
Mosca stringe sui migranti: reddito minimo e obbligo di patente per i figli maggiorenni
La Duma approva leggi che legano il soggiorno al reddito e impongono ai figli dei lavoratori stranieri di regolarizzarsi a 18 anni o lasciare il paese.
La Duma di Stato russa ha approvato in seconda e terza lettura un pacchetto di leggi che vincola il soggiorno dei lavoratori migranti e delle loro famiglie al rispetto di una soglia di reddito minima e impone ai figli, al compimento dei diciotto anni, di ottenere un permesso di lavoro autonomo o lasciare il paese. Le nuove norme modificano la legge sullo status giuridico dei cittadini stranieri e introducono un meccanismo di controllo incrociato tra fisco e ministero dell’Interno: l’Agenzia delle Entrate trasmetterà automaticamente i dati reddituali con cadenza trimestrale, rendendo la verifica pressoché continua.
Secondo il presidente della Duma Vjačeslav Volodin, le misure rispondono a una domanda di ordine pubblico e rappresentano un “fattore dissuasivo” per l’arrivo di famiglie. Da Bruxelles, diversi osservatori leggono l’inasprimento come il consolidamento di una svolta restrittiva avviata dopo l’attentato al Crocus City Hall del marzo 2024, che ha alimentato sentimenti xenofobi e una retorica securitaria. Fonti governative russe sottolineano che dal 2024 sono state approvate trenta leggi in materia migratoria, ventuno su iniziativa parlamentare, a conferma di una priorità politica trasversale.
Sul piano concreto, il lavoratore straniero dovrà dimostrare di percepire un reddito non inferiore al minimo di sussistenza regionale per sé e per ogni familiare a carico; in caso contrario, il permesso di lavoro – la cosiddetta patente – non sarà rinnovato e l’intero nucleo dovrà lasciare la Russia entro quindici giorni. I figli minori potranno restare solo per la durata della patente del genitore, mentre al raggiungimento della maggiore età avranno trenta giorni per richiedere una propria patente, versando un anticipo d’imposta sul reddito delle persone fisiche, oppure saranno espulsi. L’anticipo fiscale, già previsto per i lavoratori, viene esteso a ciascun minore a carico con una maggiorazione del cinquanta per cento.
L’intervento si inserisce in un quadro di progressivo irrigidimento: a giugno il presidente Putin ha firmato un decreto che moltiplica le tasse statali per il permesso di soggiorno (da seimila a trentamila rubli), per la residenza temporanea (da millenovecentoventi a quindicimila) e per la cittadinanza (da quattromiladuecento a cinquantamila). Secondo analisti dell’Europa orientale, la stretta potrebbe ridurre l’afflusso di manodopera a basso costo dall’Asia centrale, con effetti sui settori dell’edilizia e dei servizi, e potrebbe deviare parte dei flussi migratori verso l’Unione Europea, Italia compresa, già alle prese con la gestione dei corridoi balcanici e mediterranei. I dati del ministero dell’Interno russo indicano che dall’inizio del 2025 il numero di stranieri presenti nel paese è sceso da 6,3 a 5,7 milioni, con un calo del 25 per cento tra i minori.
Il pacchetto passerà ora al Consiglio della Federazione per il voto finale, prima della firma presidenziale. Nella stessa seduta, la Duma ha approvato anche una legge che introduce nel Codice del lavoro la figura del tirocinante per neolaureati, con contratti a termine e obbligo di tutoraggio, in vigore dal marzo 2027. L’iniziativa, secondo i promotori, mira a contrastare l’abuso di stage prolungati a bassa retribuzione e a facilitare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
La Russia aggiorna le norme per i migranti, richiedendo autosufficienza economica e regolarizzazione dei figli maggiorenni.
Presentando le misure come semplici adeguamenti tecnici e burocratici, la narrazione normalizza l'espulsione come conseguenza automatica della mancata conformità.
Omette le critiche internazionali o le difficoltà pratiche per i migranti nel raggiungere il reddito minimo.
L'Europa osserva con preoccupazione l'inasprimento delle leggi russe sui migranti, sottolineando il rischio di deportazioni e separazioni familiari.
Enfatizzando le conseguenze punitive (deportazione, espulsione) e l'impatto umano, la narrazione trasforma una riforma amministrativa in una potenziale crisi umanitaria.
Non evidenzia la logica interna russa di controllo dell'immigrazione o il contesto di calo demografico.
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