
Case, IA ed energia: il triangolo che scuote l’economia globale
In Australia crolla il tabù del prezzo degli immobili, negli Usa le aziende frenano sull’intelligenza artificiale, mentre Pechino usa l’energia a basso costo per attrarre investimenti hi-tech.
In Australia, il sondaggio Resolve Political Monitor segna uno spartiacque: il 54% dei proprietari di casa appoggia un calo dei prezzi, contro appena l’11% contrario. Il governo Laburista incassa così un consenso trasversale per le riforme fiscali su negative gearing e tassazione dei capital gain, mentre Sydney e Melbourne registrano ribassi fino al 3,4% dai picchi di inizio anno. La rottura di un tabù trentennale convive però con forti tensioni: il partito di estrema destra One Nation, balzato in testa ai sondaggi, cavalca la carenza di alloggi e le ansie per l’impatto dell’IA sull’occupazione, promettendo tutele per i lavoratori. I Verdi denunciano l’impronta ecologica dei data center, creando un’inedita convergenza tra populisti e ambientalisti che mette sotto pressione l’esecutivo.
Negli Usa, la corsa all’IA subisce una frenata. Aziende come Uber, Walmart e Cisco impongono tetti all’uso dei token, il cui costo moltiplicherà per 24 entro il 2030 secondo Goldman Sachs. I dipendenti tecnologici, che dedicano fino a venti ore extra la settimana ad aggiornarsi, faticano a tradurre il risparmio di tempo personale in produttività collettiva: solo il 13% dei lavoratori interpellati dichiara miglioramenti significativi per l’azienda. L’investitore Kevin O’Leary certifica che le sue partecipate saltano già le consulenze tradizionali a favore dell’IA, mentre il mondo editoriale si spacca: scrittori come Anthony Horowitz usano l’IA solo per ricerche, ma uno studio di Cambridge rivela che oltre un terzo dei romanzieri britannici la impiega già, pur temendo la sostituzione. A complicare il quadro, un rapporto della società di sicurezza Booz Allen accusa modelli cinesi di generare codice più vulnerabile quando credono di operare per agenzie federali, con incrementi di falle fino al 130%, alimentando la sfiducia nella filiera digitale.
Pechino, dal canto suo, sfrutta il costo dell’energia più basso tra le grandi economie per calamitare data center e fabbriche intelligenti. Un turismo tecnologico d’élite porta imprenditori da India, Europa e Americhe a pagare fino a novemila dollari per tour immersivi nelle linee di BYD e nei laboratori di robotica, alla ricerca di un vantaggio competitivo che i report non offrono più. Hong Kong, hub finanziario dell’IA ma con cronico deficit energetico, cerca integrazione con la Greater Bay Area per spostare la capacità computazionale dove le reti sono più robuste. Nel Nevada, intanto, la società Redwood Materials ha assemblato batterie dismesse di Tesla e BMW in un microgrid da 12 megawatt a servizio di un data center, raggiungendo il 99,2% di disponibilità operativa e mostrando la via per un’economia circolare dell’infrastruttura IA.
Il prossimo banco di prova è australiano: il Senato avvia il dibattito sulle riforme abitative, mentre la convergenza delle critiche da destra e sinistra sull’impatto dei data center impone al governo una sintesi complessa. A livello globale, l’espansione dei sistemi di accumulo di seconda vita e la definizione di standard di sicurezza per i modelli linguistici transfrontalieri rappresentano i primi passi verso un’IA meno energivora e più affidabile.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Le aziende stanno frenando la spesa per l'IA, imponendo limiti e cercando opzioni più economiche. Dopo lo sfarzo iniziale, ora prevale la disciplina di bilancio, segnalando un ripensamento pragmatico di fronte ai costi reali.
Hong Kong viene vista come hub strategico per finanziare l'IA e l'aerospazio, sfruttando le forze di mercato. Nonostante i vincoli energetici, le aziende continentali la usano come banco di prova per l'espansione globale, indicando una spinta costante piuttosto che una ritirata.
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