
Minions e Angry Birds tornano: il linguaggio universale del caos e della famiglia
Mentre i Minions conquistano Hollywood con il loro idioma inventato, Red affronta la sfida più grande: fare il padre. Due franchise globali si rinnovano tra recensioni positive e nuovi trailer.
Quando i Minions apparvero per la prima volta nel 2010, il loro cicaleccio – un torrente di «banana», «bello», «poopaye» – lasciò il pubblico interdetto e divertito. Quella lingua inventata, il minionese, non è un idioma formale ma un impasto di inglese, spagnolo, francese, italiano, portoghese e giapponese, nato dall’improvvisazione del regista e doppiatore Pierre Coffin. Secondo quanto ricostruito dalla stampa messicana, l’obiettivo era creare un codice sonoro che nessuno capisse del tutto, ma in cui chiunque, da Città del Messico a Tokyo, potesse riconoscere una parola familiare. Oggi quel pastiche verbale è il cuore pulsante di un fenomeno che torna nelle sale con il settimo film del franchise, ‘Minions & Monsters’, ambientato nella Hollywood degli anni Venti.
La nuova pellicola, diretta dallo stesso Coffin, immagina che i piccoli esseri gialli siano diventati star del cinema muto per poi perdere tutto e scatenare veri mostri sul pianeta, in un groviglio di slapstick e citazioni. Le prime quattordici recensioni raccolte da Rotten Tomatoes, tutte positive, descrivono il film come un omaggio al potere dell’esperienza cinematografica collettiva. Un critico statunitense lo definisce «un intrattenimento popolare così bizzarro e ostinato da conquistare la benevolenza», mentre in Europa si sottolinea la vena malinconica di un racconto che, sotto la superficie demenziale, celebra la sala buia come rifugio comunitario.
A poche ore di distanza, un altro colosso dell’animazione ha mostrato il proprio futuro. Paramount Pictures ha diffuso il primo trailer di ‘Angry Birds 3’, in uscita nel dicembre 2026. Il film, che segna il passaggio della distribuzione da Sony a Paramount, sposta l’asse narrativo dallo scontro con i maialini verdi a una sfida più intima: Red, l’uccello rosso eroe della fionda, è ora padre di tre pulcini – Junio, Planeador e Oli – e scopre che gestire capricci e marachelle è più arduo di qualsiasi battaglia. Il trailer, presentato in esclusiva da una rete televisiva statunitense, non mostra un antagonista classico, lasciando intendere che la vera avventura sarà domestica.
Entrambi i franchise attingono a un repertorio di gesti e suoni che scavalca le barriere linguistiche. I Minions, con la loro parlata che l’industria latinoamericana definisce «universale», hanno incassato oltre mezzo miliardo di dollari solo con i primi due spin-off, mentre i due capitoli di Angry Birds hanno superato insieme i 505 milioni globali. Ora, mentre il minionese si arricchisce di nuove parole a ogni film, Red impara che la paternità è un linguaggio altrettanto universale, fatto di sguardi, toni e ali spiegate. In una Hollywood che cerca sempre più storie transgenerazionali, il caos giallo e la covata piumata raccontano la stessa verità: si può cadere, inciampare, lanciarsi da una fionda, ma alla fine si torna sempre al nido.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Le prime recensioni celebrano l'ultima avventura caotica dei Minions come una commedia demenziale che dà nuova linfa al franchise. La trama autoironica, ambientata nella Hollywood degli anni Venti, viene dipinta come una storia di ritorno trionfale tanto ridicola quanto vincente. Il sequel di Angry Birds è menzionato solo per il trailer, mantenendo i riflettori sullo slancio commerciale dei Minions.
Il franchise di Angry Birds torna con una storia che mette Red di fronte alla sfida più umana: conciliare l'eroismo con la paternità. Il fascino globale dei Minions viene spiegato attraverso il mistero della loro lingua inventata, trasformando un fenomeno commerciale in una curiosità culturale. Entrambi i film sono presentati come pietre miliari familiari, che fondono nostalgia e nuove poste emotive.
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