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Società e Culturasabato 11 luglio 2026

Il silenzio dei condizionatori: a Teheran il caldo spegne la luce

Un guasto tecnico getta al buio il centro della capitale, mentre l’ondata di calore infrange record e solleva nubi di polvere su mezza Persia.

Sabato pomeriggio, all’incrocio tra Valiasr e Qaem Maqam, il ronzio dei condizionatori si è spento di colpo. Erano le due, il termometro segnava 40 gradi, e per oltre quattro ore migliaia di famiglie, negozi e uffici sono rimasti senza elettricità. La compagnia di distribuzione ha parlato di un «guasto tecnico» provocato dal sovraccarico della rete, ma in quel silenzio innaturale, rotto solo dal brusio dei generatori privati, molti hanno riconosciuto il sintomo di un’estate che si annunciava già difficile.

L’ondata di caldo che ha investito l’Iran in questi giorni non ha risparmiato nessuno. A Ahvaz, nel sud-ovest del paese, la colonnina di mercurio ha sfiorato i 49 gradi, mentre a Shahrekord, sull’altopiano, si scendeva fino a 11. Un divario di quasi 40 gradi che racconta la geografia estrema di un paese dove convivono deserti roventi e vette innevate. Secondo i meteorologi di Teheran, le temperature massime registrate nella capitale non hanno mai superato i 42,6 gradi negli ultimi cinquant’anni, ma la percezione è che ogni estate sia più torrida della precedente. E i dati danno loro ragione: a Dehloran, nella provincia di Ilam, si sono toccati i 49,5 gradi, mentre otto città iraniane sono entrate nella lista dei luoghi più caldi del pianeta.

Non è solo il caldo a rendere l’aria irrespirabile. Le previsioni per i giorni successivi parlavano di venti forti e tempeste di polvere in nove province, dalla Sistan-Baluchistan all’Isfahan, con raffiche capaci di sollevare nubi di sabbia e ridurre la visibilità. A Zabol, nell’est, il vento dei «120 giorni» soffiava già da settimane, mentre sulle pendici orientali degli Zagros la polvere si mescolava all’afa, creando un cocktail che le autorità sanitarie definivano «pericoloso per i soggetti a rischio». A Teheran, l’allerta gialla per vento forte è scattata fino a mercoledì, con l’invito a evitare di sostare vicino ad alberi e impalcature.

La rete elettrica iraniana, già provata da anni di sanzioni e investimenti insufficienti, fatica a reggere l’urto. A Mashhad, la seconda città del paese, il consumo ha superato i 2.000 megawatt, un record storico. Il gestore della rete ha avvertito che senza un calo dei consumi domestici sarebbero scattati i distacchi programmati, mentre il governo invitava i cittadini a impostare i condizionatori a 25 gradi. Ma nei quartieri popolari di Teheran, dove l’elettricità è spesso l’unica difesa contro il caldo, la richiesta suonava come un lusso. Secondo i dati ufficiali, le famiglie iraniane consumano un terzo dell’elettricità nazionale, ma il 13% della produzione si perde in una rete di trasmissione obsoleta: una cifra che basterebbe ad alimentare il 40% delle case.

Eppure, in questo scenario di polvere e blackout, c’è chi cercava refrigerio nei numeri. La sera, quando la temperatura scendeva appena sotto i 30 gradi, le famiglie uscivano sui balconi, e qualcuno ricordava che a Shahrekord, a poche ore di macchina, quella stessa notte si dormiva con una coperta leggera. Un’immagine di un Iran che, nonostante tutto, continua a offrire i suoi paradossi climatici come unica, precaria consolazione.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Responsabilità vs. Normalità
33%Media
3 blocchi · posizioni da −0.70 a 0.00
Critico verso il governoNeutrale istituzionale
IRNATLGLF
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa iraniana e affini0.00neutral
Stampa atlantica / anglosfera−0.70critical
Stampa del Golfo arabo0.00neutral
Stampa iraniana e affini0.00
Voce

L'Iran avverte la popolazione: venti forti e polvere in arrivo, seguite le indicazioni.

Meccanismonormalizzazione del rischio

La ripetizione di bollettini tecnici e l'assenza di critiche creano l'impressione di una gestione ordinaria e competente dell'emergenza.

Omissione

Non menziona i blackout elettrici a Teheran, che invece emergono nel blocco atlantico.

PragmatismoDistacco
Stampa atlantica / anglosfera−0.70
Voce

I cittadini di Teheran subiscono blackout ingiustificati mentre il governo tace.

Meccanismodenuncia diretta

L'articolo contrappone la sofferenza concreta della popolazione al silenzio delle istituzioni, creando un contrasto morale.

Omissione

Non contestualizza l'ondata di caldo con le allerte meteo ufficiali, che invece sono dettagliate nel blocco iraniano.

IndignazioneUrgenza
Stampa del Golfo arabo0.00
Voce

Gli Emirati Arabi Uniti annunciano: domani bel tempo, temperature elevate ma normali.

Meccanismonormalizzazione

La presentazione di temperature elevate come parte di un bollettino di routine normalizza il caldo estremo, evitando qualsiasi allarmismo.

Omissione

Non fa alcun riferimento alle condizioni meteorologiche estreme in Iran o ai blackout, isolando il proprio contesto.

DistaccoPragmatismo

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sabato 11 luglio 2026

Il silenzio dei condizionatori: a Teheran il caldo spegne la luce

Un guasto tecnico getta al buio il centro della capitale, mentre l’ondata di calore infrange record e solleva nubi di polvere su mezza Persia.

Sabato pomeriggio, all’incrocio tra Valiasr e Qaem Maqam, il ronzio dei condizionatori si è spento di colpo. Erano le due, il termometro segnava 40 gradi, e per oltre quattro ore migliaia di famiglie, negozi e uffici sono rimasti senza elettricità. La compagnia di distribuzione ha parlato di un «guasto tecnico» provocato dal sovraccarico della rete, ma in quel silenzio innaturale, rotto solo dal brusio dei generatori privati, molti hanno riconosciuto il sintomo di un’estate che si annunciava già difficile.

L’ondata di caldo che ha investito l’Iran in questi giorni non ha risparmiato nessuno. A Ahvaz, nel sud-ovest del paese, la colonnina di mercurio ha sfiorato i 49 gradi, mentre a Shahrekord, sull’altopiano, si scendeva fino a 11. Un divario di quasi 40 gradi che racconta la geografia estrema di un paese dove convivono deserti roventi e vette innevate. Secondo i meteorologi di Teheran, le temperature massime registrate nella capitale non hanno mai superato i 42,6 gradi negli ultimi cinquant’anni, ma la percezione è che ogni estate sia più torrida della precedente. E i dati danno loro ragione: a Dehloran, nella provincia di Ilam, si sono toccati i 49,5 gradi, mentre otto città iraniane sono entrate nella lista dei luoghi più caldi del pianeta.

Non è solo il caldo a rendere l’aria irrespirabile. Le previsioni per i giorni successivi parlavano di venti forti e tempeste di polvere in nove province, dalla Sistan-Baluchistan all’Isfahan, con raffiche capaci di sollevare nubi di sabbia e ridurre la visibilità. A Zabol, nell’est, il vento dei «120 giorni» soffiava già da settimane, mentre sulle pendici orientali degli Zagros la polvere si mescolava all’afa, creando un cocktail che le autorità sanitarie definivano «pericoloso per i soggetti a rischio». A Teheran, l’allerta gialla per vento forte è scattata fino a mercoledì, con l’invito a evitare di sostare vicino ad alberi e impalcature.

La rete elettrica iraniana, già provata da anni di sanzioni e investimenti insufficienti, fatica a reggere l’urto. A Mashhad, la seconda città del paese, il consumo ha superato i 2.000 megawatt, un record storico. Il gestore della rete ha avvertito che senza un calo dei consumi domestici sarebbero scattati i distacchi programmati, mentre il governo invitava i cittadini a impostare i condizionatori a 25 gradi. Ma nei quartieri popolari di Teheran, dove l’elettricità è spesso l’unica difesa contro il caldo, la richiesta suonava come un lusso. Secondo i dati ufficiali, le famiglie iraniane consumano un terzo dell’elettricità nazionale, ma il 13% della produzione si perde in una rete di trasmissione obsoleta: una cifra che basterebbe ad alimentare il 40% delle case.

Eppure, in questo scenario di polvere e blackout, c’è chi cercava refrigerio nei numeri. La sera, quando la temperatura scendeva appena sotto i 30 gradi, le famiglie uscivano sui balconi, e qualcuno ricordava che a Shahrekord, a poche ore di macchina, quella stessa notte si dormiva con una coperta leggera. Un’immagine di un Iran che, nonostante tutto, continua a offrire i suoi paradossi climatici come unica, precaria consolazione.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Responsabilità vs. Normalità
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Critico verso il governoNeutrale istituzionale
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Meccanismonormalizzazione del rischio

La ripetizione di bollettini tecnici e l'assenza di critiche creano l'impressione di una gestione ordinaria e competente dell'emergenza.

Omissione

Non menziona i blackout elettrici a Teheran, che invece emergono nel blocco atlantico.

PragmatismoDistacco
Stampa atlantica / anglosfera−0.70
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I cittadini di Teheran subiscono blackout ingiustificati mentre il governo tace.

Meccanismodenuncia diretta

L'articolo contrappone la sofferenza concreta della popolazione al silenzio delle istituzioni, creando un contrasto morale.

Omissione

Non contestualizza l'ondata di caldo con le allerte meteo ufficiali, che invece sono dettagliate nel blocco iraniano.

IndignazioneUrgenza
Stampa del Golfo arabo0.00
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Gli Emirati Arabi Uniti annunciano: domani bel tempo, temperature elevate ma normali.

Meccanismonormalizzazione

La presentazione di temperature elevate come parte di un bollettino di routine normalizza il caldo estremo, evitando qualsiasi allarmismo.

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