
L’Africa riscrive la geografia del calcio: nove su dieci ai sedicesimi, Capo Verde è la favola
Il nuovo format a 48 squadre regala storie e record, ma il meccanismo delle migliori terze solleva perplessità; intanto parte la fase a eliminazione diretta con la Francia favorita.
Con le ultime partite dei gironi si è chiusa la prima fase del Mondiale 2026, il primo a 48 nazionali. Su 72 incontri disputati, 32 squadre sono approdate ai sedicesimi di finale, mentre 16 sono state eliminate. Il dato più eclatante arriva dall’Africa: nove delle dieci rappresentanti del continente hanno superato il turno, un record storico che polverizza il precedente massimo di due squadre qualificate nella stessa edizione. Capo Verde, arcipelago di poco più di mezzo milione di abitanti, ha fermato la Spagna campione d’Europa e l’Uruguay, chiudendo il girone al secondo posto e guadagnandosi una sfida con l’Argentina di Messi. La Celeste, priva dei vecchi fuoriclasse, è stata la grande delusione, eliminata senza vincere una partita.
L’allargamento del torneo, voluto dalla Fifa per ragioni commerciali e politiche, ha prodotto un livello di gioco complessivamente più alto del temuto. In Europa il dibattito resta aperto: se da un lato si riconosce che le cosiddette ‘piccole’ hanno retto l’impatto, dall’altro si punta il dito contro il ripescaggio delle otto migliori terze, che ha tolto pathos a diversi incontri e favorito atteggiamenti speculativi. Austria-Algeria e Paraguay-Australia sono state indicate come partite al limite della combine, mentre Argentina e Norvegia hanno schierato le riserve una volta ottenuta la qualificazione. Non a caso, negli ambienti vicini alla Fifa si fa strada l’ipotesi di un ulteriore allargamento a 64 squadre, che eliminerebbe i ripescaggi e restituirebbe maggiore incertezza.
Il successo africano affonda le radici in un lavoro di lungo periodo. Secondo il presidente della Confederazione africana, Patrice Motsepe, gli investimenti nei vivai, nei tecnici e nelle infrastrutture stanno dando frutti. L’ex attaccante francese Thierry Henry ha sottolineato anche la capacità delle nazionali africane di reclutare precocemente i talenti con doppia cittadinanza, integrandoli in progetti tecnici maturi. Sul fronte opposto, l’Asia esce ridimensionata: solo Giappone e Australia hanno passato il turno, mentre le altre sette rappresentanti sono state eliminate, segnalando un divario che le qualificazioni allargate non bastano a colmare. Il Sudamerica piazza cinque squadre su sei, l’Europa tredici su sedici, confermando la propria forza ma senza strafare.
Con il tabellone definito, i modelli previsionali di banche d’affari e istituti statistici internazionali indicano la Francia come favorita principale, seguita da Argentina e Spagna. Il Brasile è quinto, mentre il Messico padrone di casa ha sorpreso con tre vittorie su tre. Per le africane, il vero banco di prova inizia ora: il Congo se la vedrà con l’Inghilterra, il Senegal con il Belgio, il Marocco con i Paesi Bassi. Capo Verde, già qualunque cosa accada, ha già scritto una pagina indelebile. La fase a eliminazione diretta, con 32 squadre come un intero Mondiale del passato, dirà se l’Africa potrà confermare la propria ascesa anche quando si gioca dentro o fuori.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Nove delle dieci nazionali africane hanno raggiunto i sedicesimi, un record che riscrive la storia del calcio mondiale. Il continente celebra un momento di orgoglio e riscatto, vedendo in questa impresa la prova che il divario con le potenze tradizionali si sta colmando. La prestazione apre prospettive concrete per una maggiore rappresentanza nei tornei futuri.
Mai così tante squadre africane erano arrivate ai sedicesimi di un Mondiale: ben nove su dieci, con la sola Tunisia eliminata. Accanto alle conferme di Marocco e Senegal, sorprendono realtà come Capo Verde, che arricchiscono il quadro di un continente in crescita. Resta il dominio europeo, ma l'Africa si ritaglia un ruolo da protagonista inattesa.
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