
Berlino rivendica il riarmo, Trump attacca: la Nato alla prova del vertice di Ankara
Il cancelliere Merz difende il raddoppio della spesa militare tedesca e anticipa l’obiettivo del 3,5% del Pil, mentre Washington denuncia uno squilibrio nei contributi all’Alleanza.
A una settimana dal vertice Nato di Ankara, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha respinto con durezza le accuse di Donald Trump, che aveva definito «ridicolo» lo sforzo finanziario della Germania nell’Alleanza atlantica. «La Germania raddoppierà il proprio bilancio della difesa nell’arco di quattro anni – ha dichiarato Merz in una conferenza stampa a Berlino –. È il più grande sforzo mai compiuto per rafforzare le nostre capacità. Non abbiamo alcun motivo di provare imbarazzo di fronte a nessuno». Il capo del governo tedesco ha inoltre annunciato che Berlino raggiungerà già nel 2029 la soglia del 3,5% del Pil destinata alle spese militari essenziali, con sei anni di anticipo rispetto al termine fissato nel 2035 durante il vertice dell’Aia dello scorso anno.
Da Washington, il presidente americano aveva rilanciato la sua offensiva sui social network, pubblicando tabelle comparative e accusando gli alleati europei di scaricare sugli Stati Uniti un onere sproporzionato. «È ridicolo che gli Usa continuino su questa strada unilaterale quando la relazione non è reciproca», ha scritto Trump, aggiungendo in un messaggio successivo che la spesa tedesca tra il 2014 e il 2025 è stata «MOLTO PIÙ BASSA» di quella americana e di altri alleati. Secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, la pressione di Washington mira a ottenere impegni vincolanti già al vertice di Ankara, in un clima reso teso anche dalle frizioni sugli interventi unilaterali americani in Iran e dalle minacce di annessione della Groenlandia, territorio danese.
La postura di Merz, costruita attraverso incontri preparatori con i leader baltici, il segretario generale uscente della Nato e i rappresentanti del formato E5, risponde a una strategia precisa: presentarsi come capofila della difesa europea e rassicurare l’opinione pubblica continentale sulla capacità dell’Unione di assumersi maggiori responsabilità. Da Bruxelles si osserva che l’accelerazione tedesca è resa possibile da una manovra interna che taglia la spesa sociale per finanziare l’espansione dell’esercito, una scelta che sta già alimentando un acceso dibattito nel Bundestag e tra i partner della coalizione.
Il vertice di Ankara si preannuncia dunque come un banco di prova per la tenuta del legame transatlantico. I leader europei intendono dimostrare che il continente sta compiendo passi concreti verso l’autonomia strategica, ma restano divisi sulla velocità e sull’entità del riarmo. La relazione personale tra Trump e diversi capi di governo europei, incluso Merz, è descritta da analisti del Vecchio Continente come logorata da mesi di scontri verbali e divergenze geopolitiche. L’esito del summit determinerà se l’Alleanza riuscirà a ricompattarsi attorno a un nuovo equilibrio degli oneri, oppure se le spinte centrifughe accentueranno la frattura già visibile tra le due sponde dell’Atlantico.
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Il vertice NATO è descritto come un'incognita, con l'Europa costretta a parlare di Ucraina mentre gli Stati Uniti adottano un approccio transazionale.
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