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Geopolitica e Politicadomenica 21 giugno 2026

Nuovo blocco di Hormuz: l’Iran reagisce agli attacchi israeliani in Libano e mette a rischio la tregua

Le guardie rivoluzionarie chiudono lo stretto accusando Stati Uniti e Israele di violare il cessate-il-fuoco, mentre Trump minaccia pedaggi e le delegazioni si incontrano oggi in Svizzera.

Il comando militare centrale iraniano ha ordinato nella giornata di sabato la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo, accusando Washington e Tel Aviv di aver violato il memorandum d’intesa siglato il 17 giugno. L’annuncio, diffuso dalla televisione di Stato, definisce la misura una «prima risposta al mancato rispetto della promessa da parte del nemico» e minaccia ulteriori azioni se proseguiranno gli attacchi israeliani nel sud del Libano. Secondo le autorità iraniane, le operazioni militari contro Hezbollah contraddicono la clausola del cessate-il-fuoco su tutti i fronti, elemento che Teheran considera condizione imprescindibile per l’accordo.

Dagli Stati Uniti, il Comando Centrale ha negato l’esistenza di un blocco effettivo: il passaggio di 55 navi mercantili, con oltre 17 milioni di barili di petrolio, confermerebbe che il transito nella via d’acqua non si è interrotto. Il presidente Donald Trump, sulla piattaforma Truth Social, ha precisato che non vi saranno pedaggi durante i 60 giorni di tregua, ma ha avvertito che gli USA potranno imporli se l’intesa finale non verrà raggiunta, giustificando l’eventuale misura come rimborso per il ruolo di «angelo custode» in Medio Oriente. Israele, da parte sua, si dichiara impegnato nel cessate-il-fuoco ma rivendica il diritto di reagire ai razzi lanciati da Hezbollah, mentre il gruppo sciita accusa l’esercito israeliano di tentativi di infiltrazione. Fonti libanesi segnalano decine di vittime nei nuovi raid.

La chiusura dello Stretto, canale da cui transita quotidianamente circa un quinto del petrolio consumato a livello globale, ha un impatto immediato sugli approvvigionamenti energetici dell’Europa, già messi a dura prova. Analisti di Bruxelles segnalano che il nuovo irrigidimento potrebbe interrompere il calo del prezzo del greggio avviatosi dopo il memorandum e prolungare l’instabilità sui mercati. L’accordo prevedeva la gradualità della riapertura del corridoio marittimo e l’avvio, entro 60 giorni, di negoziati sul programma nucleare iraniano, con lo sblocco di asset congelati. Tuttavia, la ripresa dei combattimenti in Libano ha incrinato la clausola che Teheran ritiene centrale.

Una delegazione iraniana, guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, è attesa oggi in Svizzera per una nuova tornata di colloqui tecnici con gli inviati statunitensi: il vicepresidente JD Vance, Jared Kushner e Steve Witkoff. La mediazione è affidata a Pakistan e Qatar. L’incontro, già rinviato venerdì, si apre sotto la minaccia iraniana di rimettere in discussione l’intero memorandum se la tregua in Libano non sarà rispettata. Le diplomazie europee osservano con preoccupazione la fragilità del processo, consapevoli che il destino del corridoio energetico e la stabilità del Mediterraneo allargato dipendono dall’equilibrio raggiungibile in queste ore.

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domenica 21 giugno 2026

Nuovo blocco di Hormuz: l’Iran reagisce agli attacchi israeliani in Libano e mette a rischio la tregua

Le guardie rivoluzionarie chiudono lo stretto accusando Stati Uniti e Israele di violare il cessate-il-fuoco, mentre Trump minaccia pedaggi e le delegazioni si incontrano oggi in Svizzera.

Il comando militare centrale iraniano ha ordinato nella giornata di sabato la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo, accusando Washington e Tel Aviv di aver violato il memorandum d’intesa siglato il 17 giugno. L’annuncio, diffuso dalla televisione di Stato, definisce la misura una «prima risposta al mancato rispetto della promessa da parte del nemico» e minaccia ulteriori azioni se proseguiranno gli attacchi israeliani nel sud del Libano. Secondo le autorità iraniane, le operazioni militari contro Hezbollah contraddicono la clausola del cessate-il-fuoco su tutti i fronti, elemento che Teheran considera condizione imprescindibile per l’accordo.

Dagli Stati Uniti, il Comando Centrale ha negato l’esistenza di un blocco effettivo: il passaggio di 55 navi mercantili, con oltre 17 milioni di barili di petrolio, confermerebbe che il transito nella via d’acqua non si è interrotto. Il presidente Donald Trump, sulla piattaforma Truth Social, ha precisato che non vi saranno pedaggi durante i 60 giorni di tregua, ma ha avvertito che gli USA potranno imporli se l’intesa finale non verrà raggiunta, giustificando l’eventuale misura come rimborso per il ruolo di «angelo custode» in Medio Oriente. Israele, da parte sua, si dichiara impegnato nel cessate-il-fuoco ma rivendica il diritto di reagire ai razzi lanciati da Hezbollah, mentre il gruppo sciita accusa l’esercito israeliano di tentativi di infiltrazione. Fonti libanesi segnalano decine di vittime nei nuovi raid.

La chiusura dello Stretto, canale da cui transita quotidianamente circa un quinto del petrolio consumato a livello globale, ha un impatto immediato sugli approvvigionamenti energetici dell’Europa, già messi a dura prova. Analisti di Bruxelles segnalano che il nuovo irrigidimento potrebbe interrompere il calo del prezzo del greggio avviatosi dopo il memorandum e prolungare l’instabilità sui mercati. L’accordo prevedeva la gradualità della riapertura del corridoio marittimo e l’avvio, entro 60 giorni, di negoziati sul programma nucleare iraniano, con lo sblocco di asset congelati. Tuttavia, la ripresa dei combattimenti in Libano ha incrinato la clausola che Teheran ritiene centrale.

Una delegazione iraniana, guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, è attesa oggi in Svizzera per una nuova tornata di colloqui tecnici con gli inviati statunitensi: il vicepresidente JD Vance, Jared Kushner e Steve Witkoff. La mediazione è affidata a Pakistan e Qatar. L’incontro, già rinviato venerdì, si apre sotto la minaccia iraniana di rimettere in discussione l’intero memorandum se la tregua in Libano non sarà rispettata. Le diplomazie europee osservano con preoccupazione la fragilità del processo, consapevoli che il destino del corridoio energetico e la stabilità del Mediterraneo allargato dipendono dall’equilibrio raggiungibile in queste ore.

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