
Keiko Fujimori proclamata presidente del Perù: vittoria di misura e il ritorno del fujimorismo
La leader conservatrice, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, ha vinto il ballottaggio con meno di 50mila voti di scarto, mentre il rivale di sinistra denuncia irregolarità e si appella alla Corte interamericana.
Il Jurado Nacional de Elecciones del Perù ha proclamato ufficialmente Keiko Fujimori presidente eletta, ponendo fine a quasi un mese di incertezza seguito al ballottaggio del 7 giugno. Con il 50,135% dei voti validi – 9.223.396 schede – la candidata di Fuerza Popular ha superato il deputato di sinistra Roberto Sánchez, fermo al 49,865%, per un margine di 49.641 preferenze. La cerimonia di proclamazione, tenutasi a Lima il 3 luglio, ha respinto le richieste di annullamento dei voti dall’estero avanzate da Sánchez, aprendo la strada al giuramento previsto per il 28 luglio. Fujimori, al quarto tentativo dopo le sconfitte del 2011, 2016 e 2021, ha accolto il risultato con un messaggio di responsabilità e umiltà, promettendo ascolto e dialogo in un paese che ha descritto come «praticamente diviso a metà».
La reazione del fronte progressista latinoamericano è stata di aperta contestazione. Sánchez, erede politico dell’ex presidente Pedro Castillo, ha rifiutato di riconoscere la vittoria e ha presentato un ricorso alla Commissione interamericana dei diritti umani, sostenendo che le regole per la custodia dei voti all’estero siano state modificate in corso d’opera. Le missioni di osservazione dell’Organizzazione degli Stati Americani e dell’Unione Europea non hanno tuttavia rilevato irregolarità. Negli ambienti della sinistra peruviana e regionale, il risultato viene letto come il prodotto di una polarizzazione estrema e del peso di un elettorato estero che ha ribaltato l’esito del voto domestico, dove Sánchez aveva prevalso. La vittoria di Fujimori riporta al potere il fujimorismo a venticinque anni dalla caduta del padre, il cui governo è ricordato per la sconfitta di Sendero Luminoso e per le condanne per corruzione e crimini contro l’umanità.
Sul piano geopolitico, l’elezione consolida lo spostamento a destra dell’America meridionale. Dopo le vittorie di José Antonio Kast in Cile, di Abelardo de la Espriella in Colombia e di Rodrigo Paz in Bolivia, la presidenza Fujimori rafforza un blocco regionale che da Washington viene salutato come un’opportunità per approfondire la cooperazione in materia di sicurezza, investimenti e commercio – il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di «collaborazione rafforzata». Anche Buenos Aires, con Javier Milei, e Santiago vedono nel nuovo corso di Lima un alleato nella «difesa della libertà» contro il socialismo. Al contempo, il presidente brasiliano Lula da Silva ha scelto la via del pragmatismo, congratulandosi con Fujimori e offrendo un’agenda bilaterale ambiziosa su commercio, infrastrutture e protezione dell’Amazzonia. Per l’Europa, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha espresso l’intenzione di rafforzare il partenariato con il Perù su sicurezza e contrasto al crimine organizzato transnazionale, mentre Bruxelles ha ribadito il proprio impegno per il dialogo politico e lo sviluppo sostenibile nel quadro dell’agenda Global Gateway.
La nuova presidente eredita un paese segnato da una cronica instabilità: sarà il nono capo di Stato dal 2016, in un sistema dove il Congresso può destituire il presidente per «incapacità morale permanente». La priorità dichiarata è il ripristino dell’ordine pubblico, con una politica di «mano dura» contro l’estorsione e gli omicidi che hanno raggiunto livelli record, in particolare nel trasporto pubblico di Lima. Sul fronte economico, il mercato ha reagito positivamente, scontando una continuità delle politiche macroeconomiche e un’accelerazione dei progetti minerari. Fujimori, che non dispone di una maggioranza parlamentare, dovrà costruire alleanze in un legislativo frammentato per garantire la governabilità. La consegna delle credenziali è attesa per il 15 luglio, mentre il ricorso di Sánchez alla CIDH, sebbene non sospenda la proclamazione, mantiene aperto un fronte di tensione che potrebbe alimentare la protesta sociale nelle settimane precedenti l’insediamento.
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Keiko Fujimori, figlia del disonorato ex presidente Alberto Fujimori, è stata dichiarata vincitrice delle elezioni presidenziali peruviane con un margine risicato di meno di 50.000 voti, quasi un mese dopo il voto. La vittoria della candidata di destra arriva dopo settimane di proteste e accuse di frode, segnando la sua quarta candidatura alla presidenza. Il risultato sottolinea le profonde divisioni politiche in Perù.
Keiko Fujimori, un'aristocratica politica di origine giapponese, ha ufficialmente vinto le elezioni presidenziali in Perù, segnando un nuovo capitolo per il paese. Dopo tre precedenti sconfitte, ha ottenuto una vittoria di stretta misura con il 50,135% dei voti, promettendo di affrontare la sicurezza e la prevenzione dei disastri. Il suo trionfo è celebrato come un momento storico per il popolo peruviano e la diaspora giapponese.
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