
Trump condiziona il passaggio di Hormuz: dazi Usa se non c’è accordo con l’Iran
Il presidente americano minaccia di imporre pedaggi nello stretto strategico dopo 60 giorni di tregua, rivendicando il ruolo di 'custode' del Medio Oriente. Teheran denuncia un'aggressione unilaterale.
Con un annuncio a sorpresa sulla piattaforma Truth Social, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che, se le trattative in corso con l’Iran non approderanno a un accordo definitivo, Washington imporrà dazi di transito nello Stretto di Hormuz al termine del cessate il fuoco di 60 giorni. «Non ci saranno pedaggi per 60 giorni, né dopo, a meno che non siano imposti dagli Stati Uniti nel proprio interesse, come compenso per i servizi resi quali guardiani del Medio Oriente», ha scritto, ribaltando la posizione americana che aveva sempre negato a Teheran il diritto di esigere tariffe. La mossa riaccende la tensione in una via d’acqua da cui transita un quinto del petrolio mondiale e mette sotto scacco i colloqui di pace avviati in Svizzera.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Secondo fonti vicine al negoziato, Teheran considera la minaccia una violazione del diritto internazionale, poiché lo stretto è sotto sovranità condivisa di Iran e Oman. I media statali iraniani ricordano che mesi prima il Corpo dei guardiani della rivoluzione aveva minacciato la chiusura del passaggio in risposta all’offensiva israeliana in Libano. Ora la condizionalità americana viene letta come un tentativo di «estorsione» (bajkhahi), con Washington che da «custode» si trasformerebbe in esattore. Il consigliere della Guida suprema, Mohammad Mokhber, ha avvertito che la libera circolazione delle petroliere è subordinata al pieno rispetto dell’intesa preliminare. Eppure, il Comando centrale americano (Centcom) ha assicurato che lo stretto è aperto e che 55 navi commerciali sono transitate solo sabato, smentendo di fatto qualsiasi blocco fisico.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, l’incertezza si traduce in un immediato fattore di instabilità dei mercati energetici. L’Italia importa circa il 60% del greggio via Hormuz; un’eventuale applicazione di dazi unilaterali o, peggio, un blocco fisico, farebbe lievitare i prezzi e metterebbe sotto pressione le raffinerie mediterranee. Bruxelles segue con apprensione, consapevole che il meccanismo di compensazione previsto dal cessate il fuoco non è mai stato dettagliato pubblicamente, e che ogni atto unilaterale rischia di far deragliare i colloqui di Ginevra. Fonti diplomatiche europee temono che la retorica del “guardiano” mascheri una strategia di esternalizzazione dei costi militari americani nella regione, con ricadute sui consumatori globali già provati da due anni di volatilità dei prezzi.
Sul tavolo dei negoziati, che prendono formalmente il via domenica in Svizzera, pesa ora questa ipoteca. Il vicepresidente J.D. Vance dovrebbe raggiungere Ginevra dopo aver annullato un precedente viaggio; la delegazione iraniana, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, include esperti di sicurezza e petrolio. L’intesa di massima firmata con la mediazione pakistana prevedeva l’impegno americano a rimuovere alcune sanzioni, ma le reciproche accuse di violazioni del cessate il fuoco in Libano hanno già incrinato il processo. La minaccia dei dazi a Hormuz aggiunge un elemento di pressione che Teheran potrebbe interpretare come un tentativo di forzare concessioni, rendendo più arduo il percorso verso un accordo definitivo. I prossimi giorni diranno se la diplomazia riuscirà a evitare che lo scontro verbale si traduca in una nuova crisi del petrolio.
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La stampa iraniana denuncia le dichiarazioni di Trump come una violazione del diritto internazionale e della sovranità nazionale, sottolineando che lo Stretto di Hormuz si trova in acque territoriali iraniane e omanite. Viene evidenziata la contraddittorietà delle sue affermazioni e si accusa Washington di arroganza e di tentare di imporre tariffe illegali. Il tono è di indignazione e sfida.
La stampa atlantica riporta in modo neutrale la minaccia condizionata di Trump di imporre tariffe nello Stretto di Hormuz in caso di fallimento dei negoziati con l'Iran. Viene precisato che durante la tregua di 60 giorni non ci saranno dazi, ma successivamente potrebbero essere applicati dagli USA. Il CENTCOM conferma che lo stretto rimane aperto. Il tono è descrittivo e distaccato.
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