
Siria, il nuovo parlamento post-Assad fra ricostruzione e ombre sulla transizione
La prima seduta dell’Assemblea del Popolo, dominata da membri indiretti e nominati, segna un passaggio istituzionale ma solleva dubbi a Bruxelles e nelle capitali arabe sulla reale inclusività del processo.
L’aula di Damasco ha ospitato domenica la seduta inaugurale del nuovo Parlamento siriano, a diciannove mesi dalla caduta del regime di Bashar al-Assad e a oltre un anno dallo scioglimento della precedente assemblea. Davanti al presidente ad interim Ahmed al-Sharaa, i 206 deputati presenti – su 210 seggi – hanno prestato giuramento, avviando una fase legislativa che dovrebbe portare alla stesura di una costituzione permanente e, in prospettiva, a elezioni generali. «La Siria scrive una storia gloriosa», ha dichiarato Sharaa, invitando i parlamentari a essere «modello di responsabilità e competenza». Le sue parole hanno riaffermato l’ambizione di voltare pagina, ma la composizione dell’organo e i poteri che gli sono attribuiti riflettono la fragilità del processo transitorio.
I due terzi dell’Assemblea sono stati selezionati nell’ottobre scorso da collegi elettorali regionali nominati da una commissione a sua volta scelta dal capo dello Stato; il restante terzo, 70 membri, è stato nominato direttamente da Sharaa con decreto del primo luglio. A riprova della centralità presidenziale, il governo non ha l’obbligo di ottenere la fiducia parlamentare e il mandato del consesso – trenta mesi rinnovabili – si esaurirà solo con l’adozione della nuova carta fondamentale. Rimangono scoperti i tre seggi destinati alla provincia a maggioranza drusa di Sweida, dove a luglio dell’anno scorso si sono verificati scontri sanguinosi tra forze governative e gruppi locali; gli altri due seggi vacanti sono dovuti a un decesso e a una mancata designazione. Sale di poco la rappresentanza femminile, passata dal 4 al 10% grazie alle quindici donne inserite tra i nominati, ma secondo attivisti siriani e osservatori occidentali restano marginali le voci delle minoranze etniche e religiose: tra i deputati compaiono solo dieci appartenenti a comunità curde, cristiane e alawite, secondo conteggi non ufficiali.
Lo scenario è seguito con attenzione a Bruxelles e nelle capitali arabe del Golfo. L’inviato speciale aggiunto delle Nazioni Unite per la Siria, Claudio Cordone, ha definito la seduta «un passo importante» pur sollecitando «sforzi maggiori» per garantire che tutte le istituzioni riflettano la diversità del Paese. Fonti diplomatiche europee sottolineano come la natura non elettiva dell’assemblea e l’ampio potere di nomina presidenziale rendano problematico l’avvio di una cooperazione strutturata, ancorché Sharaa abbia intensificato i contatti con le cancellerie occidentali. Dal canto loro, analisti vicini ai Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo osservano che il percorso tracciato dalla dichiarazione costituzionale del marzo 2025 – cinque anni di transizione e un parlamento provvisorio – risponde a una logica di stabilizzazione prima che di democratizzazione, incontrando il favore di chi teme un vuoto di potere.
La parabola di Sharaa, ex comandante di al-Qaeda in Siria convertitosi al pragmatismo politico, resta al centro della lettura regionale. Egli ha ripetutamente assicurato di voler consegnare il Paese a istituzioni elette, ma il cronoprogramma resta indefinito: le elezioni generali sono subordinate al completamento di un censimento e alla pacificazione del territorio, operazioni rese impervie da milioni di sfollati e dalla persistente instabilità. Il nuovo parlamento dovrà anzitutto costituire una commissione per redigere la bozza della costituzione permanente; nel frattempo, le sue prerogative legislative potranno incidere su bilancio e leggi ordinarie, dando una prima misura della reale volontà di condividere il potere. Secondo fonti vicine al processo transitorio, la prossima verifica sarà la formazione del comitato costituzionale, prevista entro l’autunno, mentre il dossier Sweida rimane il principale banco di prova della capacità di includere le componenti più riottose.
| Stampa del Golfo arabo | +0.80 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa iraniana e affini | −0.30 | critical |
Salutiamo la prima sessione del parlamento di transizione come l'alba di una nuova era. Il presidente Sharaa ha ragione: la Siria scrive una storia gloriosa.
Amplifica le parole del leader senza filtro critico, creando un'aura di consenso unanime attorno al nuovo corso.
Tace sui poteri limitati del parlamento e sulle sfide della transizione, come la mancanza di indipendenza e la fiducia pubblica.
Il parlamento si è riunito, ma i suoi poteri sono limitati. La transizione è un processo ancora fragile, da osservare con cautela.
Inquadra l'evento in termini di cronaca istituzionale, bilanciando il fatto positivo con le riserve sui limiti del nuovo organismo.
Non include la retorica trionfale del regime, ma nemmeno le critiche sostanziali sulla mancanza di indipendenza.
La nuova assemblea deve dimostrare la sua indipendenza e capacità di guadagnare la fiducia pubblica. Le sfide strutturali restano enormi.
Adotta una prospettiva analitica focalizzata sulle criticità istituzionali, presentando l'evento come un test per la credibilità del nuovo sistema.
Non riporta le dichiarazioni trionfali di Sharaa né il consenso della stampa araba sul successo della transizione.
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