
L’espansione dei data center mette in tensione reti e impegni climatici
Meta abbandona il patto RE100 sull’energia pulita, mentre in Italia le richieste di allaccio per nuovi centri toccano 96 GW: la corsa all’intelligenza artificiale sfida infrastrutture e strategie ambientali.
Meta ha lasciato l’iniziativa RE100, che impegna le aziende a coprire i consumi elettrici con sola energia rinnovabile. Secondo il Climate Group, la società non soddisfa più i criteri tecnici a causa degli investimenti in nuove centrali a gas per alimentare il data center Hyperion in Louisiana. La decisione si allinea a una tendenza più ampia: Microsoft ha stretto un accordo con Chevron per un impianto a gas in Texas e ha visto le proprie emissioni salire del 25% a 20,3 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, mentre Google esplora partnership analoghe. Il dietrofront mostra come l’espansione dell’IA stia forzando i confini delle strategie di decarbonizzazione.
La pressione sulle reti è tangibile. In Messico la domanda ha toccato un nuovo picco di 54.300 megawatt, trainata da data center e nearshoring: complessi industriali passati da 10-20 MW a richieste fino a 300 MW. Negli Stati Uniti, i centri dati della Virginia assorbono il 26% dell’elettricità statale, mentre altri cinque Stati superano il 10%. Il consumo idrico è altrettanto critico: un solo impianto di iperscala può utilizzare 19 milioni di litri d’acqua al giorno. Google ha annunciato un piano da oltre 500 milioni di dollari per diventare “water positive” entro il 2030, con interventi in 97 bacini idrografici.
In America Latina l’assenza di regolamentazione aggrava gli squilibri. Querétaro, in Messico, vive stress idrico e le comunità denunciano blackout e razionamenti. L’Argentina attende l’arrivo di centri OpenAI in Patagonia, mentre Brasile e Cile vedono una concentrazione accelerata. In Italia, secondo i dati dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, la potenza installata è cresciuta del 19% nel 2025 a 609 MW, ma le richieste di allaccio alla rete ad alta tensione presentate a Terna ammontano a 96 gigawatt, 160 volte la potenza attuale. L’88% della nuova potenza in alta tensione arriva dai data center, anche se in larga parte si tratta di prenotazioni speculative di sviluppatori immobiliari.
Il prossimo nodo sarà la valutazione di queste richieste e la capacità del sistema di assorbire consumi continui e concentrati. L’Irlanda, dove i data center assorbono quasi un quarto dell’elettricità nazionale, offre un precedente sui possibili effetti per la bolletta e la stabilità della rete. Mentre i giganti tecnologici rivedono i propri impegni verdi, per l’Italia e l’Europa la sfida sarà integrare la crescita digitale senza compromettere la sicurezza energetica e gli obiettivi climatici.
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