
Algeria, affluenza ai minimi storici: il FLN arretra ma resta primo, avanza il RND
Con il 21,24% di partecipazione, la più bassa dall'indipendenza, le legislative confermano la maggioranza presidenziale ma ridisegnano gli equilibri interni e vedono crollare gli indipendenti.
L’Autorità elettorale indipendente algerina (Anie) ha annunciato i risultati provvisori delle elezioni legislative del 2 luglio 2026, che registrano un’affluenza del 21,24% all’interno del Paese e del 10,75% tra la diaspora, il dato più basso nella storia dell’Algeria indipendente. Il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), partito storico dell’indipendenza e formazione vicina al potere, ottiene 90 seggi sui 407 dell’Assemblea popolare nazionale, in calo rispetto ai 98 del 2021, ma conserva la prima posizione. Il Raggruppamento Nazionale Democratico (RND) guadagna 73 seggi, diventando la seconda forza politica, mentre il Fronte del Futuro (Front Al Moustakbal) si attesta a 59 seggi, superando il Movimento della Società per la Pace (MSP), che crolla da 65 a 43 seggi. Gli indipendenti, che nel 2021 erano il secondo gruppo con 84 eletti, scendono a 32 seggi.
Secondo analisti algerini, la bassa partecipazione non è un semplice dato statistico ma il sintomo di una crisi di fiducia accumulatasi nei decenni verso le istituzioni rappresentative. L’ex ministro e diplomatico Abdelaziz Rahabi ha parlato di «erosione della fiducia dei cittadini» e di un deficit di mobilitazione sociale e politica che richiederebbe una revisione complessiva del sistema, non limitata al momento elettorale. Da parte sua, il presidente ad interim dell’Anie, Karim Khelfane, ha difeso la trasparenza del voto e ha paragonato l’astensionismo a quello delle «vecchie democrazie» europee e americane, respingendo l’idea di una specificità algerina. La campagna elettorale, svoltasi in un clima di caldo eccezionale e in concomitanza con i Mondiali di calcio, è stata descritta da osservatori locali come priva di slancio, mentre l’Anie ha respinto circa tremila candidature su settemila, invocando norme sul finanziamento della politica e sull’etica pubblica, in una mossa senza precedenti.
La nuova Assemblea presenta una maggioranza netta di partiti che sostengono il programma presidenziale, il che, in base alla Costituzione del 2020, porterà alla nomina di un Primo ministro anziché di un capo del governo. Tuttavia, il panorama parlamentare si fa più frammentato: accanto ai partiti di governo entrano forze di opposizione come il Fronte delle Forze Socialiste (12 seggi), il Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia (4 seggi) e il Partito dei Lavoratori (3 seggi), che tornano a sedere nell’emiciclo dopo anni di assenza. La rappresentanza femminile scende a 23 elette, il livello più basso da anni, sollevando interrogativi, secondo fonti della società civile algerina, sull’efficacia dei meccanismi di promozione della partecipazione politica delle donne.
Le elezioni si svolgono in un contesto segnato dalle proteste dell’Hirak del 2019, che portarono alle dimissioni del presidente Bouteflika e a una stagione di rivendicazioni di riforma istituzionale, poi progressivamente soffocata dal divieto di assembramenti giustificato con la pandemia e dall’arresto di figure di spicco del movimento. Il presidente Abdelmadjid Tebboune, eletto nel 2019 e riconfermato nel 2024, si trova ora a gestire un Parlamento in cui la fedeltà alla linea presidenziale è assicurata, ma dove le attese sociali ed economiche, specie tra i giovani, restano forti. I risultati provvisori saranno seguiti dalla proclamazione ufficiale e dall’insediamento della nuova Assemblea, che dovrà affrontare le prime prove di coesione in un quadro di partecipazione popolare ai minimi storici.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
L'Algeria registra un'affluenza ai minimi storici, ma il sistema politico mostra segni di rinnovamento con l'avanzata del RND e il calo del FLN.
Si presenta la bassa affluenza come un dato neutro, ma lo si incastona in una narrazione di evoluzione politica e necessità di riforme, normalizzando così la situazione senza mettere in discussione la legittimità del processo.
Non si menziona l'esclusione di oltre un terzo dei candidati indipendenti da parte del governo, né l'accusa di un risultato predeterminato, elementi centrali nella copertura europea.
L'Algeria organizza elezioni blindate dove l'astensione record svela il rifiuto di un sistema senza concorrenza reale.
Si trasforma la bassa affluenza in un indicatore di illegittimità, utilizzando termini come 'verrouillées' e 'boudées' per suggerire un rifiuto popolare di un processo controllato.
Non si riporta la distribuzione dettagliata dei seggi né l'avanzata del RND come segnale di rinnovamento politico, elementi centrali nella copertura maghrebina.
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