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Giustizia e Dirittomercoledì 1 luglio 2026

Maduro citato in giudizio a New York: famiglie venezuelane invocano la legge statunitense contro le esecuzioni extragiudiziali

Una causa civile federale accusa l’ex presidente di aver ordinato omicidi di Stato tramite le FAES, mentre è già detenuto per narcotraffico.

Un’azione legale senza precedenti è stata depositata martedì presso la Corte distrettuale di Brooklyn, dove sei familiari di cinque giovani uccisi in Venezuela tra il 2017 e il 2020 hanno citato in giudizio l’ex presidente Nicolás Maduro. La denuncia, presentata sotto pseudonimo per timore di ritorsioni, accusa Maduro di aver diretto le Forze di Azioni Speciali (FAES) della polizia bolivariana in una campagna sistematica di esecuzioni extragiudiziali, torture e messinscena per simulare scontri a fuoco. I querelanti chiedono un risarcimento economico in base al Torture Victim Protection Act, una legge federale del 1991 che consente a cittadini stranieri di adire i tribunali statunitensi contro responsabili di tortura o omicidi di Stato commessi all’estero nell’esercizio di funzioni ufficiali.

Secondo la ricostruzione dei legali del Centro Guernica 37, che assistono le famiglie, gli agenti delle FAES irrompevano nelle abitazioni all’alba, vestiti di nero e a volto coperto, separavano gli uomini dai congiunti, li costringevano a inginocchiarsi e li giustiziavano, per poi depredare le case e fabbricare versioni di “resistenza all’autorità”. La causa cita rapporti delle Nazioni Unite, di Human Rights Watch e del Dipartimento di Stato americano per documentare un modus operandi che avrebbe causato almeno 1.300 vittime in tre anni. Le FAES, create nel 2017 ufficialmente per contrastare il narcotraffico, furono sciolte nel 2021 dopo le denunce di abusi, ma nell’ottica dei querelanti il loro impiego rispondeva a un disegno politico di controllo sociale e repressione del dissenso nei quartieri popolari.

La vicenda si innesta su un quadro giudiziario già complesso. Maduro si trova ristretto nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn dallo scorso gennaio, quando forze speciali statunitensi lo prelevarono a Caracas per consegnarlo alla giustizia federale con l’accusa di narcotraffico e associazione a delinquere. In quel procedimento penale, l’ex capo di Stato si è dichiarato non colpevole e si definisce “prigioniero di guerra”. La nuova azione civile apre un secondo fronte: secondo fonti vicine alla difesa, Maduro invocherà l’immunità come ex capo di Stato, una mossa che solleverà questioni delicate sul piano del diritto internazionale e sulla dottrina dell’immunità funzionale, già al centro di dibattiti nelle cancellerie europee e latinoamericane.

Per gli analisti latinoamericani, il caso rappresenta un tentativo raro di far valere la responsabilità individuale di un ex vertice di un regime autoritario davanti a una corte straniera, sfruttando la presenza fisica dell’imputato sul suolo americano. I familiari delle vittime sottolineano di non aver ottenuto giustizia in Venezuela, dove la magistratura – secondo la denuncia – avrebbe sistematicamente insabbiato le indagini. La causa civile, che si affianca alle inchieste della Missione internazionale indipendente delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani in Venezuela, attende ora la risposta formale della difesa e la decisione del giudice federale sulla richiesta di immunità. L’udienza preliminare non è ancora stata calendarizzata, ma il procedimento promette di riaccendere il dibattito sulla giurisdizione universale e sui limiti della sovranità statale.

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mercoledì 1 luglio 2026

Maduro citato in giudizio a New York: famiglie venezuelane invocano la legge statunitense contro le esecuzioni extragiudiziali

Una causa civile federale accusa l’ex presidente di aver ordinato omicidi di Stato tramite le FAES, mentre è già detenuto per narcotraffico.

Un’azione legale senza precedenti è stata depositata martedì presso la Corte distrettuale di Brooklyn, dove sei familiari di cinque giovani uccisi in Venezuela tra il 2017 e il 2020 hanno citato in giudizio l’ex presidente Nicolás Maduro. La denuncia, presentata sotto pseudonimo per timore di ritorsioni, accusa Maduro di aver diretto le Forze di Azioni Speciali (FAES) della polizia bolivariana in una campagna sistematica di esecuzioni extragiudiziali, torture e messinscena per simulare scontri a fuoco. I querelanti chiedono un risarcimento economico in base al Torture Victim Protection Act, una legge federale del 1991 che consente a cittadini stranieri di adire i tribunali statunitensi contro responsabili di tortura o omicidi di Stato commessi all’estero nell’esercizio di funzioni ufficiali.

Secondo la ricostruzione dei legali del Centro Guernica 37, che assistono le famiglie, gli agenti delle FAES irrompevano nelle abitazioni all’alba, vestiti di nero e a volto coperto, separavano gli uomini dai congiunti, li costringevano a inginocchiarsi e li giustiziavano, per poi depredare le case e fabbricare versioni di “resistenza all’autorità”. La causa cita rapporti delle Nazioni Unite, di Human Rights Watch e del Dipartimento di Stato americano per documentare un modus operandi che avrebbe causato almeno 1.300 vittime in tre anni. Le FAES, create nel 2017 ufficialmente per contrastare il narcotraffico, furono sciolte nel 2021 dopo le denunce di abusi, ma nell’ottica dei querelanti il loro impiego rispondeva a un disegno politico di controllo sociale e repressione del dissenso nei quartieri popolari.

La vicenda si innesta su un quadro giudiziario già complesso. Maduro si trova ristretto nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn dallo scorso gennaio, quando forze speciali statunitensi lo prelevarono a Caracas per consegnarlo alla giustizia federale con l’accusa di narcotraffico e associazione a delinquere. In quel procedimento penale, l’ex capo di Stato si è dichiarato non colpevole e si definisce “prigioniero di guerra”. La nuova azione civile apre un secondo fronte: secondo fonti vicine alla difesa, Maduro invocherà l’immunità come ex capo di Stato, una mossa che solleverà questioni delicate sul piano del diritto internazionale e sulla dottrina dell’immunità funzionale, già al centro di dibattiti nelle cancellerie europee e latinoamericane.

Per gli analisti latinoamericani, il caso rappresenta un tentativo raro di far valere la responsabilità individuale di un ex vertice di un regime autoritario davanti a una corte straniera, sfruttando la presenza fisica dell’imputato sul suolo americano. I familiari delle vittime sottolineano di non aver ottenuto giustizia in Venezuela, dove la magistratura – secondo la denuncia – avrebbe sistematicamente insabbiato le indagini. La causa civile, che si affianca alle inchieste della Missione internazionale indipendente delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani in Venezuela, attende ora la risposta formale della difesa e la decisione del giudice federale sulla richiesta di immunità. L’udienza preliminare non è ancora stata calendarizzata, ma il procedimento promette di riaccendere il dibattito sulla giurisdizione universale e sui limiti della sovranità statale.

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