
Meno morti sulle strade del mondo, ma il divario tra Paesi ricchi e poveri si allarga
Un nuovo studio su Lancet e i dati dell'OMS mostrano un calo globale del 21% dal 2011, mentre in Africa i decessi salgono del 17% e i motociclisti diventano la categoria più a rischio.
Il numero di vittime della strada nel mondo è sceso del 21 per cento tra il 2011 e il 2025, passando da 1,26 a 1,16 milioni di morti l'anno, nonostante l'immissione in circolazione di oltre un miliardo di veicoli a motore. Lo certificano le nuove stime dell'Organizzazione mondiale della sanità, diffuse in apertura della riunione di alto livello delle Nazioni Unite sulla sicurezza stradale a New York. Parallelamente, un'analisi dell'Institute for Health Metrics and Evaluation di Washington pubblicata su Lancet Public Health rileva che i tassi globali di lesioni e decessi da incidente sono calati di oltre il 30 per cento fra il 1990 e il 2023. Il progresso, tuttavia, è tutt'altro che uniforme: il 90 per cento dei decessi si concentra nei Paesi a basso reddito, dove le misure di sicurezza non hanno tenuto il passo con l'urbanizzazione e la motorizzazione rapida.
La forbice geografica è netta. Nella regione europea dell'OMS i decessi sono diminuiti del 36 per cento, mentre nel Pacifico occidentale la riduzione è stata del 15 per cento. Il Sud-est asiatico ha registrato un calo marginale del 2 per cento, le Americhe non mostrano variazioni significative e l'Africa ha visto un aumento del 17 per cento. I ricercatori di Washington osservano che nei Paesi ad alto reddito i tassi di incidente restano elevati, ma la letalità è contenuta da obblighi come le cinture di sicurezza, airbag e infrastrutture più protettive. Nei contesti a basso reddito, al contrario, la crescita del parco veicoli – in particolare motocicli, triplicati a livello globale in quindici anni – si è accompagnata a una carenza di norme e controlli.
I dati dell'OMS indicano che quasi un terzo delle vittime della strada è oggi un motociclista, mentre più della metà dei decessi riguarda pedoni, ciclisti e centauri, categorie spesso ignorate nella progettazione delle infrastrutture. Gli incidenti restano la prima causa di morte per bambini e giovani tra i 5 e i 29 anni, con 1,1 milioni di decessi solo nel 2025. L'analisi di Lancet segnala inoltre che negli Stati Uniti, pur in un quadro di calo recente, la diffusione di veicoli più alti e pesanti e la guida distratta da smartphone hanno contribuito a un picco di oltre 43.000 morti nel 2021, prima di una flessione a circa 36.600 l'anno scorso.
La risposta politica si è concretizzata nella dichiarazione adottata dall'Assemblea generale dell'ONU, che impegna i governi a dotarsi di strategie nazionali con obiettivi misurabili, budget dedicati e scadenze precise. Il documento promuove l'approccio del «Safe System», che parte dal presupposto che l'errore umano sia inevitabile e punta a progettare strade, veicoli e limiti di velocità in grado di evitare conseguenze letali. L'obiettivo resta il dimezzamento di morti e feriti gravi entro il 2030 rispetto ai livelli del 2021, un traguardo che le tendenze attuali, soprattutto in Africa e nel Sud-est asiatico, rendono ancora lontano.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | +0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.30 | aligned |
Il calo globale delle morti stradali nasconde un fallimento persistente nei paesi a basso reddito, dove i progressi sono fermi.
Contrasta le medie globali con le disparità regionali per enfatizzare la negligenza verso i paesi poveri.
Non menziona l'aumento massiccio del numero di veicoli a livello globale, che rende il calo ancora più significativo.
I progressi globali nella sicurezza stradale sono reali, ma le disuguaglianze tra regioni restano un problema serio.
Bilancia i dati positivi con le citazioni dell'OMS per mantenere un tono equilibrato tra ottimismo e preoccupazione.
Non approfondisce la mancanza di miglioramento nei paesi a basso reddito, limitandosi a menzionare le differenze.
Le morti stradali sono ancora troppo alte e lontane dall'obiettivo del 2030; serve un'azione urgente.
Confronta i dati attuali con gli obiettivi futuri per creare un senso di urgenza e necessità di intervento.
Non evidenzia il calo significativo del 21% dal 2011, che rappresenta un progresso notevole.
Nonostante l'aumento di oltre un miliardo di veicoli, le morti stradali sono diminuite dell'8%, un successo globale.
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Non menziona la disparità tra paesi ricchi e poveri, che è il punto centrale dello studio.
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