
MbS e Trump discutono il negoziato con l’Iran e la sicurezza dello Stretto di Hormuz
Mentre Teheran riceve un ultimatum americano sugli attacchi alle navi, Riad e Washington riaffermano l’importanza della stabilità regionale e della libertà di navigazione.
Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il presidente americano Donald Trump hanno avuto venerdì un colloquio telefonico incentrato sul negoziato in corso tra Washington e Teheran e sulla sicurezza delle rotte marittime nella regione. Secondo il comunicato diffuso dall’agenzia di stampa ufficiale saudita, i due leader hanno sottolineato l’importanza di proteggere la navigazione e i corridoi marittimi internazionali, e hanno ribadito il sostegno a ogni iniziativa che contribuisca alla stabilità regionale. La telefonata è avvenuta mentre fonti dell’amministrazione americana facevano sapere che gli Stati Uniti hanno dato all’Iran tempo fino a sabato per condannare pubblicamente gli attacchi contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz e per dichiarare in modo esplicito che il transito attraverso lo stretto è aperto e senza imposizione di pedaggi.
La posizione di Riad e Washington, emersa anche da un colloquio parallelo tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e l’omologo saudita Faisal bin Farhan, riflette una convergenza sulla necessità di coordinamento stretto per garantire la sicurezza energetica globale. Per l’Arabia Saudita, che negli ultimi anni ha normalizzato i rapporti con l’Iran grazie alla mediazione cinese, l’obiettivo è duplice: preservare il disgelo regionale senza indebolire l’alleanza strategica con gli Stati Uniti. Secondo analisti del Golfo, Riad teme che un’escalation incontrollata nello Stretto di Hormuz – da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale – possa colpire direttamente i propri interessi economici e quelli dei partner europei, Italia inclusa, fortemente dipendenti dalle forniture energetiche della regione.
Sul fronte iraniano, la diplomazia si è mossa su più binari. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi si è recato in Oman per colloqui sulle relazioni bilaterali e sulla situazione dello Stretto di Hormuz, mentre a Doha una delegazione tecnica guidata dal vice ministro degli Esteri per gli affari giuridici e internazionali, Kazem Gharibabadi, ha partecipato a incontri trilaterali con mediatori qatarioti e pachistani per portare avanti l’attuazione dell’accordo di Islamabad per la fine del conflitto – un riferimento, secondo fonti regionali, al dossier yemenita. Nella capitale qatarina era presente anche una missione americana guidata dagli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, che ha incontrato l’emiro Tamim bin Hamad Al Thani e il primo ministro Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Doha si conferma così piattaforma di canali paralleli, in un intreccio diplomatico che coinvolge attori regionali e globali.
La cornice entro cui si inseriscono questi movimenti è quella di una tensione crescente nello Stretto di Hormuz, dove negli ultimi giorni sono state colpite un’imbarcazione qatarina e una saudita, attacchi che fonti occidentali attribuiscono a unità iraniane. L’ultimatum americano, con la scadenza di sabato, rappresenta un tentativo di Washington di forzare una presa di posizione pubblica di Teheran, mentre i negoziati bilaterali sul nucleare e sulle sanzioni restano in una fase delicata. La risposta iraniana e l’evoluzione dei colloqui in Oman e Qatar determineranno nei prossimi giorni la traiettoria di una crisi che tocca direttamente la sicurezza energetica dell’Europa e dell’Italia.
| Stampa iraniana e affini | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
L'Iran riafferma la propria iniziativa diplomatica, inviando il ministro a Oman mentre Riad e Washington coordinano pressioni.
L'Iran sposta l'attenzione dall'ultimatum USA-Saudita alla propria diplomazia proattiva, evidenziando il viaggio del ministro a Oman, ridefinendo così il rapporto di forza.
Il blocco iraniano omette ogni riferimento a un ultimatum o all'enfasi USA-Saudita sulla deterrenza militare, presentando la telefonata come un normale scambio diplomatico.
L'asse Riad-Washington ribadisce la centralità della sicurezza marittima e della cooperazione bilaterale, senza menzionare la diplomazia iraniana parallela.
Il blocco del Golfo arabo utilizza il resoconto ufficiale dell'agenzia saudita per enfatizzare la convergenza tra Riad e Washington, normalizzando la pressione su Teheran come una questione di sicurezza regionale.
Il blocco del Golfo arabo omette la mossa diplomatica iraniana di inviare il ministro a Oman, presentando la situazione come un dialogo esclusivamente tra USA e Arabia Saudita.
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