
L’UE verso il divieto dei social per gli under 13: la proposta arriverà in autunno
La presidente della Commissione von der Leyen ha accolto le raccomandazioni degli esperti per un accesso scaglionato in base all’età, con l’obiettivo di armonizzare le norme nei 27 Stati membri.
Lunedì 13 luglio, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato a Bruxelles il rapporto del gruppo di esperti da lei incaricato di formulare raccomandazioni per la tutela dei minori online. Il documento propone un accesso graduale e scaglionato ai social media e ad altre piattaforme digitali: nessuno schermo per i bambini sotto i tre anni, uso supervisionato e limitato nel tempo per la fascia 3-13 anni, e una progressiva autonomia per gli adolescenti tra i 13 e i 18 anni, subordinata alla dimostrazione, da parte delle piattaforme, della sicurezza dei propri servizi. Von der Leyen ha definito l’approccio «molto convincente» e ha annunciato che la Commissione presenterà una proposta legislativa «dopo l’estate», con ogni probabilità in occasione del discorso sullo stato dell’Unione di settembre.
La scelta di armonizzare le regole a livello europeo risponde, secondo Bruxelles, alla necessità di evitare la frammentazione del mercato unico. Diversi Stati membri hanno già adottato o stanno discutendo limiti nazionali: la Francia ha fissato a 15 anni l’età minima per l’accesso autonomo, la Spagna punta ai 16, mentre la Germania sta valutando una soglia a 13 anni. L’Estonia, al contrario, si oppone a divieti generalizzati. Il rapporto degli esperti, co-presieduto dallo psichiatra tedesco Jörg Fegert e dall’epidemiologa francese Maria Melchior, riconosce la possibilità che i singoli paesi innalzino la soglia oltre i 13 anni, ma raccomanda un’età minima comune per garantire un livello di protezione uniforme e facilitare l’applicazione delle norme da parte delle autorità di regolamentazione.
La proposta si inserisce in un quadro regolatorio già in evoluzione. Il Digital Services Act (DSA) impone alle piattaforme un dovere di diligenza verso gli utenti, e la Commissione ha avviato procedimenti contro Meta e TikTok per la progettazione di interfacce ritenute potenzialmente addictive, come lo scorrimento infinito e la riproduzione automatica dei video. Secondo i dati dell’Eurobarometro, il 71% dei cittadini europei indica il cyberbullismo come il rischio principale per i minori online, e il 63% sostiene l’introduzione di norme UE che limitino l’accesso tramite verifica dell’età. In Italia, il dibattito è aperto: una proposta di legge per vietare l’accesso ai social sotto i 15 anni è in discussione, mentre il governo segue con attenzione l’evoluzione del quadro europeo.
Sul fronte globale, l’Australia ha introdotto un divieto per gli under 16, ma i primi dati mostrano che l’85% dei ragazzi tra i 12 e i 15 anni continua a utilizzare i social media, spesso aggirando i controlli con false dichiarazioni di età. Il Regno Unito sta preparando una normativa analoga, con l’obiettivo di renderla operativa entro la primavera. La Commissione europea, dal canto suo, intende esaminare le diverse esperienze nazionali per integrarle in una proposta comune. La sfida tecnica resta quella della verifica dell’età: Bruxelles guarda con interesse allo sviluppo del portafoglio digitale europeo (EUDI Wallet), atteso per il 2027, come strumento per consentire l’accesso senza trasferire dati personali alle piattaforme. La proposta legislativa, una volta presentata, dovrà ottenere l’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri dell’UE.
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Trasformando una scelta tecnica in una battaglia morale tra genitori e algoritmi, l'UE si presenta come difensore dei valori familiari, rendendo la regolamentazione un imperativo etico anziché una semplice opzione politica.
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