
Corsa contro il Sole: la NASA lancia un robot per salvare Swift, mentre SpaceX insinua il doppio uso orbitale
Con l’attività solare che accelera la decaduta dei satelliti, un veicolo senza equipaggio tenterà l’inedita cattura del telescopio. Intanto, il carico segreto di Starfall riaccende i sospetti sui lanci militari.
L’intensificarsi dell’attività solare sta facendo precipitare più rapidamente del previsto i satelliti in orbita bassa, costringendo la NASA a una corsa contro il tempo per salvare l’Osservatorio Swift. Lanciato nel 2004, il telescopio — progettato per individuare lampi di raggi gamma ed esplosioni stellari — era privo di propulsione propria e mai pensato per operazioni di riparazione. Ora l’agenzia ha ingaggiato la startup Katalyst Space Technologies per una missione da 30 milioni di dollari: un robot spaziale, Lift (o Link in alcune fonti), grande quanto un frigorifero e dotato di tre bracci articolati, dovrà agganciare Swift e innalzarlo gradualmente da 360 a 600 chilometri di quota. L’operazione, senza precedenti per gli Stati Uniti — solo la Cina ha eseguito una manovra analoga, nel 2022 —, comincerà non appena il veicolo autonomo decollerà dall’atollo di Kwajalein a bordo di un Pegasus lanciato da un aereo.
Il rendez-vous richiederà circa un mese, seguito da altre settimane di spinta lenta con propulsori ionici. L’obiettivo è superare la soglia critica dei 300 chilometri, al di sotto della quale le probabilità di successo crollano: gli strumenti scientifici sono stati spenti a febbraio per diminuire l’attrito. I vertici della NASA non nascondono i rischi, ma difendono il valore del telescopio — primo investigatore di eventi transienti, in grado di dirottare osservatori come Webb — e intravedono un futuro per il servicing orbitale. Se l’intervento funzionasse, potrebbe aprire la strada al salvataggio di Hubble, anch’esso minacciato dal rigonfiamento atmosferico, e a un’economia di manutenzione, rifornimento e spostamento di satelliti commerciali.
Mentre la comunità scientifica guarda con apprensione all’esito del recupero, un altro fronte è emerso il 23 giugno, quando un Falcon 9 ha portato in orbita bassa la capsula Starfall di SpaceX. Ufficialmente destinata a «ricerca scientifica e produzione in orbita», la missione è stata avvolta da un silenzio atipico per l’azienda: nessuna pagina web dedicata, trasmissione ridotta a pochi minuti e nessuna immagine dalla telecamera di bordo. I documenti dell’autorità aeronautica statunitense rivelano però che Starfall serve anche a consegnare «carichi critici attraverso lo spazio in tempi brevissimi»: una promessa irrealistica per la logistica civile, considerati i lunghi preparativi di un lancio, ma potenzialmente utile per schierare droni armati o sciami autonomi in operazioni mirate. Il fatto che il primo stadio sia atterrato su piattaforma oceanica — manovra che SpaceX riserva per carichi pesanti — e che il peso dichiarato delle capsule non giustifichi tale scelta, rafforza l’ipotesi di un accompagnamento di payload militari classificati.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di gestione degli asset orbitali, mentre la NASA programma per il 2030–2031 il rientro controllato della Stazione Spaziale Internazionale verso il Punto Nemo, nell’Oceano Pacifico, usando un veicolo sviluppato dalla stessa SpaceX. L’operazione è contestata da ambientalisti e giuristi: mancano studi di impatto esaustivi sulla dispersione di materiali incombusti in alto mare e i trattati internazionali, come il Protocollo di Londra o il recente Accordo BBNJ, non fissano obblighi chiari di bonifica. Per l’Europa, che partecipa al programma ISS e osserva con crescente interesse il settore dei servizi orbitali, ciò significa che la frontiera bassa dello spazio richiede non solo audacia tecnologica, ma anche un aggiornamento urgente delle regole.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.50 | aligned |
|---|---|---|
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| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
La NASA protegge i propri asset con efficienza; gli ambientalisti sollevano ostacoli irrilevanti.
Enfatizza il successo tecnico e la gestione razionale, riducendo le preoccupazioni ambientali a fastidi secondari.
Non menziona i potenziali danni ecologici dell'affondamento della ISS né le alternative proposte dagli esperti.
La NASA agisce per interesse nazionale, ma la vera sfida è la competizione globale; la Russia propone una via più collaborativa.
Riproietta il dibattito ambientale come una copertura per l'egemonia statunitense, contrapponendo la posizione russa come più equa.
Non riconosce i successi tecnici della NASA né il ruolo degli ambientalisti occidentali nel dibattito.
La comunità internazionale deve cooperare per gestire lo spazio; l'India è pronta a svolgere un ruolo costruttivo.
Adotta un tono di osservatore distaccato, universalizzando il dibattito come una questione di interesse comune e cooperazione.
Non discute le tensioni geopolitiche tra USA e Russia né le critiche specifiche agli ambientalisti.
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