
L’avanzata diplomatica tra Washington e Teheran raffredda il petrolio e rilancia le borse emergenti
Il greggio scende sotto 80 dollari, gli investitori esteri tornano su Nairobi, Mumbai, Lagos e San Paolo; il Tesoro brasiliano cancella un’asta di titoli per calmierare i rendimenti.
I colloqui tra Stati Uniti e Iran, mediati da Pakistan e Qatar nel resort svizzero di Bürgenstock, hanno prodotto una tabella di marcia per un accordo finale entro sessanta giorni. L’annuncio ha immediatamente spinto al ribasso le quotazioni del Brent, sceso dell’1,66% a 79,23 dollari al barile, ben lontano dal picco di 126 dollari toccato a maggio. La riapertura, seppure temporanea, dello Stretto di Hormuz ha allentato le pressioni inflazionistiche che nelle settimane precedenti avevano orientato i capitali verso asset denominati in dollari, creando le condizioni per un ampio rimbalzo dei listini emergenti.
A Nairobi la capitalizzazione della Borsa è cresciuta del 4,8% toccando un massimo storico di 3,63 trilioni di scellini kenioti, con gli investitori esteri tornati acquirenti netti per 432 milioni di scellini. I grandi titoli – Safaricom, Absa, Cooperative Bank, KCB ed EABL – hanno guidato i rialzi. A Mumbai il Sensex ha guadagnato 291 punti e il Nifty ha riconquistato quota 24.100, sostenuto da Reliance Industries e HDFC Bank; secondo gli analisti indiani il tono costruttivo dei negoziati, con discussioni tecniche in corso durante la settimana, mantiene un ottimismo cauto ma di supporto. A Lagos l’indice All-Share è salito dello 0,97% con un incremento di 1,52 trilioni di naira, trainato dal comparto bancario di prima fascia – GTCO, Zenith, FBN Holdings – in un contesto di caccia all’affare dopo le perdite recenti.
In Brasile il progresso diplomatico si è intrecciato con un intervento domestico. Il Tesoro Nazionale ha cancellato l’asta di NTN-B, i titoli indicizzati all’inflazione, in calendario per la giornata successiva, segnalando preoccupazione per un mercato giudicato disfunzionale dopo una decisione del Copom ritenuta ambigua dagli operatori. La mossa ha innescato un forte calo dei tassi futuri: il contratto DI con scadenza gennaio 2031 è sceso dal 14,90% al 14,685%. L’Ibovespa ha chiuso in rialzo dell’1,21% a 170.370 punti, con le unit di BTG Pactual in crescita di oltre il 3%. Secondo i gestori di fondi a San Paolo, la cancellazione rassicura gli investitori sulla disponibilità del Tesoro a intervenire, anche con aste di riacquisto, qualora lo stress sui rendimenti reali dovesse persistere.
I prossimi riferimenti fattuali sono la pubblicazione dei verbali del Copom, attesa a metà settimana, che potrà chiarire l’orientamento della banca centrale brasiliana, e l’evoluzione dei colloqui tecnici tra Washington e Teheran. La scadenza dei sessanta giorni per un accordo definitivo sarà monitorata con attenzione dai mercati che vanno da Nairobi a San Paolo. Sul fronte societario, operazioni come il piano di Absa per aumentare la partecipazione nella controllata keniota e la complessa vicenda EABL-Diageo continuano a offrire supporti idiosincratici a singole piazze.
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Le borse di Nairobi e Lagos hanno toccato massimi storici grazie ai progressi nei colloqui USA-Iran, che hanno calmato il greggio e riportato gli investitori esteri. In una settimana Nairobi ha guadagnato oltre 160 miliardi di scellini, mentre in una sola seduta la Nigeria ha aggiunto 1,52 trilioni di naira, trainata da banche e telecomunicazioni. La riapertura dello Stretto di Hormuz ha rimosso un rischio inflazione chiave, restituendo fiducia ai mercati subsahariani.
I mercati brasiliani hanno respirato sollievo: il calo del petrolio e la cancellazione di un'asta di titoli indicizzati all'inflazione da parte del Tesoro hanno placato i futures sui tassi. L'Ibovespa è salito oltre l'1%, con le banche in testa, mentre Petrobras ha risentito del greggio più economico. La mossa è arrivata dopo che una decisione confusa della banca centrale aveva scosso gli investitori, e l'intervento del Tesoro ha segnalato la volontà di stabilizzare il mercato del debito pubblico.
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