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Economia e Mercatilunedì 29 giugno 2026

Oro in calo: le tensioni nel Golfo spingono il petrolio e i timori sui tassi

I nuovi attacchi tra Stati Uniti e Iran fanno salire il greggio, alimentano le attese di inflazione e rafforzano le scommesse su una Fed più restrittiva, penalizzando il metallo prezioso.

L’oro ha ceduto terreno lunedì, scendendo fino a 4.036 dollari l’oncia spot, mentre i futures con consegna ad agosto perdevano oltre l’1%. La flessione è stata innescata da un’impennata del petrolio, a sua volta provocata da nuovi attacchi militari tra Stati Uniti e Iran nel Golfo Persico. Il metallo si avvia alla quarta perdita mensile consecutiva superiore al 10%, penalizzato dal rafforzamento delle attese di rialzo dei tassi della Federal Reserve.

Nelle prime ore di domenica, l’Iran ha lanciato missili e droni contro basi americane in Kuwait e Bahrein, dopo che il presidente Trump aveva minacciato di annientare la leadership iraniana se non avesse rispettato l’accordo di pace. In serata, fonti di Washington e Teheran hanno riferito di un’intesa per fermare le ostilità e riprendere i colloqui sullo Stretto di Hormuz, con un incontro previsto martedì a Doha. La tregua resta fragile e ha riacceso i timori per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, facendo salire il greggio e rallentando il transito delle petroliere.

Il rialzo del petrolio alimenta le preoccupazioni inflazionistiche, già acuite dal dato di maggio che ha visto l’inflazione americana superare il 4% per la prima volta in tre anni. Secondo analisti londinesi, un nuovo acuirsi delle tensioni potrebbe spingere ulteriormente i prezzi dell’energia, ravvivando le attese di una politica monetaria più restrittiva. I mercati scontano tre rialzi dei tassi Fed quest’anno, con una probabilità di circa il 77% di un intervento a dicembre. In questo scenario, l’oro perde appeal rispetto agli asset che generano rendimenti, e gli investitori attendono i dati sul mercato del lavoro americano – in particolare le buste paga non agricole – per decifrare le prossime mosse della banca centrale.

Sul fronte della domanda fisica, in India il metallo è tornato a essere scambiato a premio dopo settimane, segno che la correzione dei prezzi ha stimolato gli acquisti, mentre in Cina la domanda resta debole. Tra gli altri metalli preziosi, l’argento ha perso oltre il 2%, il platino ha mostrato andamenti contrastati e il palladio ha registrato lievi variazioni.

Il prossimo banco di prova sarà duplice: l’incontro di Doha, che potrebbe allentare o aggravare le tensioni, e i dati sull’occupazione americana, che offriranno indicazioni più concrete sull’orientamento della Fed. Per l’Europa e l’Italia, un rialzo prolungato del petrolio si tradurrebbe in maggiori costi energetici e nuove pressioni inflazionistiche, complicando il quadro per la Banca Centrale Europea.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa latinoamericanaStampa del Golfo arabo
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L'oro è sceso perché le tensioni nel Golfo Persico alimentano i timori inflazionistici e rafforzano le attese di rialzi dei tassi della Fed, penalizzando un asset che non offre rendimento. I mercati hanno letto la situazione in chiave puramente tecnica, concentrandosi sul costo-opportunità di detenere metalli preziosi in un contesto di rendimenti in aumento.

Stampa del Golfo arabo/ Saudita
AllarmeUrgenzaPragmatismo

Nuovi scontri militari tra Stati Uniti e Iran, con lanci di missili e droni iraniani su basi americane in Kuwait e Bahrain, hanno scosso i mercati e spinto il petrolio al rialzo. Sebbene una tregua temporanea e la ripresa dei colloqui abbiano offerto un po' di sollievo, l'escalation ha rafforzato i timori inflazionistici e le scommesse su ulteriori rialzi dei tassi Fed, trascinando l'oro al ribasso.

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lunedì 29 giugno 2026

Oro in calo: le tensioni nel Golfo spingono il petrolio e i timori sui tassi

I nuovi attacchi tra Stati Uniti e Iran fanno salire il greggio, alimentano le attese di inflazione e rafforzano le scommesse su una Fed più restrittiva, penalizzando il metallo prezioso.

L’oro ha ceduto terreno lunedì, scendendo fino a 4.036 dollari l’oncia spot, mentre i futures con consegna ad agosto perdevano oltre l’1%. La flessione è stata innescata da un’impennata del petrolio, a sua volta provocata da nuovi attacchi militari tra Stati Uniti e Iran nel Golfo Persico. Il metallo si avvia alla quarta perdita mensile consecutiva superiore al 10%, penalizzato dal rafforzamento delle attese di rialzo dei tassi della Federal Reserve.

Nelle prime ore di domenica, l’Iran ha lanciato missili e droni contro basi americane in Kuwait e Bahrein, dopo che il presidente Trump aveva minacciato di annientare la leadership iraniana se non avesse rispettato l’accordo di pace. In serata, fonti di Washington e Teheran hanno riferito di un’intesa per fermare le ostilità e riprendere i colloqui sullo Stretto di Hormuz, con un incontro previsto martedì a Doha. La tregua resta fragile e ha riacceso i timori per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, facendo salire il greggio e rallentando il transito delle petroliere.

Il rialzo del petrolio alimenta le preoccupazioni inflazionistiche, già acuite dal dato di maggio che ha visto l’inflazione americana superare il 4% per la prima volta in tre anni. Secondo analisti londinesi, un nuovo acuirsi delle tensioni potrebbe spingere ulteriormente i prezzi dell’energia, ravvivando le attese di una politica monetaria più restrittiva. I mercati scontano tre rialzi dei tassi Fed quest’anno, con una probabilità di circa il 77% di un intervento a dicembre. In questo scenario, l’oro perde appeal rispetto agli asset che generano rendimenti, e gli investitori attendono i dati sul mercato del lavoro americano – in particolare le buste paga non agricole – per decifrare le prossime mosse della banca centrale.

Sul fronte della domanda fisica, in India il metallo è tornato a essere scambiato a premio dopo settimane, segno che la correzione dei prezzi ha stimolato gli acquisti, mentre in Cina la domanda resta debole. Tra gli altri metalli preziosi, l’argento ha perso oltre il 2%, il platino ha mostrato andamenti contrastati e il palladio ha registrato lievi variazioni.

Il prossimo banco di prova sarà duplice: l’incontro di Doha, che potrebbe allentare o aggravare le tensioni, e i dati sull’occupazione americana, che offriranno indicazioni più concrete sull’orientamento della Fed. Per l’Europa e l’Italia, un rialzo prolungato del petrolio si tradurrebbe in maggiori costi energetici e nuove pressioni inflazionistiche, complicando il quadro per la Banca Centrale Europea.

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L'oro è sceso perché le tensioni nel Golfo Persico alimentano i timori inflazionistici e rafforzano le attese di rialzi dei tassi della Fed, penalizzando un asset che non offre rendimento. I mercati hanno letto la situazione in chiave puramente tecnica, concentrandosi sul costo-opportunità di detenere metalli preziosi in un contesto di rendimenti in aumento.

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AllarmeUrgenzaPragmatismo

Nuovi scontri militari tra Stati Uniti e Iran, con lanci di missili e droni iraniani su basi americane in Kuwait e Bahrain, hanno scosso i mercati e spinto il petrolio al rialzo. Sebbene una tregua temporanea e la ripresa dei colloqui abbiano offerto un po' di sollievo, l'escalation ha rafforzato i timori inflazionistici e le scommesse su ulteriori rialzi dei tassi Fed, trascinando l'oro al ribasso.

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