
Inflazione in Brasile sotto le attese, Bovespa balza del 3% e mercati scommettono sul taglio dei tassi
L’IPCA di giugno cresce solo dello 0,16%, metà delle previsioni, innescando un rally azionario e un forte calo dei rendimenti futuri mentre la probabilità di un intervento della banca centrale ad agosto supera l’80%.
La sorpresa è arrivata dall’indice ufficiale dei prezzi al consumo: in Brasile l’inflazione di giugno è salita appena dello 0,16% su base mensile, meno della metà dello 0,31% atteso dagli analisti e il valore più basso per il mese dal 2023. Su dodici mesi l’IPCA è sceso al 4,64%, ancora al di sopra del tetto della forchetta-obiettivo (4,5%), ma in deciso rallentamento. La reazione dei mercati è stata immediata e potente: l’indice Bovespa ha chiuso la seduta di venerdì con un balzo del 2,97% a 177.866 punti, il livello più alto da metà maggio e il maggior rialzo giornaliero da marzo, mentre il real si è rafforzato portando il dollaro a 5,108 reais, in calo dello 0,3% nella seduta e di oltre l’1% nella settimana.
Il meccanismo di trasmissione è passato interamente dalle aspettative sulla politica monetaria. I contratti futuri sui tassi DI sono scesi in modo marcato: la scadenza per gennaio 2028 ha ceduto 19 punti base al 13,85%, e quella per il 2035 è arretrata di 17 punti base. La probabilità implicita di un taglio di 25 punti base del tasso Selic nella riunione del Copom del 5 agosto è balzata oltre l’80%, ribaltando lo scenario di tre settimane fa, quando prevaleva la scommessa su un mantenimento al 14,25%. Secondo gli operatori di San Paolo, il dato ha rimosso parte della pressione di breve periodo, restituendo alla banca centrale lo spazio per proseguire il ciclo di allentamento avviato a giugno, anche se il cammino resta condizionato all’evoluzione dei prezzi di cibo ed energia.
Il quadro internazionale ha offerto un contesto contrastato. In India, il Sensex ha chiuso la settimana in calo marginale dello 0,25%, nonostante il rimbalzo di venerdì trainato dal comparto IT dopo i risultati di TCS; i listini medi e piccoli hanno continuato a sovraperformare, con il Midcap 100 a nuovi massimi storici. A Giacarta l’indice IHSG ha guadagnato lo 0,83% in settimana, sostenuto da un recupero della fiducia degli investitori. Sul fronte energetico, il petrolio Brent è rimasto vicino a 76 dollari al barile, con i mercati che monitorano il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz mentre Stati Uniti e Iran hanno avviato nuovi contatti, pur in assenza di un cessate il fuoco.
Nonostante l’euforia, restano rischi concreti. L’inflazione cumulata a dodici mesi è ancora sopra il tetto della meta, e gli analisti di Rio de Janeiro e Brasilia avvertono che l’arrivo del fenomeno El Niño potrebbe spingere i prezzi alimentari tra agosto e settembre. Inoltre, le misure di stimolo al consumo varate dal governo Lula in vista delle elezioni di ottobre non hanno ancora dispiegato tutti i loro effetti sul carovita, e un’eventuale fiammata del greggio legata alle tensioni mediorientali potrebbe invertire rapidamente il sentiero disinflazionistico. La prossima riunione del Copom, il 5 agosto, resta l’appuntamento chiave per verificare se il sollievo di giugno si tradurrà in un nuovo taglio dei tassi.
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