
L’intesa USA-Iran appesa al Libano: scetticismo americano e la minaccia dello Stretto di Hormuz
Un sondaggio del Financial Times mostra che il 66% degli elettori statunitensi dubita del memorandum, mentre l’Iran subordina gli impegni nucleari al cessate il fuoco permanente e al ritiro israeliano dal sud del Libano.
La maggioranza degli elettori americani considera la guerra contro l’Iran non valsa i costi economici sostenuti, e due terzi di essi guardano con scetticismo al memorandum d’intesa firmato il 18 giugno. Secondo un sondaggio condotto da Focaldata per il Financial Times, il 58% degli intervistati ritiene che il conflitto non abbia giustificato le risorse impiegate, mentre il 44% valuta che gli Stati Uniti si trovino oggi in una posizione più debole nei confronti di Teheran. L’indice di gradimento del presidente Trump è sceso al 36%, con un calo di due punti in un mese, e i democratici guidano i repubblicani di sei punti nelle intenzioni di voto per le elezioni di metà mandato di novembre. La richiesta della Casa Bianca di 67 miliardi di dollari al Congresso per coprire le spese belliche si scontra così con un’opinione pubblica segnata dall’aumento dei prezzi dei carburanti e dall’inflazione dei beni di consumo.
Il memorandum, negoziato con la mediazione di Oman, Svizzera e Pakistan, delinea un percorso di de-escalation: revoca del blocco navale americano, ripristino della navigazione iraniana nello Stretto di Hormuz, scongelamento di asset e libertà di esportazione petrolifera per Teheran, in cambio dell’impegno a non sviluppare armi nucleari e a diluire il materiale arricchito. Tuttavia, secondo fonti mediorientali vicine ai colloqui, l’articolo 1 dell’intesa – dedicato alla sicurezza e alla sovranità del Libano – è divenuto il principale ostacolo. L’Iran esige la cessazione permanente delle operazioni militari nell’area, garanzie sull’integrità territoriale libanese e, implicitamente, il ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano. Per Teheran, la presenza di Hezbollah a sud del fiume Litani non è una posta negoziabile: rappresenta un pilastro della propria architettura deterrente, che si estende dal Golfo Persico al Mediterraneo.
La Repubblica Islamica ha subordinato l’adempimento dei propri obblighi – inclusa la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 24 ore dalla firma – alla preventiva attuazione dell’articolo 1 da parte americana. Fonti diplomatiche europee leggono questa sequenza come un tentativo di costringere Washington a esercitare pressioni tangibili su Israele, mettendo alla prova i limiti dell’influenza statunitense sul proprio alleato. La minaccia di chiudere lo Stretto, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è un’arma asimmetrica che Teheran brandisce per compensare la propria inferiorità convenzionale. Sul fronte interno americano, l’amministrazione Trump deve fronteggiare un Partito Repubblicano diviso sulla concessione di vantaggi all’Iran e un elettorato che per il 66% ritiene il memorandum ininfluente o addirittura capace di accrescere l’instabilità in Medio Oriente.
In Europa, e in particolare in Italia, la tenuta dell’intesa è seguita con apprensione. Una riapertura delle ostilità o una chiusura prolungata di Hormuz avrebbe ripercussioni immediate sui prezzi dell’energia e sulla sicurezza del Mediterraneo orientale. Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha ricordato a Washington che il programma di riarmo europeo garantisce ordinativi per 300 miliardi di dollari all’industria della difesa statunitense, preservando 195.000 posti di lavoro – un argomento che lega la stabilità transatlantica agli interessi economici americani, mentre il 53% dei cittadini USA si dichiara favorevole alla permanenza nell’Alleanza. I negoziati sul nucleare iraniano dovrebbero iniziare entro 60 giorni, ma la reale efficacia del memorandum dipenderà dalla capacità di tradurre l’articolo 1 in passi concreti sul terreno libanese, in un contesto in cui due terzi dell’elettorato americano già oggi lo considera privo di effetti o foriero di nuova instabilità.
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
| Stampa sud-est asiatica | −0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
L'Iran sottolinea che la guerra ha indebolito gli Stati Uniti e che il costo è insostenibile, usando i dati del sondaggio per ribaltare la narrativa americana.
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