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Vertice E5 a Berlino e Rutte da Trump: la Nato cerca coesione prima di Ankara

Mentre il segretario generale Rutte incontra Trump a Washington, i leader di Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Polonia si coordinano a Berlino per definire una posizione comune sulla spesa militare in vista del vertice di Ankara del 7-8 luglio.

Oggi la doppia partita diplomatica che prepara il vertice Nato di Ankara si gioca su due tavoli: a Berlino i capi di governo del formato E5 – Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Polonia – si riuniscono per elaborare una linea comune sulla difesa europea, mentre a Washington il segretario generale Mark Rutte incontra il presidente Donald Trump nel tentativo di scongiurare fratture aperte all’interno dell’Alleanza. L’esito di queste consultazioni avrà ricadute concrete sulla credibilità del pilastro europeo della Nato e, per l’Italia, sulla possibilità di mantenere posizioni di comando nei quartier generali di LANDCOM e MARCOM, storicamente affidati a ufficiali italiani.

Secondo fonti dell’amministrazione statunitense, Trump insiste perché gli alleati raggiungano l’obiettivo del 5% del Pil in spese per la difesa entro il 2035 – target articolato in un 3,5% per la difesa classica e un 1,5% per sicurezza interna e tecnologie dual-use – e ha già annunciato un alleggerimento della presenza militare americana in Europa. Rutte, pur dichiarando di comprendere «totalmente» la frustrazione del presidente, ha ricordato nell’intervista a Fox News che durante l’operazione Epic Fury contro l’Iran gli alleati europei hanno messo a disposizione basi e corridoi aerei: circa quattromila-cinquemila sortite di velivoli statunitensi sono decollate da basi italiane e altri Paesi, la Romania ha ridotto i voli civili a Bucarest per far posto ai tanker, e forze europee sono ora preposizionate vicino allo Stretto di Hormuz per contribuire allo sminamento. Il segretario generale ha inoltre esortato a incrementare la produzione industriale della difesa e a ricostituire le scorte di munizioni su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Nell’ottica di Bruxelles e delle capitali europee, il formato E5 – nato nel 2024 per coordinare il sostegno all’Ucraina e allargato al Regno Unito post-Brexit – rappresenta il primo nucleo di una cooperazione rafforzata che potrebbe evolvere in una Unione europea della difesa, svincolata dall’unanimità dei Ventisette. Al vertice di Berlino, convocato dal cancelliere Friedrich Merz, i leader discutono come prolungare gli impegni assunti al G7 su difesa aerea e garanzie di sicurezza per Kiev, ma il nodo resta la ripartizione degli oneri finanziari. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si presenterà ad Ankara con una spesa italiana che tocca il 2,8% del Pil per l’anno in corso, includendo cybersicurezza, spazio e protezione dei confini, ma ha confermato il no all’acquisto di armi americane per l’Ucraina tramite il programma Purl della Nato e mantiene cautela sui prestiti del fondo europeo Safe, per non sottrarre risorse alla tutela di famiglie e imprese colpite dal caro-energia.

Secondo analisti della Nato Defense College Foundation, la frammentazione dei sistemi d’arma europei – oltre centosettanta tipi diversi – e la necessità di standardizzazione restano problemi irrisolti che il gruppo E5 potrebbe affrontare con un approccio intergovernativo a geometria variabile. Sul piano geopolitico, Rutte ha inquadrato l’Alleanza come una coalizione contrapposta a quattro attori – Cina, Corea del Nord, Iran e Russia – che cooperano tra loro, e ha definito l’Iran «esportatore di caos e terrorismo», sostenendo che un suo eventuale arsenale nucleare sarebbe «devastante per la regione e per il mondo intero». Dopo Berlino, Meloni incontrerà Macron ad Antibes giovedì, mentre il vertice di Ankara del 7-8 luglio si profila come il banco di prova di una Nato chiamata a funzionare con una presenza statunitense ridotta e condizionata, in un passaggio che, secondo fonti diplomatiche europee, una divisione interna finirebbe per avvantaggiare Mosca e Pechino.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il segretario generale della NATO ha pubblicamente appoggiato la linea dura del presidente Trump sull'Iran, definendola indispensabile per paralizzare le ambizioni nucleari di Teheran e scongiurare una catastrofe regionale. Ha inoltre quantificato il massiccio supporto logistico europeo alle operazioni statunitensi, citando migliaia di voli militari partiti da basi alleate. Le dichiarazioni miravano a rassicurare Washington sul valore dell'Europa come piattaforma di proiezione della forza, allineandosi all'approccio conflittuale di Trump.

Stampa russa e CSI/ Statale
ScetticismoIronia

I media russi hanno descritto il segretario generale della NATO come impegnato in un'agenda a tre punte per placare il presidente Trump: garantire il coinvolgimento degli Stati Uniti, spingere gli alleati ad aumentare i bilanci militari e mantenere il sostegno all'Ucraina. Hanno inoltre evidenziato un episodio in cui avrebbe oltrepassato il suo mandato proponendo di ridefinire le esercitazioni NATO come missione artica per calmare le ambizioni di Trump sulla Groenlandia, suscitando obiezioni danesi. La copertura ha dipinto Rutte come qualcuno che eccede i propri poteri pur di compiacere Washington.

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martedì 23 giugno 2026

Vertice E5 a Berlino e Rutte da Trump: la Nato cerca coesione prima di Ankara

Mentre il segretario generale Rutte incontra Trump a Washington, i leader di Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Polonia si coordinano a Berlino per definire una posizione comune sulla spesa militare in vista del vertice di Ankara del 7-8 luglio.

Oggi la doppia partita diplomatica che prepara il vertice Nato di Ankara si gioca su due tavoli: a Berlino i capi di governo del formato E5 – Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Polonia – si riuniscono per elaborare una linea comune sulla difesa europea, mentre a Washington il segretario generale Mark Rutte incontra il presidente Donald Trump nel tentativo di scongiurare fratture aperte all’interno dell’Alleanza. L’esito di queste consultazioni avrà ricadute concrete sulla credibilità del pilastro europeo della Nato e, per l’Italia, sulla possibilità di mantenere posizioni di comando nei quartier generali di LANDCOM e MARCOM, storicamente affidati a ufficiali italiani.

Secondo fonti dell’amministrazione statunitense, Trump insiste perché gli alleati raggiungano l’obiettivo del 5% del Pil in spese per la difesa entro il 2035 – target articolato in un 3,5% per la difesa classica e un 1,5% per sicurezza interna e tecnologie dual-use – e ha già annunciato un alleggerimento della presenza militare americana in Europa. Rutte, pur dichiarando di comprendere «totalmente» la frustrazione del presidente, ha ricordato nell’intervista a Fox News che durante l’operazione Epic Fury contro l’Iran gli alleati europei hanno messo a disposizione basi e corridoi aerei: circa quattromila-cinquemila sortite di velivoli statunitensi sono decollate da basi italiane e altri Paesi, la Romania ha ridotto i voli civili a Bucarest per far posto ai tanker, e forze europee sono ora preposizionate vicino allo Stretto di Hormuz per contribuire allo sminamento. Il segretario generale ha inoltre esortato a incrementare la produzione industriale della difesa e a ricostituire le scorte di munizioni su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Nell’ottica di Bruxelles e delle capitali europee, il formato E5 – nato nel 2024 per coordinare il sostegno all’Ucraina e allargato al Regno Unito post-Brexit – rappresenta il primo nucleo di una cooperazione rafforzata che potrebbe evolvere in una Unione europea della difesa, svincolata dall’unanimità dei Ventisette. Al vertice di Berlino, convocato dal cancelliere Friedrich Merz, i leader discutono come prolungare gli impegni assunti al G7 su difesa aerea e garanzie di sicurezza per Kiev, ma il nodo resta la ripartizione degli oneri finanziari. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si presenterà ad Ankara con una spesa italiana che tocca il 2,8% del Pil per l’anno in corso, includendo cybersicurezza, spazio e protezione dei confini, ma ha confermato il no all’acquisto di armi americane per l’Ucraina tramite il programma Purl della Nato e mantiene cautela sui prestiti del fondo europeo Safe, per non sottrarre risorse alla tutela di famiglie e imprese colpite dal caro-energia.

Secondo analisti della Nato Defense College Foundation, la frammentazione dei sistemi d’arma europei – oltre centosettanta tipi diversi – e la necessità di standardizzazione restano problemi irrisolti che il gruppo E5 potrebbe affrontare con un approccio intergovernativo a geometria variabile. Sul piano geopolitico, Rutte ha inquadrato l’Alleanza come una coalizione contrapposta a quattro attori – Cina, Corea del Nord, Iran e Russia – che cooperano tra loro, e ha definito l’Iran «esportatore di caos e terrorismo», sostenendo che un suo eventuale arsenale nucleare sarebbe «devastante per la regione e per il mondo intero». Dopo Berlino, Meloni incontrerà Macron ad Antibes giovedì, mentre il vertice di Ankara del 7-8 luglio si profila come il banco di prova di una Nato chiamata a funzionare con una presenza statunitense ridotta e condizionata, in un passaggio che, secondo fonti diplomatiche europee, una divisione interna finirebbe per avvantaggiare Mosca e Pechino.

Divergenza delle fonti

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62%Alta

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosfera/ Sicurezza
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Il segretario generale della NATO ha pubblicamente appoggiato la linea dura del presidente Trump sull'Iran, definendola indispensabile per paralizzare le ambizioni nucleari di Teheran e scongiurare una catastrofe regionale. Ha inoltre quantificato il massiccio supporto logistico europeo alle operazioni statunitensi, citando migliaia di voli militari partiti da basi alleate. Le dichiarazioni miravano a rassicurare Washington sul valore dell'Europa come piattaforma di proiezione della forza, allineandosi all'approccio conflittuale di Trump.

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I media russi hanno descritto il segretario generale della NATO come impegnato in un'agenda a tre punte per placare il presidente Trump: garantire il coinvolgimento degli Stati Uniti, spingere gli alleati ad aumentare i bilanci militari e mantenere il sostegno all'Ucraina. Hanno inoltre evidenziato un episodio in cui avrebbe oltrepassato il suo mandato proponendo di ridefinire le esercitazioni NATO come missione artica per calmare le ambizioni di Trump sulla Groenlandia, suscitando obiezioni danesi. La copertura ha dipinto Rutte come qualcuno che eccede i propri poteri pur di compiacere Washington.

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