
Pakistan chiede 10 miliardi di dollari agli Stati Uniti per stabilizzare l’economia
Il ministro delle Finanze Aurangzeb ha presentato al Tesoro americano una richiesta per una rara linea di stabilizzazione valutaria, mentre il paese resta fragile nonostante il programma del Fmi.
Il Pakistan ha formalizzato una richiesta di sostegno finanziario senza precedenti recenti: un meccanismo bilaterale di stabilizzazione dei cambi da 10 miliardi di dollari, con scadenza fino a cinque anni, presentato dal ministro delle Finanze Muhammad Aurangzeb al segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent durante un incontro a Washington. La notizia, confermata dall’ambasciata pachistana ma non ancora commentata ufficialmente dal Tesoro americano, segna il tentativo di Islamabad di ridurre la dipendenza dai prestiti multilaterali e di ancorare una rupia sotto pressione.
Lo strumento, noto come Exchange Stabilisation Support Facility, viene erogato attraverso il Fondo di stabilizzazione dei cambi del Tesoro Usa e può assumere la forma di prestiti in dollari, linee di credito, swap valutari o garanzie. Si tratta di un sostegno concesso molto raramente: secondo i dati disponibili, l’ultimo beneficiario prima dell’Argentina nel 2025 era stato l’Uruguay nel 2002. Per Islamabad, l’accesso a questa rete di sicurezza finanziaria consentirebbe di rafforzare le riserve della banca centrale, attenuare la volatilità della rupia e migliorare il profilo di credito sovrano, inviando al contempo un segnale di fiducia agli investitori internazionali.
La richiesta arriva in un momento di estrema fragilità per l’economia pachistana, che nel 2023 ha sfiorato il default e oggi sopravvive grazie a un programma di riforme da 7 miliardi di dollari con il Fondo monetario internazionale, affiancato da continui rollover di depositi da parte di Arabia Saudita e Cina – circa 9 miliardi solo nell’ultimo anno fiscale, secondo i dati del ministero dell’Economia. Le riserve valutarie, pur risalite a 18,5 miliardi di dollari a giugno, restano in larga parte costituite da finanziamenti ponte e acquisti sul mercato, mentre le esportazioni sono calate del 6% e il servizio del debito estero assorbe una quota crescente delle entrate pubbliche.
Sullo sfondo, il rinnovato attivismo diplomatico di Islamabad, che ha svolto un ruolo di mediazione nei colloqui tra Washington e Teheran durante la recente escalation nel Golfo. Da Islamabad si sottolinea come questo impegno abbia rafforzato la posizione del paese agli occhi dell’amministrazione americana; fonti diplomatiche nella capitale statunitense parlano di «forti probabilità» di approvazione, segnalando un interesse strategico di Washington a mantenere un canale privilegiato con il Pakistan. Secondo analisti della regione, la concessione di una linea di stabilizzazione rappresenterebbe uno dei più consistenti pacchetti bilaterali mai accordati dagli Stati Uniti a Islamabad, con implicazioni che vanno oltre il mero sostegno finanziario.
Al momento né il Tesoro americano né il ministero delle Finanze pachistano hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla richiesta. L’incontro tra Aurangzeb e Bessent si è concluso con un comunicato che menziona genericamente il sostegno alla strategia di rientro sui mercati dei capitali, senza riferimenti espliciti ai 10 miliardi. Il prossimo passaggio concreto sarà un eventuale riscontro formale da parte di Washington, atteso nelle prossime settimane, mentre Islamabad prosegue nell’attuazione delle riforme concordate con il Fmi.
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa israeliana | −0.70 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.30 | critical |
Il Pakistan chiede legittimamente un sostegno economico dopo aver svolto un ruolo diplomatico cruciale.
Collega la richiesta economica direttamente al successo diplomatico, creando un nesso causale che legittima la richiesta.
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Il Pakistan cerca di monetizzare il suo ruolo di mediatore, presentando un conto salato agli Stati Uniti.
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Il Pakistan continua a barcollare sotto il peso del debito, chiedendo nuovi prestiti per tamponare le falle.
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