
Catturato a Bandung il carceriere che torturò la fidanzata per tre anni
Taufik Hidayat, 30 anni, arrestato dopo una fuga fino a Tangerang; la vittima YTR ha riportato cecità e lesioni permanenti.
La polizia di Giava Occidentale ha arrestato nel tardo pomeriggio del 23 giugno Taufik Hidayat, l’uomo sospettato di aver sequestrato e torturato per circa tre anni la propria fidanzata, una donna di 29 anni identificata con le iniziali YTR. La cattura è avvenuta in un complesso residenziale di Ciparay, nel distretto di Bandung, dopo che gli investigatori avevano seguito le tracce digitali lasciate da alcune transazioni online effettuate dal sospettato quella stessa mattina. Secondo le autorità, Hidayat si era inizialmente rifugiato a Tangerang, nella provincia di Banten, ma era rientrato a Giava Occidentale perché tormentato dalla paura e dalla diffidenza verso chiunque.
La vittima era stata ritrovata in condizioni critiche all’inizio di giugno presso l’ospedale Hasan Sadikin di Bandung, dopo che un messaggio anonimo aveva avvisato la famiglia, che non aveva sue notizie da anni. I medici forensi hanno documentato danni permanenti: cecità a entrambi gli occhi, labbro superiore quasi del tutto asportato da un taglio, sei denti anteriori fratturati, cicatrici da bruciature di sigaretta e ferite da arma da taglio sulle gambe, oltre alla perdita della capacità di camminare normalmente. I familiari, attraverso i social media, hanno espresso sollievo per la cattura ma anche rabbia, chiedendo che il responsabile subisca la pena più severa.
Dopo l’arresto, Hidayat è stato sottoposto a test tossicologici, risultati negativi, e ha dichiarato di aver agito sotto l’effetto di un alcolico locale a base di vino nero, confessando tutti gli abusi e manifestando pentimento. La polizia lo ha rinchiuso in una cella speciale sorvegliata da telecamere a circuito chiuso, in isolamento, e ha annunciato l’intenzione di sottoporlo a una perizia psichiatrica, ritenendo la brutalità delle violenze «al di fuori di ogni comportamento normale, sadica».
La vicenda ha suscitato una vasta ondata di indignazione pubblica, amplificata dalla diffusione di immagini che mostravano il sospettato sorridente e apparentemente sereno durante la cattura. Il governatore di Giava Occidentale, Dedi Mulyadi, aveva offerto una ricompensa di 250 milioni di rupie per informazioni utili alla localizzazione del fuggitivo, e dopo l’arresto ha chiesto una punizione esemplare. Anche esponenti del parlamento nazionale, come la deputata Atalia Praratya, hanno domandato la massima severità. Le indagini restano aperte: gli inquirenti stanno verificando la possibile esistenza di altre vittime, inclusa l’ex moglie del sospettato, che avrebbe subito maltrattamenti analoghi, e stanno raccogliendo ulteriori testimonianze per ricostruire l’intera durata della segregazione.
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