
Russia accusa Kiev di aver rifiutato tregua per la restituzione delle salme a Kostiantynivka
Mentre Mosca accusa Kiev di rifiutare una tregua umanitaria per la consegna dei corpi, l’Ucraina tace e contesta il controllo russo sulla strategica città del Donetsk.
Il ministero della Difesa russo ha annunciato domenica 5 luglio 2026 che l’Ucraina ha respinto la proposta di un cessate il fuoco temporaneo a Kostiantynivka, nel Donetsk, finalizzato alla restituzione delle salme dei militari ucraini caduti. La tregua di sei ore, prevista per il giorno successivo sotto l’egida di una «azione umanitaria», avrebbe dovuto svolgersi alla presenza di oltre venti testate internazionali, che si erano dichiarate pronte a documentare il passaggio di consegne. Secondo Mosca, la risposta negativa è giunta attraverso canali dei servizi segreti, facendo così sfumare l’operazione.
Da parte russa, il ministero ha accusato Kiev di trattare i propri soldati come «materiale di consumo», un’accusa rilanciata dalla portavoce degli Esteri Marija Zacharova, la quale ha affermato che al presidente Zelensky «gli ucraini non servono né morti né vivi». L’Ucraina, dal canto suo, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali né confermato il rifiuto. Il presidente Volodymyr Zelensky, intervenendo sabato, aveva già bollato come «menzogna» la rivendicazione russa del pieno controllo sulla città, sfidando Vladimir Putin a un incontro diplomatico proprio a Kostiantynivka. I progetti di monitoraggio indipendenti non hanno finora verificato la conquista russa.
La vicenda mette in luce lo stallo informativo e la guerra di narrativa che accompagna l’offensiva nel Donbass. Analisti europei leggono la proposta umanitaria condizionata da Mosca come un tentativo di consolidare la pretesa territoriale a fini propagandistici: qualunque accettazione da parte di Kiev avrebbe potuto essere interpretata come un riconoscimento de facto della presenza russa in città. Il mancato svolgimento della consegna delle salme, in ogni caso, priva le famiglie ucraine della possibilità di seppellire i propri cari.
Kostiantynivka è un nodo industriale e logistico chiave, trasformato da Kiev a partire dal 2014 in una delle quattro «città-fortezza» del Donbass, insieme a Sloviansk, Kramatorsk e Družkivka. Secondo lo stato maggiore russo, per espugnarla sono stati necessari scontri prolungati che avrebbero causato la perdita di circa 13.500 soldati ucraini. Mosca aveva già rivendicato il controllo della città il 3 luglio, definendola la chiave per la successiva avanzata verso l’agglomerato di Kramatorsk-Sloviansk, ultimo baluardo di Kiev nella regione. Sul campo, la situazione resta opaca e soggetta a rivendicazioni non verificabili in modo indipendente.
Al momento non sono previsti nuovi round negoziali sulla questione delle salme, mentre proseguono le ostilità. Lo scambio di accuse rischia di inasprire ulteriormente il clima diplomatico, già compromesso dall’assenza di un quadro per una tregua più ampia. L’episodio conferma come, anche su dossier umanitari, le due parti fatichino a trovare intese, con ricadute dirette sulla popolazione e sullo stesso destino dei prigionieri.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Russia propone un cessate il fuoco umanitario per restituire i corpi dei soldati ucraini, ma Kiev rifiuta, dimostrando di trattare i propri militari come materiale di scarto. I media internazionali sono pronti a documentare l'operazione, ma l'Ucraina blocca tutto per nascondere le sue perdite.
Il ministero della Difesa russo riferisce che l'Ucraina ha rifiutato una tregua per il recupero dei corpi a Kostiantynivka. La notizia è riportata senza conferme indipendenti, mentre Kiev non ha commentato.
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