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Google investe 75 milioni in A24: l’AI nel cinema divide Hollywood

La maxi-iniezione di capitale segna la prima partecipazione di un gigante tech in una casa di produzione, mentre il biopic su Sam Altman cerca ancora un distributore.

Google ha investito 75 milioni di dollari in A24, lo studio indipendente dietro a film come «Everything Everywhere All At Once» e «Backrooms». È la prima volta che un colosso tecnologico acquisisce una quota in una società cinematografica. L’accordo, strutturato come partnership strategica non esclusiva con la divisione DeepMind, non concede a Google l’accesso alla libreria di contenuti per l’addestramento dei modelli, ma offre ad A24 infrastrutture di ricerca avanzate per sviluppare strumenti basati sull’intelligenza artificiale a supporto dei registi.

La collaborazione punta a nuovi flussi di lavoro e tecniche, con l’obiettivo dichiarato di ampliare le possibilità narrative senza sostituire il controllo creativo degli artisti. A24 aveva già avviato internamente un’applicazione per la generazione automatica di storyboard. L’intesa arriva in un momento di forte scetticismo: negli Stati Uniti diversi studi hanno avviato cause per violazione del copyright legate all’AI generativa, mentre in Europa il negoziato sull’AI Act impone obblighi di trasparenza che toccano anche il settore audiovisivo. Google, parallelamente, finanzia cortometraggi che esplorano usi positivi della tecnologia, cercando di bilanciare la narrativa pubblica.

L’annuncio ha scatenato reazioni contrastanti. Negli ambienti del cinema indipendente americano, registi e attori come Justine Bateman hanno definito l’accordo «deludente», accusando A24 di tradire la reputazione costruita su opere artigianali e dichiaratamente anti-AI, come il film «Backrooms» del regista Kane Parsons. Sui social, molti fan minacciano il boicottaggio. Parallelamente, il biopic «Artificial» su Sam Altman – diretto da Luca Guadagnino con Andrew Garfield – è stato abbandonato da Amazon, il cui fondatore Jeff Bezos è amico personale di Altman e ha investito miliardi in OpenAI, e rifiutato da Netflix e Focus Features. Secondo indiscrezioni raccolte oltreoceano, proprio A24 sarebbe tra i possibili nuovi distributori, creando un cortocircuito tra la partnership con Google e un film che si rumoreggia essere poco lusinghiero per il CEO di OpenAI.

L’evoluzione della partnership sarà graduale: gli obiettivi tecnici e creativi verranno definiti nel tempo, con il coinvolgimento di volti legati allo studio come Timothée Chalamet. Per «Artificial», la decisione su chi accetterà di distribuirlo – e con quale strategia di uscita, tra sala e streaming – resta il nodo da sciogliere, mentre l’industria osserva come A24 gestirà la tensione tra innovazione tecnologica e identità artistica.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

48%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa atlantica / anglosferaStampa latinoamericana
Stampa atlantica / anglosfera/ Progressista
IndignazioneScetticismo

L'accordo tra Google e A24 ha scatenato una reazione negativa tra cineasti e fan, che lo definiscono 'deludente' e temono che l'ingresso dell'AI nel cinema comprometta l'integrità artistica. L'investimento di 75 milioni di dollari è visto come un passo verso la commercializzazione di tecnologie che potrebbero minacciare il lavoro creativo.

Stampa latinoamericana/ Mercato
PragmatismoDistacco

Google DeepMind e lo studio A24 hanno annunciato una partnership di ricerca per aiutare gli artisti a sviluppare nuovi flussi di lavoro e tecniche. L'accordo, descritto come una collaborazione profonda su più progetti, non prevede l'uso dei contenuti A24 per l'addestramento dei modelli.

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lunedì 22 giugno 2026

Google investe 75 milioni in A24: l’AI nel cinema divide Hollywood

La maxi-iniezione di capitale segna la prima partecipazione di un gigante tech in una casa di produzione, mentre il biopic su Sam Altman cerca ancora un distributore.

Google ha investito 75 milioni di dollari in A24, lo studio indipendente dietro a film come «Everything Everywhere All At Once» e «Backrooms». È la prima volta che un colosso tecnologico acquisisce una quota in una società cinematografica. L’accordo, strutturato come partnership strategica non esclusiva con la divisione DeepMind, non concede a Google l’accesso alla libreria di contenuti per l’addestramento dei modelli, ma offre ad A24 infrastrutture di ricerca avanzate per sviluppare strumenti basati sull’intelligenza artificiale a supporto dei registi.

La collaborazione punta a nuovi flussi di lavoro e tecniche, con l’obiettivo dichiarato di ampliare le possibilità narrative senza sostituire il controllo creativo degli artisti. A24 aveva già avviato internamente un’applicazione per la generazione automatica di storyboard. L’intesa arriva in un momento di forte scetticismo: negli Stati Uniti diversi studi hanno avviato cause per violazione del copyright legate all’AI generativa, mentre in Europa il negoziato sull’AI Act impone obblighi di trasparenza che toccano anche il settore audiovisivo. Google, parallelamente, finanzia cortometraggi che esplorano usi positivi della tecnologia, cercando di bilanciare la narrativa pubblica.

L’annuncio ha scatenato reazioni contrastanti. Negli ambienti del cinema indipendente americano, registi e attori come Justine Bateman hanno definito l’accordo «deludente», accusando A24 di tradire la reputazione costruita su opere artigianali e dichiaratamente anti-AI, come il film «Backrooms» del regista Kane Parsons. Sui social, molti fan minacciano il boicottaggio. Parallelamente, il biopic «Artificial» su Sam Altman – diretto da Luca Guadagnino con Andrew Garfield – è stato abbandonato da Amazon, il cui fondatore Jeff Bezos è amico personale di Altman e ha investito miliardi in OpenAI, e rifiutato da Netflix e Focus Features. Secondo indiscrezioni raccolte oltreoceano, proprio A24 sarebbe tra i possibili nuovi distributori, creando un cortocircuito tra la partnership con Google e un film che si rumoreggia essere poco lusinghiero per il CEO di OpenAI.

L’evoluzione della partnership sarà graduale: gli obiettivi tecnici e creativi verranno definiti nel tempo, con il coinvolgimento di volti legati allo studio come Timothée Chalamet. Per «Artificial», la decisione su chi accetterà di distribuirlo – e con quale strategia di uscita, tra sala e streaming – resta il nodo da sciogliere, mentre l’industria osserva come A24 gestirà la tensione tra innovazione tecnologica e identità artistica.

Divergenza delle fonti

Tecnologia · 7 testate · 3 lingue

48%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale40%
Critico60%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa atlantica / anglosferaStampa latinoamericana
Stampa atlantica / anglosfera/ Progressista
IndignazioneScetticismo

L'accordo tra Google e A24 ha scatenato una reazione negativa tra cineasti e fan, che lo definiscono 'deludente' e temono che l'ingresso dell'AI nel cinema comprometta l'integrità artistica. L'investimento di 75 milioni di dollari è visto come un passo verso la commercializzazione di tecnologie che potrebbero minacciare il lavoro creativo.

Stampa latinoamericana/ Mercato
PragmatismoDistacco

Google DeepMind e lo studio A24 hanno annunciato una partnership di ricerca per aiutare gli artisti a sviluppare nuovi flussi di lavoro e tecniche. L'accordo, descritto come una collaborazione profonda su più progetti, non prevede l'uso dei contenuti A24 per l'addestramento dei modelli.

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