
Kostiantynivka contesa: Mosca annuncia la conquista, Kiev smentisce e sfida Putin
Le dichiarazioni contrastanti sulla città-fortezza del Donetsk aprono una nuova fase di guerra psicologica, mentre i raid su infrastrutture energetiche si intensificano.
Venerdì 3 luglio, il Cremlino ha annunciato la conquista di Kostiantynivka, snodo strategico nell’oblast di Donetsk, ma le forze armate ucraine hanno immediatamente respinto la rivendicazione, definendola «falsa». Il presidente Volodymyr Zelensky ha sfidato Vladimir Putin a incontrarlo proprio nella città contesa per avviare un negoziato, mentre lo Stato Maggiore di Kiev ha confermato che i reparti del 19° Corpo d’Armata continuano le operazioni difensive all’interno dell’abitato e sulle vie d’accesso.
Secondo fonti di Mosca, il capo di Stato Maggiore Valerij Gerasimov ha riferito a Putin che la città – definita «uno dei principali capisaldi nemici» – è stata liberata, e il ministero della Difesa ha diffuso immagini di soldati russi con la bandiera tra le macerie. Nell’ottica del Cremlino, la presa di Kostiantynivka rappresenta un passo decisivo per consolidare il controllo sul Donbass e avanzare verso nord lungo la cintura fortificata ucraina. Al contrario, da Kiev si insiste sul fatto che la situazione, pur «difficile», resta sotto controllo, e si denuncia un’operazione di disinformazione volta a minare il morale e a creare una narrazione di vittoria.
Analisti militari occidentali sottolineano che Kostiantynivka è la più meridionale di quattro città-chiave – insieme a Sloviansk, Kramatorsk e Druzhkivka – che formano l’ossatura difensiva ucraina nel Donetsk industriale. Un suo eventuale cedimento consentirebbe alle forze russe di minacciare direttamente le retrovie nemiche e di mettere sotto pressione l’intero schieramento di Kiev nella regione. La battaglia per la città, che prima della guerra contava circa 78.000 abitanti, infuria dalla fine del 2025 e si inserisce in una più ampia offensiva russa su un fronte di oltre mille chilometri.
La disputa su Kostiantynivka si intreccia con una escalation di attacchi a lungo raggio. Nella notte di sabato, droni ucraini hanno colpito un terminal petrolifero a San Pietroburgo e il porto di Vysotsk, nella regione di Leningrado, mentre Mosca ha lanciato l’ennesimo massiccio bombardamento su Kyiv e Sumy, causando vittime civili. Putin ha ordinato di proseguire i raid coordinati contro le infrastrutture militari-industriali ucraine e ha evocato la necessità di ampliare le «zone cuscinetto» in risposta agli attacchi sul territorio russo. A Bruxelles e nelle capitali europee, inclusa Roma, si guarda con preoccupazione all’impatto di queste azioni sulla sicurezza energetica continentale: i danni alle raffinerie russe, pur provocando code ai distributori in diverse regioni della Federazione, non hanno finora alterato in modo strutturale i mercati globali, ma accrescono l’incertezza in un contesto già teso.
Il dossier resta aperto: nessuna verifica indipendente ha confermato il controllo effettivo della città, e i combattimenti proseguono. Sul piano diplomatico, i tentativi di mediazione restano in stallo, mentre gli Stati Uniti hanno messo in guardia la Polonia su possibili «provocazioni» russe per saggiare la coesione della NATO. Nelle prossime settimane, l’attenzione si concentrerà sull’evoluzione della situazione sul campo e sulla capacità ucraina di mantenere la coesione del proprio dispositivo difensivo, in un conflitto che, giunto al quinto anno, continua a ridisegnare gli equilibri di sicurezza del continente.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | +0.80 | aligned |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
L'Ucraina smentisce categoricamente la presa russa, definendola una menzogna propagandistica. Il presidente Zelensky e lo stato maggiore affermano il controllo continuato.
La smentita viene autorizzata citando i massimi funzionari ucraini, mentre l'annuncio russo viene delegittimato etichettandolo come 'fake news'.
Non viene riportata la versione russa né alcuna dichiarazione di Mosca, creando una narrazione unilaterale.
La Russia annuncia la conquista di Kostiantynivka come un fatto compiuto, con Putin che elogia il successo strategico.
L'annuncio viene presentato come definitivo omettendo qualsiasi smentita ucraina e utilizzando le lodi di Putin per legittimare la rivendicazione.
Non viene menzionata la smentita ucraina né le dichiarazioni di Zelensky, dando l'impressione di una vittoria indiscussa.
La Russia rivendica la presa mentre l'Ucraina nega, in un contesto di attacchi in escalation e minacce reciproche.
Le rivendicazioni opposte vengono giustapposte senza giudizio, inserite in una narrazione di escalation simmetrica che normalizza il conflitto.
Non si approfondisce la veridicità delle affermazioni, né si forniscono prove indipendenti, lasciando il lettore con due versioni contrapposte.
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