
Mondiali 2026, Iran-Belgio finisce 0-0: Beiranvand insuperabile, Taremi beffato dal VAR
Il portiere iraniano para tutto, compresa una prodezza di De Bruyne, ma il gol annullato per fuorigioco e l'espulsione di Ngoy non bastano a sbloccare la sfida di Los Angeles. Teheran trasforma l'impresa sportiva in metafora della resistenza nazionale.
È finita a reti inviolate la seconda giornata del gruppo G, con Iran e Belgio che si annullano a vicenda sul prato del SoFi Stadium di Los Angeles. Lo 0-0 matura in una partita dominata a tratti dai Diavoli Rossi, ma è il portiere iraniano Alireza Beiranvand a scolpire il risultato con almeno tre interventi decisivi: prima su una conclusione ravvicinata di Kevin De Bruyne, poi su un colpo di testa di Castagne e infine, nel secondo tempo, su una sassata di De Cuyper che i cronisti locali hanno già ribattezzato «la parata del match». L’Iran, schierato con un 4-4-2 prudente, aveva illuso i propri tifosi al 24’ quando Mehdi Taremi aveva insaccato in ripartenza, ma il VAR ha cancellato tutto per un fuorigioco millimetrico.
La partita ha vissuto una svolta tattica e numerica al 67’, quando il difensore belga Nathan Ngoy è stato espulso con rosso diretto per aver atterrato un attaccante iraniano lanciato a rete. Con l’uomo in meno, il Belgio ha comunque spinto nel finale, sfiorando il colpo vincente con Lukebakio, il cui tiro a giro è uscito di un soffio. Il commissario tecnico iraniano Amir Ghalenoei, al termine, ha definito Beiranvand «uno dei migliori portieri nella storia dell’Iran» e ha elogiato la tenuta difensiva della squadra, capace di contenere la qualità offensiva avversaria nonostante un possesso palla nettamente a favore dei belgi.
Fuori dal rettangolo verde, il pareggio è stato immediatamente caricato di significati politici dai vertici di Teheran. Il presidente del Parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha pubblicato sui social un’immagine di Beiranvand in tuffo con la didascalia «Così proteggiamo la nostra terra». Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha rilanciato la stessa foto, sovrapponendovi però le sagome delle vittime dell’attacco alla scuola femminile di Minab, come angeli a guardia della porta iraniana, e ha scritto: «Dal campo di calcio al tavolo dei negoziati fino al campo di battaglia, ogni nostro passo è parte di una lotta più grande: difendere l’onore e la dignità del nostro amato popolo». La cornice è quella di un Iran in stato di guerra con gli Stati Uniti, paese co-ospitante del torneo: la nazionale iraniana ha scelto di alloggiare a Tijuana, in Messico, attraversando il confine solo per disputare gli incontri in suolo americano.
Con questo pareggio, Iran e Belgio salgono entrambe a 2 punti, alle spalle dell’Egitto capolista a quota 4. La Nuova Zelanda, ferma a 1 punto dopo il 2-2 iniziale proprio con l’Iran, chiude il gruppo. Il regolamento prevede che passino al turno successivo le prime due di ogni raggruppamento più le otto migliori terze: la classifica corta tiene aperte tutte le possibilità, ma costringe le squadre a non poter più sbagliare nell’ultima giornata, quando l’Iran affronterà l’Egitto e il Belgio se la vedrà con la Nuova Zelanda.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il pareggio a reti inviolate contro il Belgio viene celebrato come una prova di eroica resistenza, con le parate di Beiranvand elevate a simbolo della difesa della patria. Figure politiche hanno collegato la partita alla lotta più ampia contro gli Stati Uniti, inquadrandola come parte della difesa dell'onore e della dignità iraniana. Il gol annullato di Taremi è motivo di rammarico ma non offusca la prestazione coraggiosa.
I dirigenti iraniani hanno sfruttato la partita del Mondiale per diffondere una narrazione politica, condividendo l'immagine di una parata e paragonandola alla difesa del paese dall'America. Il servizio sottolinea come il ministro degli Esteri abbia persino inserito foto delle vittime di un attacco a una scuola, mescolando sport e propaganda. Il tono è critico verso la strumentalizzazione politica dell'evento sportivo.
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