
Messi e Yamal, dal bagnetto a una finale che sa di destino: «È una follia»
Il capitano argentino rompe il silenzio sull’iconica foto del 2007 che lo ritrae con un neonato Lamine Yamal, oggi suo avversario nella finale di Coppa del Mondo tra Argentina e Spagna.
A due giorni dalla finale del MetLife Stadium, Lionel Messi ha scelto il palcoscenico del Fanatics Fest di New York per commentare l’immagine che da settimane alimenta la narrazione del Mondiale: quella in cui, diciannovenne, fa il bagno a un Lamine Yamal di pochi mesi. «Quella foto è una follia – ha detto davanti a Tom Brady e a una platea di stelle dello sport –. Ho fatto una foto con lui quando era un bebè, e ora affrontarci in una finale di Coppa del Mondo è una follia». La frase, ripresa con minime variazioni da tutte le testate, condensa lo stupore di un intreccio che il fotografo Joan Monfort, autore dello scatto, definisce «al di là di ogni spiegazione ragionevole».
L’immagine fu realizzata nell’autunno del 2007 per un calendario benefico di UNICEF e Diario Sport. La famiglia Yamal, residente nel quartiere Rocafonda di Mataró, vinse un sorteggio che dava diritto a un ritratto con un giocatore del Barcellona. Il caso volle che toccasse a Messi, all’epoca ventenne schivo e, secondo i testimoni, impacciato nel maneggiare un neonato. La foto rimase nell’oblio fino all’estate del 2024, quando il padre di Yamal la pubblicò sui social durante l’Europeo vinto dalla Spagna. Da allora è diventata il simbolo di un passaggio di testimone che il calcio globale legge con un misto di meraviglia e calcolo commerciale.
Messi ha unito all’elogio la consueta avvertenza competitiva: «Lamine è un grandissimo giocatore, un referente mondiale a 19 anni. Ha tutta la carriera davanti e una chance storica, ma noi daremo il massimo perché non sia questa volta». Ha poi allargato lo sguardo alla Spagna, «che non è solo Lamine, ha grandissimi giocatori e un gran gioco, ma noi abbiamo le nostre armi». Le coincidenze numeriche – entrambi esordirono in un Mondiale a 19 anni con la maglia numero 19, e la finale cade il 19 luglio – sono state cavalcate con ironia dal conduttore Jimmy Fallon, che ha scherzato su un presunto copione della FIFA, ma per gli analisti sportivi europei e americani rappresentano piuttosto la materia prima per una narrazione che unisce due generazioni del Barcellona e del calcio mondiale.
La partita di domenica mette in palio molto più di un trofeo. Messi, a 39 anni, può diventare il primo capitano a vincere due Mondiali di fila; Yamal, dal canto suo, può diventare il secondo più giovane di sempre a partire titolare e vincere una finale. L’UNICEF, che nel 2007 aveva unito i due senza saperlo, ha confermato l’autenticità dello scatto e ha ricordato che entrambi sono oggi Ambasciatori di buona volontà dell’organizzazione. Mentre gli occhi del mondo si posano sul MetLife Stadium, la fotografia di Monfort resta l’immagine più eloquente di un incrocio che, a prescindere dal risultato, ha già riscritto l’immaginario del calcio contemporaneo.
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Il destino ha scritto una storia perfetta: Messi e Yamal, due generazioni legate da una foto, ora si sfidano per il titolo mondiale.
Racconta la coincidenza come un evento predestinato, usando un linguaggio epico e aggettivi superlativi per creare un senso di meraviglia e inevitabilità.
Non menziona le teorie del complotto o l'ironia di Jimmy Fallon, che potrebbero mettere in dubbio la narrazione del destino.
Noi latinoamericani viviamo questa finale con emozione e un pizzico di scetticismo: la foto è reale, ma le coincidenze fanno sorridere.
Alterna toni celebrativi e ironici, citando le teorie del complotto per smontarle con umorismo, mantenendo però un fondo di meraviglia.
Il fotografo Joan Monfort racconta come quella foto sia diventata virale solo anni dopo, sottolineando la casualità dell'incontro.
Si basa sulla testimonianza diretta del fotografo e su dettagli concreti, evitando giudizi emotivi e lasciando che i fatti parlino da soli.
Tace sulle teorie del complotto e sull'ironia di Fallon, che potrebbero introdurre un elemento di dubbio sulla genuinità della coincidenza.
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