
Il jet di Infantino e l’insostenibile leggerezza della Fifa
Le 300-500 tonnellate di CO2 stimate per gli spostamenti del presidente durante i Mondiali 2026 riaccendono il dibattito sull’impronta ecologica del calcio globale.
In sette giorni di Mondiale 2026, il presidente della Fifa Gianni Infantino è apparso in almeno dieci stadi, da Città del Messico a Vancouver, muovendosi con un jet privato della Qatar Airways. Secondo Greenly, società francese specializzata in analisi dell’impronta carbonica, un’ora di volo su quell’aereo emette quanto una persona media in un anno intero. Proiettando il ritmo attuale fino al termine del torneo, la stima sale a 300‑500 tonnellate di CO₂ solo per il velivolo presidenziale, l’equivalente dell’impronta annuale di 35‑55 francesi. Già nel 2024 la piattaforma investigativa Josimar aveva calcolato che Infantino aveva percorso 600.000 chilometri a bordo di jet privati nei tre anni precedenti.
La Fifa difende gli spostamenti sostenendo che i dirigenti scelgono tra voli commerciali e privati «in base a efficienza e rapporto costi‑benefici» e che l’organizzazione copre comunque le spese. Per il geografo David Gogishvili dell’Università di Losanna, però, la struttura stessa del Mondiale 2026 – sedici stadi della Nfl sparsi su tre nazioni, da Seattle a Kansas City – ha generato un «paradosso della sostenibilità»: un modello strutturalmente dipendente dal trasporto aereo ad alte emissioni. John Hocevar, direttore delle campagne per gli oceani di Greenpeace USA, osserva che «far volare ogni giorno i dirigenti su jet privati altamente inquinanti non comunica esattamente che la Fifa riconosca il cambiamento climatico o la propria responsabilità nel contrastarlo».
Il caso Infantino è la punta di un iceberg ben più vasto. La rivista Nature ha contato 1.846 jet privati atterrati in Qatar durante i Mondiali 2022 – più di quanti ne abbiano richiamati insieme Super Bowl, Festival di Cannes, Forum di Davos e Cop28. Il torneo itinerante del 2026 normalizza l’ipermobilità e ribalta costi e oneri di trasporto sulle regioni ospitanti e sui tifosi. Un modello destinato a ripetersi: per il Mondiale femminile 2027 in Brasile, la Fifa ha scartato una candidatura europea incentrata sul trasporto ferroviario; per il centenario del 2030, con gare inaugurali in Sudamerica e l’ipotesi di allargamento a 64 squadre, l’impronta ecologica si farà ancora più estrema.
In un’Europa che con il Green Deal fissa vincoli sempre più stringenti alle emissioni del trasporto aereo, la sfilata di jet privati legata alla Coppa del Mondo appare come una contraddizione stridente. L’accademico americano Tim Walters ha definito le emissioni del torneo «di lusso e non di sussistenza», e in questa cornice «l’ostentazione dei super‑ricchi è particolarmente oscena e demoralizzante». Il prossimo banco di prova sarà la decisione formale sul format del 2030 e l’eventuale estensione a 64 squadre, che rischia di amplificare ulteriormente una macchina già fuori scala.
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La stampa latinoamericana critica duramente l'uso del jet privato da parte di Infantino durante il Mondiale, sottolineando la sua indifferenza verso le misure di austerità climatica. L'onipresenza del presidente FIFA viene vista come un simbolo di potere distaccato dalle preoccupazioni ambientali.
I media arabi denunciano con toni accesi l'abuso di voli privati di Infantino, definendolo un segno di disprezzo per le questioni climatiche. Viene messa in luce la continuità di un comportamento già criticato in passato, con dettagli sulle rotte percorse in pochi giorni.
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