
Seul condanna l’ex first lady Kim a sette anni: undici totali per corruzione e regali di lusso
La moglie del presidente deposto Yoon Suk Yeol ha ricevuto una nuova condanna per aver accettato gioielli e orologi in cambio di nomine pubbliche, aggravando una crisi politica che scuote la Corea del Sud.
Il Tribunale distrettuale centrale di Seul ha condannato venerdì l’ex first lady Kim Keon Hee a sette anni di reclusione per corruzione, riconoscendola colpevole di aver ricevuto metalli preziosi di alto valore in cambio di favori in nomine governative e agevolazioni imprenditoriali. La sentenza si somma ai quattro anni già inflitti in un separato procedimento per manipolazione del mercato azionario e concussione, portando la pena complessiva a undici anni. Secondo la corte, Kim ha «trasformato la propria posizione in uno strumento per interessi personali», accettando senza esitazione beni che un cittadino comune difficilmente potrebbe ottenere nell’arco di una vita.
Tra i doni elencati nell’atto d’accusa figurano una collana Van Cleef & Arpels, una spilla Tiffany, orecchini Graff e un orologio Vacheron Constantin, per un valore complessivo di circa 103 milioni di won (oltre 67.000 dollari), offerti da un magnate dell’edilizia nel 2022 in cambio di un incarico per il genero. La procura speciale, che aveva chiesto sette anni e mezzo, ha accolto con favore la decisione, mentre la difesa ha annunciato ricorso, sostenendo che i regali non fossero legati ad alcuna richiesta di favori. Il giudice ha osservato che il tentativo di restituire parte degli oggetti solo dopo l’avvio delle indagini dimostra la piena consapevolezza dell’illegalità.
La vicenda si inserisce nell’ondata di inchieste scatenate dal fallito tentativo del marito, l’ex presidente Yoon Suk Yeol, di imporre la legge marziale nel dicembre 2024, atto che gli è costato la destituzione e una condanna all’ergastolo per insurrezione. L’Ufficio investigativo anticorruzione e una squadra speciale stanno esaminando i legami tra l’entourage presidenziale e una rete di scambi illeciti che, secondo gli inquirenti sudcoreani, ha minato la separazione tra poteri e favorito interferenze della Chiesa dell’Unificazione nella politica nazionale.
Osservatori europei e analisti di Bruxelles sottolineano come il susseguirsi di scandali ai vertici dello Stato – da Park Geun-hye a Lee Myung-bak, fino a Yoon – alimenti una percezione di fragilità istituzionale in un alleato strategico per l’industria tecnologica e la sicurezza regionale. L’instabilità potrebbe raffreddare la fiducia degli investitori internazionali, con possibili ripercussioni sulle catene di fornitura dei semiconduttori, cruciali anche per l’Italia. Il procedimento d’appello per Kim Keon Hee è atteso nei prossimi mesi, mentre proseguono i processi a carico di Yoon e di altri ex ministri.
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La condanna dimostra che in Corea del Sud la legge vale per tutti, anche per le figure di alto rango.
Si normalizza l'evento come prova del funzionamento dello stato di diritto, evitando commenti politici o emotivi.
Non viene approfondito il contesto politico che ha portato al processo né le possibili implicazioni per il partito di governo.
La Corea del Sud paga il prezzo di essere un satellite americano: la corruzione è endemica tra i fedeli alleati di Washington.
Si generalizza il singolo caso a critica sistemica, equiparando la corruzione sudcoreana a quella di altri Paesi allineati agli Usa.
Non si menziona l'indipendenza della magistratura sudcoreana né il fatto che il processo è stato condotto internamente.
Il sistema giudiziario sudcoreano ha funzionato; è un caso di ordinaria amministrazione.
Si enfatizza la procedura giudiziaria come garanzia di giustizia, senza politicizzare il risultato.
Non vengono discussi i legami politici della condannata né l'impatto sulle relazioni internazionali.
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