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Migranti, la grande illusione: meno arrivi non fermano l’estrema destra

Dalla Germania alla Svezia, passando per la Spagna, i dati smentiscono l’equazione ‘meno immigrati, meno populismo’: la regolarizzazione spagnola esplode, ma i rifugiati restano esclusi, mentre Stoccolma paga per i rimpatri e la sinistra risale.

Il paradosso che scuote la politica europea arriva dalla Germania, dove i flussi migratori sono ai minimi da anni ma l’estrema destra di Alternative für Deutschland non è mai stata così forte nei sondaggi, al punto da superare l’Unione cristiano-democratica. La Cdu/Csu aveva costruito la propria strategia sull’assunto che ridurre il numero di richiedenti asilo avrebbe raffreddato la protesta e riportato consensi verso il centro. Eppure, come ha ammesso il leader bavarese Markus Söder, contenere l’Afd si sta rivelando «più difficile del previsto». Il crollo degli arrivi non ha disinnescato la paura identitaria, segno che l’equazione tra numeri e umore pubblico è ormai saltata.

La Spagna offre un controcanto altrettanto istruttivo. Il governo Sánchez ha avviato una regolarizzazione straordinaria che ha già raccolto quasi un milione di domande, il doppio delle previsioni iniziali, con l’obiettivo di far emergere dal lavoro nero centinaia di migliaia di persone già presenti sul territorio. Mentre altri Paesi europei chiudono le frontiere, Madrid si presenta come modello di accoglienza. Tuttavia, un rapporto della Commissione spagnola per i rifugiati rivela che la Spagna è terzultima in Europa per asili concessi: nel 2025 le richieste sono calate del 13,7 per cento e il tasso di riconoscimento resta bassissimo. La regolarizzazione serve a integrare forza lavoro, ma il diritto d’asilo rimane una porta stretta, smascherando l’immagine progressista che la sinistra europea spesso celebra.

Anche la Svezia, laboratorio di una politica migratoria tra le più restrittive del continente, sta vivendo un rovesciamento delle attese. A tre mesi dalle elezioni, il blocco di centrosinistra guidato dalla socialdemocratica Magdalena Andersson veleggia oltre il 55 per cento, mentre la coalizione conservatrice che include i nazionalisti degli Svedesi democratici arranca sotto il 43. La svolta repressiva del governo Kristersson – che ha alzato il contributo per il rimpatrio volontario da 10.000 a 350.000 corone a persona, facendo impennare le domande a oltre 600 in pochi mesi – non ha prodotto dividendi elettorali. Anzi, la sinistra recupera terreno proprio mentre lo Stato paga profumatamente chi decide di tornare nel Paese d’origine.

A completare il quadro, dalla Germania giunge un avvertimento che sposta l’asse della paura. Martin Blessing, ex banchiere incaricato da Friedrich Merz di attrarre investimenti esteri, ha confidato che i grandi capitali internazionali temono più un successo della Linke – con i suoi dibattiti su espropri e interventi sulla proprietà – che non dell’Afd. È un segnale che la minaccia percepita dall’economia globale non coincide con quella che domina il discorso pubblico. L’Europa si scopre così in un passaggio delicato: la ricetta «meno migranti, meno populismo» non funziona più, la sinistra rialza la testa in Scandinavia, la Spagna regolarizza ma nega asilo, e gli investitori guardano con ansia alle tentazioni redistributive. Per governi e partiti, il messaggio è chiaro: la partita sul consenso non si vince soltanto con i numeri dell’immigrazione, ma dentro un conflitto più profondo su diritti, lavoro e identità.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentale
scetticismoindignazioneallarme

Nonostante il crollo degli arrivi, l'estrema destra continua a crescere nei sondaggi. L'idea che politiche migratorie più dure riducano il consenso populista si è rivelata un'illusione. La regolarizzazione di massa in Spagna viene dipinta come una manovra ingannevole o un fallimento.

Stampa latinoamericana
pragmatismodistacco

Il programma straordinario di regolarizzazione in Spagna ha raccolto quasi un milione di domande, ben oltre le stime iniziali. L'iniziativa punta a integrare i migranti irregolari nel mercato del lavoro formale. L'alto numero di richieste viene riportato come un dato di fatto, senza giudizi espliciti.

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lunedì 15 giugno 2026

Migranti, la grande illusione: meno arrivi non fermano l’estrema destra

Dalla Germania alla Svezia, passando per la Spagna, i dati smentiscono l’equazione ‘meno immigrati, meno populismo’: la regolarizzazione spagnola esplode, ma i rifugiati restano esclusi, mentre Stoccolma paga per i rimpatri e la sinistra risale.

Il paradosso che scuote la politica europea arriva dalla Germania, dove i flussi migratori sono ai minimi da anni ma l’estrema destra di Alternative für Deutschland non è mai stata così forte nei sondaggi, al punto da superare l’Unione cristiano-democratica. La Cdu/Csu aveva costruito la propria strategia sull’assunto che ridurre il numero di richiedenti asilo avrebbe raffreddato la protesta e riportato consensi verso il centro. Eppure, come ha ammesso il leader bavarese Markus Söder, contenere l’Afd si sta rivelando «più difficile del previsto». Il crollo degli arrivi non ha disinnescato la paura identitaria, segno che l’equazione tra numeri e umore pubblico è ormai saltata.

La Spagna offre un controcanto altrettanto istruttivo. Il governo Sánchez ha avviato una regolarizzazione straordinaria che ha già raccolto quasi un milione di domande, il doppio delle previsioni iniziali, con l’obiettivo di far emergere dal lavoro nero centinaia di migliaia di persone già presenti sul territorio. Mentre altri Paesi europei chiudono le frontiere, Madrid si presenta come modello di accoglienza. Tuttavia, un rapporto della Commissione spagnola per i rifugiati rivela che la Spagna è terzultima in Europa per asili concessi: nel 2025 le richieste sono calate del 13,7 per cento e il tasso di riconoscimento resta bassissimo. La regolarizzazione serve a integrare forza lavoro, ma il diritto d’asilo rimane una porta stretta, smascherando l’immagine progressista che la sinistra europea spesso celebra.

Anche la Svezia, laboratorio di una politica migratoria tra le più restrittive del continente, sta vivendo un rovesciamento delle attese. A tre mesi dalle elezioni, il blocco di centrosinistra guidato dalla socialdemocratica Magdalena Andersson veleggia oltre il 55 per cento, mentre la coalizione conservatrice che include i nazionalisti degli Svedesi democratici arranca sotto il 43. La svolta repressiva del governo Kristersson – che ha alzato il contributo per il rimpatrio volontario da 10.000 a 350.000 corone a persona, facendo impennare le domande a oltre 600 in pochi mesi – non ha prodotto dividendi elettorali. Anzi, la sinistra recupera terreno proprio mentre lo Stato paga profumatamente chi decide di tornare nel Paese d’origine.

A completare il quadro, dalla Germania giunge un avvertimento che sposta l’asse della paura. Martin Blessing, ex banchiere incaricato da Friedrich Merz di attrarre investimenti esteri, ha confidato che i grandi capitali internazionali temono più un successo della Linke – con i suoi dibattiti su espropri e interventi sulla proprietà – che non dell’Afd. È un segnale che la minaccia percepita dall’economia globale non coincide con quella che domina il discorso pubblico. L’Europa si scopre così in un passaggio delicato: la ricetta «meno migranti, meno populismo» non funziona più, la sinistra rialza la testa in Scandinavia, la Spagna regolarizza ma nega asilo, e gli investitori guardano con ansia alle tentazioni redistributive. Per governi e partiti, il messaggio è chiaro: la partita sul consenso non si vince soltanto con i numeri dell’immigrazione, ma dentro un conflitto più profondo su diritti, lavoro e identità.

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentale
scetticismoindignazioneallarme

Nonostante il crollo degli arrivi, l'estrema destra continua a crescere nei sondaggi. L'idea che politiche migratorie più dure riducano il consenso populista si è rivelata un'illusione. La regolarizzazione di massa in Spagna viene dipinta come una manovra ingannevole o un fallimento.

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pragmatismodistacco

Il programma straordinario di regolarizzazione in Spagna ha raccolto quasi un milione di domande, ben oltre le stime iniziali. L'iniziativa punta a integrare i migranti irregolari nel mercato del lavoro formale. L'alto numero di richieste viene riportato come un dato di fatto, senza giudizi espliciti.

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