
Siria, condanna araba per le incursioni israeliane nel sud: «Violata la sovranità»
Damasco, Riad e Doha denunciano i raid e le avanzate di terra in Deraa e Quneitra, mentre Israele invoca ragioni di sicurezza. Appelli all’Onu e alla comunità internazionale.
Un’ondata di incursioni e bombardamenti israeliani ha colpito nella notte tra il 28 e il 29 giugno 2026 i villaggi della Siria meridionale, in particolare Abidin, nel bacino dello Yarmuk a ovest di Deraa. Secondo fonti locali e della protezione civile siriana, le forze israeliane sono penetrate con mezzi blindati fino all’abitato, dove residenti hanno tentato di bloccare una pattuglia lanciando pietre. La reazione israeliana – artiglieria e mitragliatrici da elicottero – non ha causato vittime accertate, ma ha provocato danni materiali e un esodo notturno temporaneo verso i centri vicini, con il rientro degli sfollati nelle ore successive. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver «eliminato diversi uomini armati nella zona di sicurezza» senza precisare il luogo né il numero.
La condanna di Damasco è stata immediata e formulata «nei termini più duri»: il ministero degli Esteri siriano ha denunciato «una flagrante violazione della sovranità e dell’integrità territoriale» e una «nuova infrazione del diritto internazionale, della Carta dell’Onu e dell’accordo di disimpegno del 1974». Sulla stessa linea Riad, che ha parlato di «violazioni palesi» e di «terrorizzazione di civili inermi», esortando al rispetto dell’accordo del 1974 e al ritiro delle forze israeliane. Doha ha adottato un tono altrettanto severo, accusando Israele di alimentare la tensione regionale e minare gli sforzi per la stabilizzazione, e ha chiesto alla comunità internazionale di «frenare» lo Stato ebraico e di ritenerlo responsabile delle ripetute aggressioni.
Dal punto di vista israeliano, le operazioni a sud della linea Alfa – che dal 1974 delimita la zona smilitarizzata del Golan – rispondono a una logica di sicurezza preventiva. Dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, le incursioni oltre la zona cuscinetto si sono intensificate, con l’obiettivo dichiarato di impedire che milizie ostili si annidino a ridosso delle alture occupate e annesse da Israele nel 1981, in una mossa mai riconosciuta dalla comunità internazionale a eccezione degli Stati Uniti. Le fonti siriane riferiscono di posti di blocco, perquisizioni e dispiegamento di tiratori scelti e dispositivi laser su alture come Tal al-Mughr, mentre i mezzi israeliani sono avanzati fino alla località di Jumla, nella regione dello Yarmuk.
Per l’Europa e l’Italia, l’escalation nel Golan siriano riporta in primo piano la fragilità dell’architettura di sicurezza post-1973. L’accordo di disimpegno, supervisionato dall’Undof, è messo a dura prova da azioni unilaterali che rischiano di innescare una spirale di reazioni locali e di aggravare la già precaria tenuta umanitaria del sud siriano, con possibili ripercussioni sui flussi migratori verso il Mediterraneo. Analisti di Bruxelles osservano che la condanna unanime delle capitali arabe, inclusa Riad, complica il processo di normalizzazione regionale con Israele e rafforza la posizione di chi, in seno all’Unione, chiede un più deciso richiamo al rispetto del diritto internazionale.
Il dossier resta aperto sul tavolo delle Nazioni Unite, alle quali Damasco ha formalmente chiesto di assumersi le proprie responsabilità. Al momento non sono stati annunciati passi operativi né una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza, ma la pressione diplomatica araba potrebbe accelerare una discussione sulla tenuta dell’accordo del 1974 e sul mandato della forza di interposizione.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il governo siriano e i suoi alleati denunciano le incursioni militari israeliane a Quneitra e Daraa come una grave violazione dell'accordo di disimpegno del 1974 e del diritto internazionale. Accusano Israele di terrorizzare i civili e destabilizzare la regione, chiedendo un intervento internazionale immediato per fermare l'aggressione.
Teheran e Doha condannano le avanzate israeliane come una pericolosa escalation che mina la sicurezza regionale. I bombardamenti su aree civili sono descritti come una flagrante violazione del diritto umanitario, che provoca panico e sfollamenti. La comunità internazionale è esortata a ritenere Israele responsabile e a costringerlo a rispettare la sovranità siriana.
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