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Società e Culturamercoledì 8 luglio 2026

«Non esiste il diritto di essere nonna»: viaggio nella generazione che riscrive la genitorialità

Dall’Argentina all’Indonesia, passando per l’Italia, un intreccio di desideri, ostacoli economici e nuove fragilità di salute sta ridisegnando la scelta di avere figli.

«Non esiste il diritto di essere nonna», ripete Marina, avvocata di trentotto anni, a sua madre Abigail che a settantacinque si era immaginata circondata di nipoti. La scena, raccolta da un’inchiesta dell’Universidad Austral, non è un episodio isolato ma la punta affiorante di una trasformazione che percorre le vite dei giovani adulti in ogni latitudine. Nella stessa indagine, condotta su un campione nazionale argentino, solo il 46% degli intervistati considera oggi molto importante diventare genitore, contro il 77% di dieci anni fa; e per la prima volta la ragione più citata da chi rinuncia non è economica o lavorativa, ma l’assenza stessa della genitorialità dal proprio progetto di vita. Eppure, a poche migliaia di chilometri di distanza, il desiderio resiste: secondo il Demographic Futures Survey del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, tra gli adulti senza figli fra i 35 e i 39 anni, il 79% degli uomini e il 72% delle donne dichiara di voler ancora diventare genitore.

La distanza tra aspirazione e realtà è colmata, in buona parte, da barriere materiali. Il rapporto UNFPA, che ha raccolto risposte in 73 Paesi, respinge le narrazioni che attribuiscono il calo della fecondità all’egoismo o al femminismo, e punta il dito contro i vincoli economici: costi dell’abitazione, precarietà del lavoro, spese per l’istruzione e la sanità. In Indonesia, il viceministro per la Popolazione e lo Sviluppo Familiare, Isyana Bagoes Oka, ha descritto una generazione che «non vede più la vita familiare come una scelta facile da realizzare», schiacciata tra incertezza economica e difficoltà di conciliare carriera e cura. La stessa tensione attraversa l’Europa: in Italia, l’Osservatorio Ibdo Foundation segnala un raddoppio della prevalenza dell’obesità tra le donne di 18-34 anni, un dato che assume particolare rilievo perché tocca donne in età fertile e può condizionare la salute materna e quella delle future generazioni.

Accanto alle difficoltà economiche, si allunga l’ombra di fragilità sanitarie che complicano il percorso verso la genitorialità. Uno studio pubblicato su The Lancet prevede che i casi globali di infertilità femminile raggiungeranno gli 80 milioni entro il 2036, con un aumento dell’50% rispetto al 2023, concentrato soprattutto tra le donne di 35-39 anni. Il fenomeno, spiegano i ricercatori, è legato al rinvio della maternità e alla progressiva riduzione della riserva ovarica, ma nei Paesi in via di sviluppo l’accesso alle cure resta limitato dai costi. In Argentina, un’altra ricerca apparsa su The Lancet Regional Health – Americas lancia un allarme sul cancro al seno tra le under 45: la mortalità è in crescita dal 2010, e tra le cause ipotizzate figurano proprio la diminuzione delle gravidanze e dell’allattamento. Intanto in Indonesia, i dati del Ministero della Salute mostrano un aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili, con oltre 23mila casi di sifilide e 10mila di gonorrea nel 2024, mentre l’HIV colpisce circa 564mila persone, molte delle quali senza diagnosi o terapia.

In questo paesaggio complesso, la spinta a diventare genitori non scompare, ma si scontra con un orizzonte di attese e timori inediti. L’indagine argentina rivela che un giovane su quattro cita il contesto ambientale, sociale o politico come deterrente. Eppure, quando si chiede perché si desiderano figli, la risposta più frequente, in tutti i continenti, resta la gioia e la felicità che i bambini portano con sé. «I giovani portano un senso di speranza e una visione chiara per le loro famiglie e il loro futuro», ha detto Diene Keita, direttrice esecutiva dell’UNFPA, sottolineando che rimuovere le barriere finanziarie e sostenere l’autonomia delle persone permetterebbe loro di compiere scelte più libere.

Mentre i governi provano a rispondere – in Indonesia con lo sviluppo di un vaccino a mRNA contro la dengue, malattia che ogni anno colpisce 161mila persone, e in Italia con una rinnovata attenzione alla prevenzione dell’obesità infantile – resta l’immagine di Marina e di sua madre, sospese tra due modelli di realizzazione personale. Non più un destino obbligato, la genitorialità è diventata un crocevia dove si incontrano desiderio, condizioni materiali e la consapevolezza, a tratti spiazzante, che mettere al mondo un figlio è oggi, forse più di ieri, un atto di fiducia nel futuro.

Divergenza — chi la racconta come
9%Bassa
3 blocchi · posizioni da −0.20 a 0.00
CriticoFavorevole
LATAFRSEA
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana0.00neutral
Stampa africana subsahariana−0.20neutral
Stampa sud-est asiatica0.00neutral
Stampa latinoamericana0.00
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I giovani argentini scelgono la carriera e la libertà personale, non la genitorialità.

Meccanismoindividualizzazione

L'articolo utilizza un sondaggio di un'università privata per presentare il calo della genitorialità come un cambiamento volontario e basato sui valori, minimizzando i fattori economici o strutturali.

Omissione

L'articolo omette i vincoli economici evidenziati dal sondaggio ONU, come l'insicurezza finanziaria e l'occupazione instabile, che sono centrali nella cornice del blocco africano.

ScetticismoPragmatismo
Stampa africana subsahariana−0.20
Voce

Le difficoltà economiche, non il femminismo, impediscono ai giovani di formare una famiglia.

Meccanismocontronarrazione

L'articolo universalizza i risultati del sondaggio ONU per contrastare una narrazione comune, utilizzando dati autorevoli per spostare la colpa dai valori culturali alle strutture economiche.

Omissione

L'articolo omette le proiezioni mediche sull'infertilità del blocco del sud-est asiatico, che si concentrano sul declino biologico legato all'età piuttosto che sui fattori economici.

PragmatismoScetticismo
Stampa sud-est asiatica0.00
Voce

L'infertilità globale aumenterà a causa del rinvio della maternità, un dato biologico inevitabile.

Meccanismonaturalizzazione

L'articolo presenta uno studio del Lancet come proiezione scientifica oggettiva, utilizzando numeri per depoliticizzare la questione e inquadrarla come conseguenza naturale dell'età, ignorando fattori sociali o economici.

Omissione

L'articolo omette il risultato del sondaggio ONU secondo cui i giovani vogliono ancora figli ma sono bloccati da vincoli economici, che complicherebbe il determinismo biologico.

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mercoledì 8 luglio 2026

«Non esiste il diritto di essere nonna»: viaggio nella generazione che riscrive la genitorialità

Dall’Argentina all’Indonesia, passando per l’Italia, un intreccio di desideri, ostacoli economici e nuove fragilità di salute sta ridisegnando la scelta di avere figli.

«Non esiste il diritto di essere nonna», ripete Marina, avvocata di trentotto anni, a sua madre Abigail che a settantacinque si era immaginata circondata di nipoti. La scena, raccolta da un’inchiesta dell’Universidad Austral, non è un episodio isolato ma la punta affiorante di una trasformazione che percorre le vite dei giovani adulti in ogni latitudine. Nella stessa indagine, condotta su un campione nazionale argentino, solo il 46% degli intervistati considera oggi molto importante diventare genitore, contro il 77% di dieci anni fa; e per la prima volta la ragione più citata da chi rinuncia non è economica o lavorativa, ma l’assenza stessa della genitorialità dal proprio progetto di vita. Eppure, a poche migliaia di chilometri di distanza, il desiderio resiste: secondo il Demographic Futures Survey del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, tra gli adulti senza figli fra i 35 e i 39 anni, il 79% degli uomini e il 72% delle donne dichiara di voler ancora diventare genitore.

La distanza tra aspirazione e realtà è colmata, in buona parte, da barriere materiali. Il rapporto UNFPA, che ha raccolto risposte in 73 Paesi, respinge le narrazioni che attribuiscono il calo della fecondità all’egoismo o al femminismo, e punta il dito contro i vincoli economici: costi dell’abitazione, precarietà del lavoro, spese per l’istruzione e la sanità. In Indonesia, il viceministro per la Popolazione e lo Sviluppo Familiare, Isyana Bagoes Oka, ha descritto una generazione che «non vede più la vita familiare come una scelta facile da realizzare», schiacciata tra incertezza economica e difficoltà di conciliare carriera e cura. La stessa tensione attraversa l’Europa: in Italia, l’Osservatorio Ibdo Foundation segnala un raddoppio della prevalenza dell’obesità tra le donne di 18-34 anni, un dato che assume particolare rilievo perché tocca donne in età fertile e può condizionare la salute materna e quella delle future generazioni.

Accanto alle difficoltà economiche, si allunga l’ombra di fragilità sanitarie che complicano il percorso verso la genitorialità. Uno studio pubblicato su The Lancet prevede che i casi globali di infertilità femminile raggiungeranno gli 80 milioni entro il 2036, con un aumento dell’50% rispetto al 2023, concentrato soprattutto tra le donne di 35-39 anni. Il fenomeno, spiegano i ricercatori, è legato al rinvio della maternità e alla progressiva riduzione della riserva ovarica, ma nei Paesi in via di sviluppo l’accesso alle cure resta limitato dai costi. In Argentina, un’altra ricerca apparsa su The Lancet Regional Health – Americas lancia un allarme sul cancro al seno tra le under 45: la mortalità è in crescita dal 2010, e tra le cause ipotizzate figurano proprio la diminuzione delle gravidanze e dell’allattamento. Intanto in Indonesia, i dati del Ministero della Salute mostrano un aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili, con oltre 23mila casi di sifilide e 10mila di gonorrea nel 2024, mentre l’HIV colpisce circa 564mila persone, molte delle quali senza diagnosi o terapia.

In questo paesaggio complesso, la spinta a diventare genitori non scompare, ma si scontra con un orizzonte di attese e timori inediti. L’indagine argentina rivela che un giovane su quattro cita il contesto ambientale, sociale o politico come deterrente. Eppure, quando si chiede perché si desiderano figli, la risposta più frequente, in tutti i continenti, resta la gioia e la felicità che i bambini portano con sé. «I giovani portano un senso di speranza e una visione chiara per le loro famiglie e il loro futuro», ha detto Diene Keita, direttrice esecutiva dell’UNFPA, sottolineando che rimuovere le barriere finanziarie e sostenere l’autonomia delle persone permetterebbe loro di compiere scelte più libere.

Mentre i governi provano a rispondere – in Indonesia con lo sviluppo di un vaccino a mRNA contro la dengue, malattia che ogni anno colpisce 161mila persone, e in Italia con una rinnovata attenzione alla prevenzione dell’obesità infantile – resta l’immagine di Marina e di sua madre, sospese tra due modelli di realizzazione personale. Non più un destino obbligato, la genitorialità è diventata un crocevia dove si incontrano desiderio, condizioni materiali e la consapevolezza, a tratti spiazzante, che mettere al mondo un figlio è oggi, forse più di ieri, un atto di fiducia nel futuro.

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L'articolo utilizza un sondaggio di un'università privata per presentare il calo della genitorialità come un cambiamento volontario e basato sui valori, minimizzando i fattori economici o strutturali.

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L'articolo omette i vincoli economici evidenziati dal sondaggio ONU, come l'insicurezza finanziaria e l'occupazione instabile, che sono centrali nella cornice del blocco africano.

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Le difficoltà economiche, non il femminismo, impediscono ai giovani di formare una famiglia.

Meccanismocontronarrazione

L'articolo universalizza i risultati del sondaggio ONU per contrastare una narrazione comune, utilizzando dati autorevoli per spostare la colpa dai valori culturali alle strutture economiche.

Omissione

L'articolo omette le proiezioni mediche sull'infertilità del blocco del sud-est asiatico, che si concentrano sul declino biologico legato all'età piuttosto che sui fattori economici.

PragmatismoScetticismo
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L'infertilità globale aumenterà a causa del rinvio della maternità, un dato biologico inevitabile.

Meccanismonaturalizzazione

L'articolo presenta uno studio del Lancet come proiezione scientifica oggettiva, utilizzando numeri per depoliticizzare la questione e inquadrarla come conseguenza naturale dell'età, ignorando fattori sociali o economici.

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