
Londra nazionalizza British Steel, Pechino protesta: 'Grave colpo alla fiducia'
Il governo britannico assume il controllo dell'ultimo produttore di acciaio primario per motivi di sicurezza nazionale, scatenando la dura reazione di Pechino che denuncia la violazione del trattato bilaterale sugli investimenti e minaccia ritorsioni.
Il governo britannico ha nazionalizzato British Steel, l'ultimo produttore di acciaio primario del Regno Unito, precedentemente controllato dal gruppo cinese Jingye. La decisione, sancita dallo Steel Industry (Nationalisation) Act 2026, è stata motivata dalla necessità di salvaguardare la produzione siderurgica strategica, i posti di lavoro e le catene di approvvigionamento nazionali. L'operazione ha immediatamente scatenato la reazione di Pechino: il Ministero del Commercio cinese ha espresso "forte insoddisfazione" e ha accusato Londra di aver inferto "un duro colpo alla fiducia delle imprese cinesi che investono nel Regno Unito".
Secondo fonti governative britanniche, l'intervento si è reso indispensabile per evitare la chiusura degli altoforni di Scunthorpe, nel Lincolnshire, che avrebbe reso il Regno Unito l'unico paese del G7 privo di capacità di produzione di acciaio primario. L'impianto, che occupa circa 2.700 addetti e ne sostiene migliaia nell'indotto, produce tipi di acciaio non ancora realizzabili altrove nel paese, essenziali per le ferrovie e l'edilizia. Nell'ottica di Pechino, invece, la mossa rappresenta un'espropriazione forzata che ignora i consistenti investimenti effettuati da Jingye per risollevare un'azienda in perdita cronica. Il ministero cinese ha invitato Londra a rispettare gli obblighi previsti dal trattato bilaterale di protezione degli investimenti del 1986 e a garantire un trattamento equo alle imprese cinesi.
La nazionalizzazione avviene in un contesto di costi operativi insostenibili: secondo la National Audit Office britannica, lo stabilimento di Scunthorpe perdeva circa 1,3 milioni di sterline al giorno. Il governo Starmer, ormai in scadenza, ha nominato un nuovo vertice aziendale con l'obiettivo di stabilizzare l'attività e trasformarla in un'impresa a basse emissioni di carbonio, in linea con la strategia di lungo periodo che punta sui forni elettrici ad arco. Tuttavia, Londra ha chiarito che non intende gestire l'azienda a tempo indeterminato e che in autunno sarà nominato un perito indipendente per determinare l'eventuale indennizzo a Jingye, che potrebbe anche essere pari a zero. La vicenda rischia di complicare le relazioni bilaterali proprio mentre il nuovo premier Andy Burnham si appresta a entrare in carica, e si inserisce in un più ampio dibattito europeo sul ruolo dello Stato nelle industrie strategiche, riecheggiando il caso dell'ex Ilva in Italia.
Pechino ha annunciato che sosterrà le imprese cinesi nel tutelare i propri diritti per via legale e ha preannunciato "misure risolute" non meglio specificate. Il dossier resta aperto: la nazionalizzazione è ormai legge, ma il nodo degli indennizzi e le possibili azioni legali internazionali potrebbero alimentare una lunga controversia. Nel frattempo, il governo britannico dovrà coprire le perdite operative quotidiane e definire un piano industriale che garantisca la transizione senza interrompere la produzione di acciai speciali, mentre l'Unione Europea osserva con attenzione le implicazioni per il mercato siderurgico continentale.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | −0.70 | critical |
| Stampa europea continentale | +0.20 | neutral |
Il Regno Unito nazionalizza per salvare l'industria; la Cina protesta.
Presentazione bilanciata dei fatti senza giudizio, lasciando al lettore la valutazione.
Non viene menzionata la critica cinese secondo cui la nazionalizzazione è stata forzata e ha danneggiato i diritti di Jingye.
Il Regno Unito ha espropriato forzatamente British Steel, danneggiando i legittimi diritti cinesi e rivelando la sua ipocrisia sul libero mercato.
Enfatizzazione del contrasto tra la retorica britannica del libero mercato e l'azione di nazionalizzazione, creando un'accusa di doppiezza.
Non viene riportata la motivazione britannica di proteggere il futuro della produzione e i posti di lavoro.
La nazionalizzazione è l'unica via per salvare l'acciaio britannico, dati i conti in rosso e il conflitto con Jingye.
Presentazione della nazionalizzazione come soluzione tecnica inevitabile, basata su dati economici e produttivi, per legittimare l'intervento statale.
Non viene data voce alla forte insoddisfazione cinese e alla denuncia di danni agli investitori.
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