
Kenya tra giustizia minorile e repressione: il caso Utumishi e la memoria delle proteste Gen Z
Otto studentesse accusate di omicidio per il rogo in un dormitorio, mentre centinaia di arresti segnano le commemorazioni delle vittime delle manifestazioni del 2024.
L’Alta Corte di Kibera ha disposto accertamenti psichiatrici e sulla minore età per otto studentesse della Utumishi Girls Academy, accusate di sedici capi d’omicidio in relazione all’incendio che il 28 maggio scorso ha ucciso altrettante compagne nel dormitorio della scuola di Gilgil, a nord-ovest di Nairobi. Secondo l’Ufficio del Procuratore kenyota, le indagini – basate su testimonianze, filmati di videosorveglianza e reperti forensi – indicano che il rogo sarebbe stato appiccato deliberatamente incendiando materassi vicino all’uscita, in un edificio che ospitava oltre duecento studentesse e dal quale molte riuscirono a fuggire solo attraverso un’unica porta, poiché l’uscita di sicurezza risultava bloccata. La corte ha escluso i media dalla seduta virtuale e ha ordinato che le minori, attualmente trattenute in un centro di custodia per ragazzi, siano sottoposte a valutazione psichiatrica presso l’ospedale Mathare e che per ciascuna venga aperto un fascicolo di protezione minorile. L’udienza per l’eventuale dichiarazione di colpevolezza è stata rinviata al 1° luglio.
Il procedimento si inserisce in un quadro di crescente attenzione, da parte delle autorità di Nairobi, verso l’ondata di incendi dolosi negli istituti scolastici. Il Ministro dell’Istruzione Julius Ogamba ha reso noto che le prime verifiche hanno evidenziato gravi carenze di sicurezza, tra cui il sovraffollamento dei dormitori e le uscite d’emergenza inaccessibili. L’ODPP ha colto l’occasione per ribadire che i responsabili di atti di violenza nelle scuole saranno perseguiti, mentre alcune voci della società civile, secondo quanto riportato da analisti regionali, chiedono una revisione del modello dei collegi, proponendo di convertire i dormitori in laboratori e spazi didattici. Il caso ha inoltre riacceso il dibattito sul benessere psicologico degli studenti e sulla disciplina negli istituti, in un Paese dove gli incendi nei boarding school hanno una lunga e tragica storia.
Parallelamente, la polizia kenyota ha condotto una vasta operazione di contenimento delle commemorazioni per le vittime delle proteste “Gen Z” del 2024 e del 2025. Secondo fonti della sicurezza, oltre trecentocinquanta persone sono state arrestate a Nairobi e in altre città, con l’accusa di assembramento illegale e blocco stradale; a Kitengela un attivista è stato posto in detenzione per sette giorni in attesa dell’analisi forense dei suoi telefoni, mentre a Mwea due donne fermate durante una veglia a lume di candela sono state rilasciate con l’obbligo di presentarsi alla polizia. Le autorità giustificano gli interventi con la necessità di prevenire disordini, ma organizzatori e gruppi per i diritti umani, tra cui Amnesty International, denunciano una repressione sproporzionata del diritto di riunione garantito dalla Costituzione. Il presidente William Ruto ha riconosciuto gli eccessi della polizia nel 2024 e ha istituito un fondo per i familiari delle vittime, tuttavia fonti della società civile lamentano opacità nella gestione dei risarcimenti e l’assenza di procedimenti contro gli agenti responsabili.
In un contesto regionale segnato da fragilità istituzionale, anche la Nigeria settentrionale registra un episodio emblematico: nel Niger State, banditi armati hanno incendiato una scuola primaria a Dekara, nonostante le comunità locali avessero versato un “prelievo di protezione” di dieci milioni di naira. Testimoni riferiscono che i gruppi armati, provenienti dal Parco nazionale del Lago Kainji, hanno violato l’accordo estorsivo, costringendo la popolazione alla fuga e aggravando l’emergenza umanitaria in un’area già colpita da attacchi ricorrenti. Le forze di sicurezza nigeriane non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma analisti della regione osservano come il pagamento di riscatti e tributi illegali stia alimentando un’economia della paura che mina la presenza dello Stato.
I tre episodi, pur nella loro diversità, delineano un arco di tensione tra cittadini e istituzioni che attraversa l’Africa subsahariana. In Kenya il prossimo passaggio processuale per le studentesse è atteso per il 1° luglio, mentre le indagini sulle proteste e l’esame dei dispositivi sequestrati potrebbero portare a nuovi capi d’imputazione. In Nigeria, l’assenza di una risposta ufficiale lascia le comunità esposte a ulteriori ritorsioni, in attesa di un intervento coordinato delle autorità statali e federali.
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Il sistema giudiziario keniota è sotto pressione: da un lato il processo a delle studentesse, dall'altro la repressione degli attivisti. La crisi dello stato di diritto emerge come una questione interna, legata a disfunzioni istituzionali e a tensioni sociali che richiedono riforme concrete.
Il Kenya è teatro di una doppia violazione dello stato di diritto: il processo a minorenni e la persecuzione di attivisti sono sintomi di un arretramento democratico che allarma la comunità internazionale. La situazione richiede una risposta urgente da parte delle istituzioni globali.
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