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Stretto di Hormuz: Trump minaccia pedaggi unilaterali, l’Iran annuncia un nuovo blocco

Il presidente Trump lega la libertà di transito alla riuscita dei negoziati, mentre Teheran reagisce agli attacchi israeliani con l’ennesima chiusura dello strategico corridoio petrolifero.

La fragile tregua siglata il 18 giugno tra Washington e Teheran vacilla dopo appena due giorni. Il presidente Donald Trump ha dichiarato su Truth Social che «non ci saranno pedaggi nello Stretto di Hormuz» durante il cessate il fuoco di 60 giorni, ma ha aggiunto che gli Stati Uniti potranno imporre proprie tariffe qualora l’accordo di pace definitivo non venisse raggiunto. Secondo il testo del messaggio, gli introiti servirebbero a compensare il ruolo di «angelo custode» svolto da Washington in Medio Oriente. La mossa, letta da fonti della Casa Bianca come un avvertimento a Teheran e un messaggio agli alleati, mira a scongiurare che l’Iran possa unilateralmente tassare il transito navale nella strozzatura più importante del commercio petrolifero globale.

Poche ore prima, lo Stato Maggiore delle forze armate iraniane aveva annunciato la chiusura dello stesso Hormuz al traffico marittimo, motivandola con «violazioni del cessate il fuoco» da parte israeliana nel Libano meridionale. L’ordine impartito alle imbarcazioni di evitare il passaggio segnala, nell’ottica di Teheran, una risposta graduale a quello che considera un inadempimento del memorandum d’intesa, il cui primo punto prevedeva la cessazione delle ostilità su tutti i fronti. Il Comando Centrale USA ha smentito per via ufficiale che il transito sia stato realmente interrotto, parlando di 55 navi mercantili passate nella sola giornata del 20 giugno, ma ha confermato la presenza di mine e operazioni di sminamento nell’area, elevando lo stato di allerta per la sicurezza marittima.

Il braccio di ferro si inserisce nel tempestoso percorso diplomatico avviato dopo la firma del memorandum. L’intesa prevedeva la sospensione del blocco navale americano contro l’Iran e l’apertura del corridoio da parte iraniana, ma lasciava ambiguità sulla sorte dei pedaggi una volta scaduti i 60 giorni. Fonti vicine ai negoziatori riferiscono che Teheran aveva già ventilato, nel corso dei colloqui esplorativi di aprile, la possibilità di imporre una «tassa di servizio» ai Paesi neutrali, riservandosi di negare del tutto il passaggio a quelli ostili. La replica di Trump, che rivendica per sé il diritto di esigere tributi, rende esplicito il dissidio e rischia di complicare il negoziato in Svizzera, dove già domenica sono attesi l’inviato speciale Steve Witkoff e il vicepresidente JD Vance per incontrare il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

Per l’Europa e in particolare per l’Italia, che importa via Hormuz una quota rilevante del greggio e del gas liquefatto, il ritorno dell’instabilità in quel quadrante rappresenta una minaccia immediata alla sicurezza energetica. Secondo analisti di Bruxelles, l’eventuale balcanizzazione tariffaria del passaggio – con pedaggi imposti unilateralmente da Washington o Teheran – introdurrebbe un precedente pericoloso, trasformando un collo di bottiglia geografico in uno strumento di pressione economica. L’impennata delle quotazioni del Brent registrata nelle ultime settimane mostra come i mercati stiano già prezzando il rischio di interruzioni prolungate del traffico, che oscillava tra le 120 e le 140 unità al giorno prima dell’inizio della fase militare.

Sullo sfondo, la diplomazia procede tra minacce e dilazioni. Teheran ha subordinato l’avvio effettivo dei colloqui in Svizzera alla cessazione degli attacchi israeliani in Libano, mentre Israele non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Il Pakistan, principale mediatore della crisi, ha confermato che l’incontro del 22 giugno si terrà malgrado le tensioni, ma il cammino verso un accordo finale appare irto di ostacoli: il nodo dei pedaggi, insieme al rispetto del cessate il fuoco da parte di tutti gli attori, sarà il banco di prova della volontà delle parti di trasformare la tregua in una pace stabile.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosferaStampa latinoamericana
Stampa atlantica / anglosfera/ Economica
ScetticismoDistacco

Il presidente americano ha dichiarato che non saranno imposti pedaggi sullo Stretto di Ormuz durante la tregua di 60 giorni, ma ha avvertito che Washington potrebbe introdurre proprie tariffe se i colloqui di pace con l'Iran fallissero. La proposta è considerata una tattica di pressione che potrebbe destabilizzare ulteriormente la regione.

Stampa latinoamericana
DistaccoPragmatismo

Il presidente USA ha minacciato di imporre tariffe al transito marittimo internazionale attraverso lo Stretto di Ormuz se i negoziati con l'Iran non avranno successo entro 60 giorni. Durante il cessate il fuoco non verranno applicati pedaggi, secondo le sue dichiarazioni, ma l'avvertimento aumenta la pressione sul fragile processo di pace.

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sabato 20 giugno 2026

Stretto di Hormuz: Trump minaccia pedaggi unilaterali, l’Iran annuncia un nuovo blocco

Il presidente Trump lega la libertà di transito alla riuscita dei negoziati, mentre Teheran reagisce agli attacchi israeliani con l’ennesima chiusura dello strategico corridoio petrolifero.

La fragile tregua siglata il 18 giugno tra Washington e Teheran vacilla dopo appena due giorni. Il presidente Donald Trump ha dichiarato su Truth Social che «non ci saranno pedaggi nello Stretto di Hormuz» durante il cessate il fuoco di 60 giorni, ma ha aggiunto che gli Stati Uniti potranno imporre proprie tariffe qualora l’accordo di pace definitivo non venisse raggiunto. Secondo il testo del messaggio, gli introiti servirebbero a compensare il ruolo di «angelo custode» svolto da Washington in Medio Oriente. La mossa, letta da fonti della Casa Bianca come un avvertimento a Teheran e un messaggio agli alleati, mira a scongiurare che l’Iran possa unilateralmente tassare il transito navale nella strozzatura più importante del commercio petrolifero globale.

Poche ore prima, lo Stato Maggiore delle forze armate iraniane aveva annunciato la chiusura dello stesso Hormuz al traffico marittimo, motivandola con «violazioni del cessate il fuoco» da parte israeliana nel Libano meridionale. L’ordine impartito alle imbarcazioni di evitare il passaggio segnala, nell’ottica di Teheran, una risposta graduale a quello che considera un inadempimento del memorandum d’intesa, il cui primo punto prevedeva la cessazione delle ostilità su tutti i fronti. Il Comando Centrale USA ha smentito per via ufficiale che il transito sia stato realmente interrotto, parlando di 55 navi mercantili passate nella sola giornata del 20 giugno, ma ha confermato la presenza di mine e operazioni di sminamento nell’area, elevando lo stato di allerta per la sicurezza marittima.

Il braccio di ferro si inserisce nel tempestoso percorso diplomatico avviato dopo la firma del memorandum. L’intesa prevedeva la sospensione del blocco navale americano contro l’Iran e l’apertura del corridoio da parte iraniana, ma lasciava ambiguità sulla sorte dei pedaggi una volta scaduti i 60 giorni. Fonti vicine ai negoziatori riferiscono che Teheran aveva già ventilato, nel corso dei colloqui esplorativi di aprile, la possibilità di imporre una «tassa di servizio» ai Paesi neutrali, riservandosi di negare del tutto il passaggio a quelli ostili. La replica di Trump, che rivendica per sé il diritto di esigere tributi, rende esplicito il dissidio e rischia di complicare il negoziato in Svizzera, dove già domenica sono attesi l’inviato speciale Steve Witkoff e il vicepresidente JD Vance per incontrare il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

Per l’Europa e in particolare per l’Italia, che importa via Hormuz una quota rilevante del greggio e del gas liquefatto, il ritorno dell’instabilità in quel quadrante rappresenta una minaccia immediata alla sicurezza energetica. Secondo analisti di Bruxelles, l’eventuale balcanizzazione tariffaria del passaggio – con pedaggi imposti unilateralmente da Washington o Teheran – introdurrebbe un precedente pericoloso, trasformando un collo di bottiglia geografico in uno strumento di pressione economica. L’impennata delle quotazioni del Brent registrata nelle ultime settimane mostra come i mercati stiano già prezzando il rischio di interruzioni prolungate del traffico, che oscillava tra le 120 e le 140 unità al giorno prima dell’inizio della fase militare.

Sullo sfondo, la diplomazia procede tra minacce e dilazioni. Teheran ha subordinato l’avvio effettivo dei colloqui in Svizzera alla cessazione degli attacchi israeliani in Libano, mentre Israele non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Il Pakistan, principale mediatore della crisi, ha confermato che l’incontro del 22 giugno si terrà malgrado le tensioni, ma il cammino verso un accordo finale appare irto di ostacoli: il nodo dei pedaggi, insieme al rispetto del cessate il fuoco da parte di tutti gli attori, sarà il banco di prova della volontà delle parti di trasformare la tregua in una pace stabile.

Divergenza delle fonti

Geopolitica e Politica · 4 testate · 1 lingua

43%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale69%
Critico31%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa atlantica / anglosferaStampa latinoamericana
Stampa atlantica / anglosfera/ Economica
ScetticismoDistacco

Il presidente americano ha dichiarato che non saranno imposti pedaggi sullo Stretto di Ormuz durante la tregua di 60 giorni, ma ha avvertito che Washington potrebbe introdurre proprie tariffe se i colloqui di pace con l'Iran fallissero. La proposta è considerata una tattica di pressione che potrebbe destabilizzare ulteriormente la regione.

Stampa latinoamericana
DistaccoPragmatismo

Il presidente USA ha minacciato di imporre tariffe al transito marittimo internazionale attraverso lo Stretto di Ormuz se i negoziati con l'Iran non avranno successo entro 60 giorni. Durante il cessate il fuoco non verranno applicati pedaggi, secondo le sue dichiarazioni, ma l'avvertimento aumenta la pressione sul fragile processo di pace.

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