
Arrestato il veterano che minacciava Putin: il dissenso militare e la risposta del Cremlino
Alexander Lunin, ex soldato russo, è stato fermato per «simboli estremisti» dopo aver chiesto in video un incontro con il presidente e aver evocato una rivolta armata.
Il 27 giugno il tribunale distrettuale di Rossoš, nella regione di Voronež, ha disposto l’arresto amministrativo di Alexander Lunin, trentanovenne ex militare che pochi giorni prima aveva pubblicato un video in cui chiedeva un’udienza pubblica a Vladimir Putin e minacciava, in caso di rifiuto, che «l’esercito rivolgerà le sue armi contro il Cremlino». La misura, confermata solo due giorni dopo sul portale della corte, è stata motivata con l’esposizione di simboli estremisti o nazisti (articolo 20.3 del Codice amministrativo), un’imputazione che secondo osservatori giuridici europei consente alle autorità di isolare rapidamente voci scomode senza dover formulare accuse politiche. Il provvedimento prevede fino a quindici giorni di detenzione; fonti vicine a Lunin parlano di undici giorni, mentre il tribunale ha opposto il segreto istruttorio a ogni richiesta di chiarimento.
Il video, caricato su Instagram – piattaforma formalmente bloccata in Russia ma accessibile tramite VPN – ha raccolto in poche ore oltre diciotto milioni di visualizzazioni. Lunin, che aveva combattuto come volontario nel battaglione Sudoplatov e poi nella 150ª divisione di fucilieri motorizzati, denunciava torture, estorsioni e detenzioni arbitrarie inflitte dai comandanti ai soldati renitenti, e sosteneva di parlare su mandato di non precisati «alti funzionari della Difesa e dei servizi». Il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov, interpellato il 26 giugno, ha dichiarato che il Cremlino era a conoscenza del filmato ma non lo aveva ancora esaminato, aggiungendo che conteneva «formulazioni piuttosto strane». Nelle stesse ore Lunin, dopo essere stato contattato dall’attivista filogovernativo Vitalij Borodin, si metteva in viaggio verso Mosca; la notte successiva la polizia perquisiva la sua abitazione sequestrando supporti informatici e nunchaku, mentre la moglie prima diffondeva e poi cancellava un video sull’accaduto.
Secondo analisti dell’Europa centro-orientale, la vicenda mette a nudo la tensione crescente tra il Cremlino e una parte della società russa logorata da oltre tre anni di conflitto. L’episodio richiama, pur con proporzioni ridotte, la retorica della minaccia armata già usata da Evgenij Prigožin prima della marcia su Mosca del giugno 2023, ma il profilo di Lunin – un soldato semplice, privo di una struttura paramilitare alle spalle – ne fa piuttosto un sintomo del malessere che attraversa i ranghi intermedi delle forze armate e le comunità rurali. La scelta di incriminarlo per un reato amministrativo legato alla simbologia, e non per istigazione alla ribellione, viene letta a Bruxelles come un tentativo di contenere il danno reputazionale senza alimentare un caso politico, in un momento in cui l’economia russa mostra segni di recessione e le code ai distributori si allungano perfino nella capitale.
Il dossier resta aperto sul piano giudiziario: Lunin si trova in stato di fermo e non sono stati annunciati ulteriori procedimenti penali. La rapidità dell’arresto e l’opacità con cui il tribunale ha gestito la pratica indicano, per gli osservatori occidentali, una strategia di neutralizzazione preventiva del dissenso che si esprime attraverso canali digitali. Al tempo stesso, il clamore suscitato dal video – milioni di condivisioni in un paese dove l’accesso a Instagram è tecnicamente vietato – segnala la persistenza di un’opinione pubblica che, pur frammentata, cerca forme di espressione al di fuori dei media ufficiali. L’evoluzione del caso dipenderà dalla capacità del sistema di assorbire la protesta senza trasformarla in un catalizzatore di ulteriori tensioni sociali.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 4 lingue
Un ex militare è stato arrestato per aver esposto simboli vietati, non per il video. Il procedimento amministrativo è stato gestito in modo ordinario. Le sue dichiarazioni emotive non hanno alcun legame con la decisione del tribunale.
L'arresto di un veterano che ha osato criticare i comandi militari e chiedere un incontro con Putin rivela l'intolleranza del Cremlino verso il dissenso. Usando un'accusa minore per simboli estremisti, le autorità eludono il vero contenuto del suo video esplosivo. Il caso mostra la disperazione crescente nella società russa e la repressione come unica risposta del regime.
Allarga lo sguardo
Oro sotto 4.000 dollari: correzione ai minimi di sette mesi tra tassi USA e riposizionamento asiatico
4 lingue · 11 testate
Da TechnologyWhatsApp apre agli username, ma i governi temono un’ondata di frodi digitali
6 lingue · 13 testate
Da Science & HealthL’epidemia di Ebola in Congo diventa la terza più grave della storia, mentre il contagio si allarga a nuove province
4 lingue · 10 testate