
Gaza, raid israeliani uccidono 11 persone: vittima un cameraman di Al Jazeera
Israele rivendica i colpi come mirati a miliziani di Hamas, mentre la diplomazia internazionale cerca di rilanciare il piano Trump, tra accuse reciproche di violazione del cessate il fuoco.
Il 20 giugno, una serie di attacchi aerei e colpi d’arma da fuoco condotti dalle forze israeliane nella Striscia di Gaza hanno provocato la morte di undici palestinesi, tra cui quattro membri della famiglia Safadi — padre, madre e due figlie — uccisi nel sonno da un missile che ha centrato la loro abitazione nel quartiere di Sabra, a Gaza City. Nel campo profughi di Bureij, il cameraman di Al Jazeera Ahmad Wishah è rimasto vittima di un raid mirato che ha colpito la casa dove si trovava. Al Jazeera ha dichiarato che con Wishah sale a dodici il numero dei propri dipendenti uccisi a Gaza dall’ottobre 2023.
L’esercito israeliano ha giustificato le operazioni affermando di aver preso di mira «un terrorista di Hamas impegnato a pianificare attacchi imminenti» e ha definito Wishah «un membro dell’ala militare di Hamas con funzioni di cecchino». Nessuna prova indipendente è stata resa disponibile per suffragare queste accuse. La Protezione civile di Gaza, che opera sotto l’autorità del movimento islamista ma i cui dati sono considerati credibili dalle Nazioni Unite, ha denunciato la morte di civili estranei al conflitto. «I miei cugini dormivano quando il missile li ha colpiti: non avevano alcun legame con Hamas, erano solo bambini innocenti», ha dichiarato all’AFP Nael al-Safadi, parente delle vittime.
Il cessate il fuoco firmato a ottobre 2025 è sempre più fragile. Secondo il Ministero della Sanità di Gaza, dall’inizio della tregua oltre 1.010 palestinesi sono morti in seguito a operazioni militari israeliane; nello stesso periodo, fonti militari israeliane segnalano cinque caduti tra le proprie file. Le Nazioni Unite confermano che la situazione umanitaria resta critica: Tom Fletcher, capo dell’agenzia umanitaria Onu, ha riferito al Consiglio di sicurezza che la percentuale di famiglie a letto affamate è scesa dal 92% al 36% grazie all’ingresso di più camion di aiuti, ma il 70% della popolazione manca di ripari adeguati e i servizi essenziali sono «sull’orlo del collasso».
Sul fronte politico, i mediatori internazionali — Egitto, Qatar, Turchia e l’inviato del Board of Peace statunitense Nickolay Mladenov — hanno presentato ai movimenti palestinesi una versione rivista del piano Trump per Gaza, che subordina il disarmo di Hamas e il suo disimpegno dalla governance dell’enclave al ritiro progressivo delle truppe israeliane. Hamas, tuttavia, lega qualsiasi disarmo all’avvio di un processo politico verso la creazione di uno Stato palestinese. Mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato di estendere il controllo sulla Striscia fino al 70% del territorio, la diplomazia europea — e italiana in particolare — ribadisce la priorità del diritto umanitario e di una soluzione a due Stati, osservando con crescente preoccupazione il logoramento del cessate il fuoco. I negoziati proseguono senza che siano emersi passi avanti decisivi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media del sud-est asiatico, citando Xinhua, riportano la morte di cinque palestinesi tra cui due bambini in raid israeliani, definendo la tregua una 'illusione letale' per i bambini. L'attenzione è sul pesante bilancio dal cessate il fuoco e sulla promessa non mantenuta di protezione.
I media latinoamericani coprono brevemente il raid che ha ucciso un'intera famiglia, sottolineando la fragilità della tregua. Il tono è fattuale e misurato, concentrandosi sulla violazione del cessate il fuoco e sull'aumento delle tensioni.
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