
Putin ai minimi interni, mentre la Cina sorpassa gli Stati Uniti nella fiducia globale
Due rilevazioni indipendenti ridisegnano la mappa del consenso: crolla il gradimento del presidente russo, mentre Pechino guadagna terreno nell'immagine internazionale.
Il gradimento di Vladimir Putin tra i russi ha registrato la flessione settimanale più marcata dall’inizio del conflitto in Ucraina, scendendo al 66% secondo la Fondazione Opinione Pubblica (FOM). Nello stesso arco di giorni, un’indagine del Pew Research Center condotta in 36 Paesi ha mostrato per la prima volta in quasi vent’anni un sorpasso della Cina sugli Stati Uniti nella percezione globale. I due fenomeni, pur distinti, convergono nel delineare un riassetto della legittimazione interna ed esterna di due potenze revisioniste, con ricadute che toccano anche l’Europa e l’Italia, esposte tanto alle turbolenze sul fianco orientale quanto alla competizione sistemica con Pechino.
Secondo i dati FOM, la fiducia nel presidente russo è calata di due punti al 67%, mentre l’approvazione per il governo e per il premier Mikhail Mishustin ha perso rispettivamente quattro e tre punti. L’istituto demoscopico legato al Cremlino, che opera con interviste a domicilio, attribuisce il malessere a due fattori citati spontaneamente dagli intervistati: gli sviluppi dell’“operazione speciale” in Ucraina, con un’attenzione crescente agli attacchi sul territorio russo, e la crisi dei carburanti. Il VTsIOM, che utilizza metodologie telefoniche, conferma la tendenza ma con scostamenti più contenuti, segnalando un’erosione graduale iniziata nella primavera del 2026, in coincidenza con le restrizioni a internet e il blocco di Telegram. Da Bruxelles, analisti della sicurezza leggono questi numeri come un indicatore di usura sociale che, pur senza incrinare il controllo del sistema, potrebbe condizionare i margini di manovra del Cremlino sul fronte bellico e negoziale.
Sul versante globale, il Pew Research Center rileva che il 46% degli intervistati in venti Paesi con serie storiche ha oggi un’immagine positiva della Cina, contro il 36% degli Stati Uniti. Tre anni fa il rapporto era invertito. La fiducia in Xi Jinping supera quella in Donald Trump in ventidue nazioni, sebbene entrambi i leader raccolgano consensi limitati. L’istituto americano lega il mutamento al miglioramento della reputazione cinese post-pandemia e al deterioramento della percezione della politica estera statunitense, inclusi i dazi e il conflitto con l’Iran. Pechino, dal canto suo, interpreta il sorpasso come una conferma della bontà della propria strategia di cooperazione Sud-Sud, mentre a Washington il dato alimenta il dibattito su un declino di influenza che potrebbe accelerare il riallineamento di partner chiave in America Latina, Africa e Sud-est asiatico.
Il Brasile, osservato speciale per l’interscambio commerciale e per il ruolo nei Brics, riflette questa polarizzazione: il 46% dei brasiliani ha una visione favorevole della Cina, il 40% negativa, con i più giovani e gli elettori di sinistra e centro più aperti. Tuttavia il 66% dichiara di non fidarsi di Xi Jinping, un dato che supera la media globale e che, secondo gli analisti di Brasilia, segnala una cautela diffusa verso l’influenza politica cinese, pur in presenza di forti interessi economici. Per l’Italia e l’Europa, la combinazione di un Cremlino sotto pressione interna e di un’ascesa cinese nell’immaginario globale complica il bilanciamento tra deterrenza, dialogo e de-risking. Il dossier resta aperto: il Cremlino non ha ancora commentato i sondaggi, mentre il Pew prevede nuovi aggiornamenti con l’evolversi della competizione tra grandi potenze.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.80 | critical |
| Stampa sud-est asiatica | +0.80 | aligned |
La Russia mantiene la stabilità: il rating di approvazione del presidente rimane alto; un lieve calo non altera il quadro generale del sostegno pubblico.
I numeri sono presentati come statistiche di routine, non come un segnale d'allarme, minimizzando così la significatività del calo.
Il sondaggio globale che mostra l'immagine della Cina superare quella degli Stati Uniti è omesso, concentrandosi esclusivamente sul calo del rating interno.
Il rating di Putin sta crollando a velocità record, rivelando il vero costo della guerra e l'erosione della fiducia pubblica.
Sottolineando la velocità del calo e confrontandolo con la crisi della mobilitazione, la narrazione inquadra il declino come un verdetto sulla legittimità del regime.
Il sondaggio globale che mostra l'immagine della Cina superare quella degli Stati Uniti è omesso, concentrandosi esclusivamente sul calo del rating interno.
Il mondo si sta rivolgendo alla Cina: la fiducia globale ora favorisce Pechino rispetto a Washington, confermando uno storico cambiamento nella percezione internazionale.
I dati del sondaggio Pew sono presentati come una tendenza oggettiva, ma la selezione dei paesi e l'inquadramento della 'fiducia' rafforzano la narrazione dell'ascesa inevitabile della Cina.
Il calo record del rating di approvazione di Putin è omesso, concentrandosi esclusivamente sul sondaggio globale su Cina e Stati Uniti.
Allarga lo sguardo
Tra capitali in fuga e nuovi afflussi: il doppio volto delle economie emergenti
5 lingue · 8 testate
Da TechnologyCina lancia WAICO e Kimi K3: la sfida dell’IA aperta ridisegna gli equilibri globali
7 lingue · 17 testate
Da Science & HealthLa chirurgia negata: dalle attese infinite alle cliniche clandestine, un diritto globale in bilico
3 lingue · 6 testate