
La guerra dei droni ridisegna il conflitto: Mosca colpita nel cuore, s’incrina la narrativa della sicurezza
Il più massiccio attacco di droni ucraini sulla capitale russa manda in fumo una raffineria strategica, mentre proseguono i raid russi su Kharkiv e Zaporizhzhia, in un’escalation che riscrive la geometria del conflitto e mette sotto pressione il consenso interno al Cremlino.
Nella notte tra il 18 e il 19 giugno, un’ondata di oltre centocinquanta droni ucraini ha investito Mosca, colpendo in particolare la raffineria di Kapotnja e provocando vasti incendi e la chiusura temporanea degli aeroporti della capitale. È stata la più violenta incursione aerea sul cuore della Russia dall’inizio dell’invasione del 2022. Secondo fonti militari di Kiev, si è trattato di una risposta ai bombardamenti russi che nei giorni precedenti avevano devastato quartieri residenziali a Kharkiv e Zaporizhzhia, causando decine di vittime civili, tra cui bambini. Mentre il ministero della Difesa russo ha rivendicato l’abbattimento di gran parte degli ordigni, filmati verificati da esperti occidentali mostrano scene di caos: soldati che lanciano missili terra‑aria da una superstrada trafficata, un missile della difesa che colpisce per errore un deposito di carburante, e una coltre di fumo che ha oscurato il cielo della capitale.
Dal punto di vista del Cremlino, gli attacchi sono la prova della disperazione ucraina e della necessità di proseguire l’«operazione militare speciale» fino alla completa smilitarizzazione del Paese vicino. Il portavoce Dmitrij Peskov ha parlato di «elevata efficacia» delle difese antiaeree e ha invitato i giornalisti a guardare le immagini delle città ucraine distrutte. Al contempo, però, crescono i segni di tensione fra le élite moscovite: analisti mediorientali e reportage arabi segnalano un crescente malcontento negli ambienti economici e politici russi, che iniziano a mettere in dubbio la sostenibilità di una guerra entrata ormai nel quinto anno. Secondo queste fonti, la capacità ucraina di colpire ripetutamente obiettivi a più di 500 chilometri dal fronte sta erodendo il cosiddetto «patto di sicurezza» sul quale Vladimir Putin ha costruito la propria legittimazione interna, basato sullo scambio fra stabilità e compressione dello spazio politico.
Sul piano militare, gli attacchi confermano un salto tecnologico che gli analisti della Nato definiscono «cambio di paradigma». Le forze di Kiev hanno schierato droni a medio e lungo raggio – i modelli FP‑2 e Behemoth, secondo la stampa internazionale – in grado di saturare le difese antiaeree russe, progettate per intercettare aerei e missili balistici, non sciami di velivoli senza pilota. Le sanzioni internazionali, rilevano gli esperti europei, impediscono a Mosca di rinnovare rapidamente i propri sistemi. Parallelamente, unità robotizzate terrestri iniziano a sostituire i soldati nella cosiddetta «zona della morte», per trasportare munizioni ed evacuare feriti. La strategia ucraina, descritta da fonti di Bruxelles, mira a paralizzare la logistica russa in Crimea e nel Donbass, colpendo ponti, ferrovie e convogli di carburante, e a rendere la guerra sempre più costosa per la popolazione russa, trasferendo il conflitto dalla trincea alla vita quotidiana delle grandi città.
Le prospettive negoziali restano al palo. Mentre i leader europei, Italia compresa, confermano il rinnovo delle sanzioni e cercano di ritagliarsi un ruolo di mediazione, la Casa Bianca sotto la presidenza Trump mantiene una posizione ambigua: ha ventilato la possibilità di concedere a Kiev licenze per produrre sistemi Patriot, ma senza impegni vincolanti. La Russia, dal canto suo, accusa l’Unione Europea di essere parte attiva del conflitto e rifiuta qualsiasi cessate il fuoco unilaterale richiesto dai mediatori britannici e franco‑tedeschi. In questo stallo, l’Ucraina prevede di produrre cinque milioni di droni nel 2026, raddoppiando la cifra appena raggiunta, e ha ordinato oltre venticinquemila robot da combattimento terrestri per la prima metà dell’anno. Un’accelerazione industriale che, secondo gli osservatori occidentali, potrebbe ridefinire gli equilibri sul campo ancora prima di un ipotetico accordo.
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The Ukrainian drone strikes on Moscow are strategically designed to undermine the security narrative that has sustained Putin's internal stability. By hitting the heart of the capital, Kyiv aims to shake the elite's confidence in the Kremlin's ability to protect them. The long-term goal is to create fractures in the regime's support base.
The Ukrainian drone attack exposed the disorganization of Russian air defenses, with soldiers scrambling to shoot down drones from highways. The chaos and confusion in Moscow's response highlight a systemic failure in protecting key infrastructure. This breach raises serious questions about the effectiveness of Russia's military posture.
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