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Geopolitica e Politicavenerdì 3 luglio 2026

Petro chiede a Trump la revoca delle sanzioni, ma i dati sull'eradicazione della coca non coincidono

Il presidente colombiano uscente ha sollecitato la rimozione dalla lista Ofac durante un colloquio telefonico, mentre emergono discrepanze tra le cifre ufficiali di Bogotà e i rapporti delle Nazioni Unite.

Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha chiesto venerdì al suo omologo statunitense Donald Trump di intervenire per cancellare il suo nome e quello dei suoi familiari dalla lista di sanzioni dell’Office of Foreign Assets Control (Ofac), nota come “lista Clinton”. Secondo il comunicato diffuso dalla presidenza colombiana, Trump avrebbe risposto che “farà il meglio” per assecondare la richiesta, aggiungendo di aver compreso, dopo l’incontro bilaterale dello scorso febbraio, che Petro è “un brav’uomo”. Il capo dello Stato uscente – che lascerà l’incarico il 7 agosto – ha definito la conversazione “amabile” e ha espresso sorpresa per il fatto che il presidente americano ignorasse sia la sua mancata adesione alla candidatura del presidente eletto Abelardo de la Espriella, sia la permanenza delle sanzioni contro di lui e la sua famiglia.

Durante il colloquio, Petro ha illustrato i progressi del programma di sostituzione volontaria delle coltivazioni di coca, affermando di aver raggiunto l’obiettivo di circa 30.000 ettari eradicati e di puntare a 41.000 entro fine anno. Tuttavia, secondo i dati certificati dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il delitto (Unodc), in quattro mesi e mezzo sarebbero state eradicate soltanto 9.200 ettari, una cifra che proietterebbe a fine 2026 un risultato di circa 28.000 ettari, ben al di sotto di quanto dichiarato da Bogotà. La discrepanza, emersa da fonti dell’agenzia Onu, getta un’ombra sulla reale efficacia del piano e potrebbe influenzare la disponibilità di Washington a mantenere il finanziamento del programma, che Petro ha detto garantito fino a dicembre 2026.

La telefonata si inserisce in un quadro di rapporti bilaterali segnati da forti tensioni. Nell’ottobre 2025, Trump aveva inserito Petro nella lista Ofac con l’accusa di legami con il narcotraffico, ritirando inoltre la certificazione della Colombia come alleato nella lotta alla droga. La mossa era giunta dopo mesi di scontri verbali, culminati con l’aperto sostegno di Trump alla campagna del conservatore De la Espriella, vincitore di misura alle ultime elezioni. Secondo analisti sudamericani, la richiesta di Petro va letta anche come un tentativo di garantirsi una via d’uscita giudiziaria prima della fine del mandato, mentre fonti diplomatiche europee osservano con attenzione la transizione, poiché la stabilità colombiana e il contenimento dei flussi di cocaina restano priorità per la sicurezza transatlantica.

Per ottenere la rimozione dalle sanzioni, la difesa di Petro dovrà presentare al Dipartimento del Tesoro statunitense prove che confutino le accuse di favoreggiamento al narcotraffico. Tuttavia, come ricordato da giuristi colombiani, l’elemento decisivo resta la volontà politica dell’amministrazione Trump, che ha già dimostrato di poter revocare misure simili, come nel caso della numero due del regime venezuelano Delcy Rodríguez. Al momento, non sono stati annunciati passi formali, ma il presidente eletto De la Espriella ha già ricevuto da Trump l’impegno a dialogare con il nuovo governo per favorire un’intesa politica con l’opposizione. La vicenda resta aperta, con il dossier che passerà ora nelle mani della nuova amministrazione colombiana e della Casa Bianca.

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venerdì 3 luglio 2026

Petro chiede a Trump la revoca delle sanzioni, ma i dati sull'eradicazione della coca non coincidono

Il presidente colombiano uscente ha sollecitato la rimozione dalla lista Ofac durante un colloquio telefonico, mentre emergono discrepanze tra le cifre ufficiali di Bogotà e i rapporti delle Nazioni Unite.

Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha chiesto venerdì al suo omologo statunitense Donald Trump di intervenire per cancellare il suo nome e quello dei suoi familiari dalla lista di sanzioni dell’Office of Foreign Assets Control (Ofac), nota come “lista Clinton”. Secondo il comunicato diffuso dalla presidenza colombiana, Trump avrebbe risposto che “farà il meglio” per assecondare la richiesta, aggiungendo di aver compreso, dopo l’incontro bilaterale dello scorso febbraio, che Petro è “un brav’uomo”. Il capo dello Stato uscente – che lascerà l’incarico il 7 agosto – ha definito la conversazione “amabile” e ha espresso sorpresa per il fatto che il presidente americano ignorasse sia la sua mancata adesione alla candidatura del presidente eletto Abelardo de la Espriella, sia la permanenza delle sanzioni contro di lui e la sua famiglia.

Durante il colloquio, Petro ha illustrato i progressi del programma di sostituzione volontaria delle coltivazioni di coca, affermando di aver raggiunto l’obiettivo di circa 30.000 ettari eradicati e di puntare a 41.000 entro fine anno. Tuttavia, secondo i dati certificati dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il delitto (Unodc), in quattro mesi e mezzo sarebbero state eradicate soltanto 9.200 ettari, una cifra che proietterebbe a fine 2026 un risultato di circa 28.000 ettari, ben al di sotto di quanto dichiarato da Bogotà. La discrepanza, emersa da fonti dell’agenzia Onu, getta un’ombra sulla reale efficacia del piano e potrebbe influenzare la disponibilità di Washington a mantenere il finanziamento del programma, che Petro ha detto garantito fino a dicembre 2026.

La telefonata si inserisce in un quadro di rapporti bilaterali segnati da forti tensioni. Nell’ottobre 2025, Trump aveva inserito Petro nella lista Ofac con l’accusa di legami con il narcotraffico, ritirando inoltre la certificazione della Colombia come alleato nella lotta alla droga. La mossa era giunta dopo mesi di scontri verbali, culminati con l’aperto sostegno di Trump alla campagna del conservatore De la Espriella, vincitore di misura alle ultime elezioni. Secondo analisti sudamericani, la richiesta di Petro va letta anche come un tentativo di garantirsi una via d’uscita giudiziaria prima della fine del mandato, mentre fonti diplomatiche europee osservano con attenzione la transizione, poiché la stabilità colombiana e il contenimento dei flussi di cocaina restano priorità per la sicurezza transatlantica.

Per ottenere la rimozione dalle sanzioni, la difesa di Petro dovrà presentare al Dipartimento del Tesoro statunitense prove che confutino le accuse di favoreggiamento al narcotraffico. Tuttavia, come ricordato da giuristi colombiani, l’elemento decisivo resta la volontà politica dell’amministrazione Trump, che ha già dimostrato di poter revocare misure simili, come nel caso della numero due del regime venezuelano Delcy Rodríguez. Al momento, non sono stati annunciati passi formali, ma il presidente eletto De la Espriella ha già ricevuto da Trump l’impegno a dialogare con il nuovo governo per favorire un’intesa politica con l’opposizione. La vicenda resta aperta, con il dossier che passerà ora nelle mani della nuova amministrazione colombiana e della Casa Bianca.

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

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