il Consiglio per i diritti umani ha ribadito che solo un processo politico inclusivo, guidato dai civili sudanesi e fondato sui princìpi di Berlino, potrà porre fine al conflitto. La prossima tappa attesa è la presentazione dei risultati dell’indagine su el-Obeid alla sessione di settembre del Consiglio.
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I bambini del Sudan vengono uccisi e feriti nelle loro case, sulle strade, nei mercati. La guerra deve fermarsi; la comunità internazionale deve proteggerli.
Citando cifre precise dell'UNICEF e citazioni dirette del capo per il Sudan, il blocco crea un imperativo fattuale e morale che universalizza la sofferenza dei bambini, rendendola una preoccupazione globale.
Il blocco omette qualsiasi attribuzione di responsabilità per la violenza contro i bambini, evitando di nominare le RSF o l'esercito sudanese come autori.
La comunità internazionale, guidata dall'ONU e sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti, deve garantire l'accesso umanitario e un cessate il fuoco. Gli Emirati sono al fianco del popolo sudanese.
Il blocco utilizza l'autorità della risoluzione ONU e l'impegno concreto di aiuti degli Emirati per presentare una narrazione di impegno internazionale costruttivo, implicando che le soluzioni diplomatiche e umanitarie siano la via da seguire.
Il blocco omette le obiezioni delle autorità di Port Sudan all'indagine ONU ed evita di attribuire la colpa della violenza a una parte specifica.
L'ONU ha agito; la Gran Bretagna mette in guardia contro le atrocità. La decisione è presa.
Il blocco si affida all'autorità di Reuters e dell'ONU per presentare l'informazione come fatto oggettivo, usando uno stile minimalista che implica che la notizia parli da sé.
Il blocco omette il contesto politico, comprese le obiezioni di Port Sudan e le richieste specifiche della risoluzione.
Le RSF stanno commettendo atrocità; la comunità internazionale deve agire per fermarle. La Gran Bretagna e l'ONU stanno prendendo posizione.
Il blocco utilizza la mozione ONU e la dichiarazione britannica per legittimare una condanna unilaterale delle RSF, e invoca il precedente storico di al-Fashir per aumentare il senso di minaccia e urgenza.
Il blocco omette qualsiasi riferimento alla violenza dell'esercito sudanese o alla più ampia crisi umanitaria, concentrandosi esclusivamente sulla colpevolezza delle RSF.
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