
Oman disegna due corsie per Hormuz: libera navigazione a sud, ok iraniano a nord
Il piano prevede un corridoio meridionale a circolazione libera come prima del conflitto e uno settentrionale soggetto ad autorizzazione preventiva di Teheran, senza pedaggi.
Secondo indiscrezioni raccolte da fonti diplomatiche occidentali, la mediazione omanita ha prodotto un piano concreto per scongiurare il blocco dello Stretto di Hormuz. Il progetto, non ancora formalmente approvato, prevede la gestione del traffico marittimo attraverso due corsie distinte: quella meridionale, nelle acque territoriali di Mascate, rimarrebbe a regime di libero transito come prima dell’escalation bellica; quella settentrionale, sottoposta alla sovranità iraniana, richiederebbe un’autorizzazione preventiva da parte di Teheran, senza oneri per le navi. L’iniziativa è stata discussa sabato a Mascate tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l’omologo omanita Badr al‑Busaidi. Un comunicato del ministero degli Esteri dell’Oman ha confermato l’apertura di colloqui tecnici e politici per garantire sicurezza e libertà di navigazione «alla luce degli sviluppi recenti».
Fonti vicine al governo iraniano, citate da agenzie vicine ai Pasdaran, rivendicano che qualunque decisione sullo Stretto spetta esclusivamente a Teheran e Mascate, co‑titolari delle acque interne e territoriali. Secondo questa lettura, la presenza del Qatar ai colloqui è solo funzionale al ruolo mediatore e allo scambio di vedute con gli altri Paesi della regione, conformemente alla clausola 5 del «Memorandum di Islamabad», che riconosce all’Iran la facoltà di definire tempi e modalità della riapertura del passaggio. La delegazione iraniana avrebbe rinviato il piano a Teheran per un esame interno, senza assumere un impegno immediato. Sul fronte opposto, funzionari americani insistono — come riportato da media statunitensi — sulla necessità che l’Iran dichiari pubblicamente riaperte tutte le rotte dello Stretto e cessi qualsiasi attacco alle imbarcazioni, ventilando conseguenze severe in caso contrario.
Per l’Europa e in particolare per l’Italia, il dossier Hormuz tocca un nervo scoperto della sicurezza energetica. Attraverso quel braccio di mare transita quotidianamente circa un quinto del petrolio mondiale e una quota rilevante di gas naturale liquefatto diretto ai terminali mediterranei. Analisti di Bruxelles avvertono che un irrigidimento iraniano, con chiusura parziale o totale del passaggio, comporterebbe un’immediata impennata dei prezzi del greggio e del gas, colpendo economie ancora dipendenti dalle importazioni dal Golfo. Il piano a due corsie, se accolto, permetterebbe di scongiurare il blocco, ma introdurrebbe un meccanismo asimmetrico che, secondo osservatori occidentali, minerebbe il principio di libertà di navigazione sancito dal diritto internazionale, dando a Teheran uno strumento di pressione permanente.
I prossimi passaggi sono già calendarizzati: i colloqui tecnico‑politici tra Iran e Oman proseguiranno, mentre si tenta di organizzare una chiamata trilaterale Washington‑Teheran‑Doha con il patrocinio di Mascate. Una fonte regionale non esclude un comunicato congiunto per annunciare la riapertura del «corridoio mediano», ossia la fascia di acque internazionali oggi di fatto interdetta. L’esito rimane incerto: da un lato la leadership iraniana, sotto la guida del nuovo ayatollah, minaccia ritorsioni durissime e la chiusura totale del passaggio in caso di nuovi attacchi; dall’altro l’amministrazione americana fissa linee rosse stringenti. La tenuta dell’intesa di Islamabad e il rischio di una nuova fiammata nel Golfo dipendono dalla capacità della diplomazia regionale di trasformare la proposta omanita in un equilibrio accettabile per tutte le capitali.
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| Stampa iraniana e affini | −0.30 | critical |
L'Oman propone una soluzione pragmatica per garantire la libertà di navigazione nel Golfo, presentandosi come mediatore neutrale.
Inquadrando la proposta come un accordo tecnico e apolitico e omettendo qualsiasi riferimento alle tensioni regionali, la narrazione rafforza il ruolo dell'Oman come mediatore credibile.
Il blocco omette la narrazione iraniana di aggressione militare, presentando la proposta come puramente operativa.
La proposta è un passo tecnico per regolare il traffico nello stretto, con entrambe le parti che continuano i colloqui.
Riportando solo i dettagli fattuali ed evitando qualsiasi contesto politico o storico, la narrazione presenta la storia come un normale sviluppo diplomatico.
Il blocco omette sia la narrazione iraniana di vittimismo che le preoccupazioni di sicurezza del Golfo, concentrandosi esclusivamente sugli aspetti operativi.
L'Iran, vittima di un'aggressione militare, accetta la proposta di mediazione dell'Oman ma mantiene il controllo sul corridoio settentrionale.
Inserendo la frase 'aggressione militare contro l'Iran' nella descrizione dello status quo prebellico, la narrazione inquadra la proposta come risposta a un atto ostile esterno, legittimando la richiesta di approvazione preventiva da parte dell'Iran.
Il blocco omette qualsiasi riferimento al più ampio contesto giuridico internazionale o al fatto che il corridoio meridionale è sotto la sovranità dell'Oman, concentrandosi invece sulla vittimizzazione dell'Iran.
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